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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2011

                     26/9/2011 - RESISTENZA FIORENTINA - 2

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(vedi Resistenza Fiorentina - 1)
In apertura di questo mio scritto accennavo all’atmosfera di tristizia dei nostri tempi, proprio per quella decadenza di senso delle istituzioni e della politica che ne pare una delle caratteristiche salienti. Si tratta di un quadro di vita pubblica che sembra giustificare un sentimento di sconforto e, nei momenti più bui, perfino arrivare a far apparire vano il sacrificio di tanti giovani di oltre sessant'anni fa, animati non da interessi individuali, ma dalla percezione del dovere verso la collettività. Infatti l’imperativo categorico di lottare per una società diversa, ispirata a canoni di libertà e di giustizia aveva spinto ragazzi e ragazze, uomini e donne a gettarsi con tutti loro stessi in una lotta impari contro l’esercito nazista e le strutture di uno Stato, come quello italiano, da una parte asservito ai disegni strategici della follia mussoliniana e dall'altra in vile fuga da se stesso alla volta di Brindisi per mettersi sotto l'ala protettrice alleata. Ecco che il comportamento di quei giovani di allora può rappresentare per i cittadini di oggi un alto insegnamento inerente due sfere, quelle della politica e della morale, che in senso antimachiavellico i componenti di Radio Cora e gli azionisti più in generale vedevano intimamente connesse.
Pertanto rileggere le pagine della Resistenza di matrice azionista, all’interno delle quali un capitolo fondamentale è rappresentato proprio dal contributo prezioso del gruppo di Radio Cora, può essere quanto mai opportuno. In esse infatti è possibile ritrovare una capacità d’impegno, una coerenza, una disponibilità al sacrificio - anche estremo -, un rigore morale ed intellettuale dai quali attingere le motivazioni ideali per cercare di avvicinare il nostro Paese a quel modello di Stato che la capacità di elaborazione politica degli azionisti aveva delineato e che eventi di storia nazionale ed internazionale, primo fra tutti la guerra fredda, hanno impedito che si realizzasse .
Per di più, in chiusura di un contributo storiografico in cui si propone una sia pur breve riflessione sui fatti di Radio Cora, una cenno richiede anche la questione della pacificazione e della comprensione nei confronti dei «ragazzi di Salò», che ha trovato sostenitori anche in ambienti eredi di una tradizione politicamente opposta rispetto a quella degli adepti della Repubblica sociale mussoliniana. Si tratta di una questione che ciclicamente ritorna agli onori della cronaca politica e che, se non adeguatamente affrontata, rischia di togliere al centro-sinistra ed a ancor di più alla sinistra la sinistra un elemento caratterizzante e coalizzante. E' parere di chi scrive che ferma e senza cedimenti deve essere la contrarietà nei riguardi di una simile prospettiva. E questo non per lo sterile gusto di mantenere aperte questioni dolorose e continuare ad alimentare odi e rancori che è quanto mai opportuno superare. La contrarietà a comprendere e giustificare la scelta dei repubblichini ha la sua radice prima nella consapevolezza che ciò potrebbe contribuire a far perdere la memoria storica di episodi valorosi ed illuminanti da un lato e ignobili e belluini dall’altro. L’eventualità che possa venir meno il ricordo di quei fatti e il peso delle responsabilità è un rischio che nessun Paese civile può permettersi di correre. Proprio per l’importanza che possono assumere per le giovani generazioni, esempi splendidi, ancorché cruenti, come quello di Radio Cora, devono essere preservati da qualunque tentativo di offuscamento. Non possiamo consentire che, complice il refrain di essere cose ormai appartenenti al passato, su quei fatti vengano spenti i lumi del giudizio storico e che alla fine, avvolti nel buio indistinto, bianchi, rossi e neri, come i celebri gatti dell'adagio popolare, diventino tutti «bigi». Vi sono poi ragioni meramente storiche contrarie allo stendere sugli eventi di quegli anni il velo della riconciliazione, perché con il pretesto del rispetto dei caduti di tutte le parti non si può mettere sullo stesso piano chi è morto combattendo in nome della libertà e della civiltà e chi invece lo ha fatto perché conquistato dai disegni strategici di schiacciare popoli e nazioni e soggiogarli, ricorrendo all’uso sistematico della strage.
Pertanto rivolgere l'obiettivo dell'analisi storica sui fatti legati ai caduti di Radio Cora significa prima di tutto fare un'operazione politico-culturale di grande rilievo perché volta a riconoscere il senso più profondo di una scelta che la storia ha dimostrato essere giusta. Infatti compiere un'opzione non facile - dati i gravi rischi ad essa connessi - a favore della libertà, della giustizia e della civiltà e contro l'oppressione, la prevaricazione e la barbarie ha consentito al nostro Paese di riacquistare dignità, nel contesto delle nazioni democratiche, in un momento in cui la classe dirigente dava esempi di pavidità e codardia. Ecco perché recuperare la memoria di tali eventi è fare cosa buona e opportuna, oltre che particolarmente utile; a maggior ragione se si ha presente la tristizia dei tempi odierni!