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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2011

                     26/9/2011 - TAV VALDISUSA 1

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Le Grandi Opere - Il conflitto sul TAV in Val di Susa

Dal nostro inviato a Chiomonte (Torino)


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uest’anno le vacanze in alta Val di Susa sono diverse dagli anni passati. Davanti alle cancellate di cemento e ferro che chiudono la strada dell’Avanà (nome del vino locale pregiato anche in Francia sin dal Settecento) e blindano l’area delle vigne a Chiomonte, ciò che più impressiona sono i grandi rotoli di filo spinato, gli stessi che male proteggevano gli Alpini in Afghanistan, fisicamente gli stessi uomini che ora sono qui a proteggere il “Fortino La Maddalena”, a difendere cioè un’area dove si vuole, dopo anni di discussioni e di decisioni politiche forzate, far partire i lavori propedeutici di una delle cosiddette Grandi Opere: il TAV/TAC Torino-Lyon. L’opera tanto decantata come indispensabile non tanto per ridurre di 20 minuti il viaggio passeggeri tra Torino e Lyon, ma per garantire un flusso delle merci previsto in crescita esponenziale nei prossimi anni.
Decisione presa esattamente vent’anni fa (il 7 agosto 1991 nasce TAV s.p.a.) da un certo Cirino Pomicino che ha inventato il modello TAV del General Contractor: affidare TUTTO l’iter, dal progetto preliminare sino al definitivo e alla costruzione a un unico gestore, con la garanzia della copertura delle spese da parte dello Stato, con relativo indebitamento da Banche e interessi dal 6,5% in su per i prossimi vent’anni, da gravare sul Bilancio dello Stato. Vi sono già decine di miliardi che pagheranno i nostri figli/nipoti per coprire il buco fatto dal TAV in Italia e costato mediamente 5/6 volte rispetto ai costi per opere simili in Europa.
Con queste premesse e con il traffico delle merci dalla Francia alla Val Susa in declino drammatico sia su Ferrovia che su TIR via Autostrade del Frejus e del Monte Bianco (meno 30% negli ultimi dieci anni), la politica ha deciso che invece il traffico merci aumenterà di 4 volte e quindi di continuare con il progetto LTF della Torino-Lyon che prevede un tunnel di 58 Km sotto le Alpi, sbocco a Susa, altro Tunnel di 12 Km sino a metà Valle e poi arrivo a Torino.
Il tutto con distruzione di habitat, falde acquifere, decine di case di abitazione ed edifici artigianali, con cantieri aperti per anni, ma in nome di un ipotetico, non dimostrabile futuro sviluppo della Regione Piemonte e dell’Italia! Le gallerie tanto agognate dai si TAV vengono definite una priorità ma, per i tempi di realizzazione, potrebbero (forse) essere pronte solo tra 35 anni. E i costi di gestione futura mai evidenziati nell’analisi costi-benefici: quanto costa tenere la temperatura interna al tunnel di 52Km attorno ai 32°C, dato che all’interno della montagna la temperatura è ben diversa.
Nonostante anni di discussione animate e opposizione della maggioranza della popolazione Valsusina a tale progetto giudicato inutile e dannoso, i Partiti al Governo e “Opposizione” hanno deciso di far vedere all’Europa che erano in grado di aprire il Cantiere al fine di ottenere un modesto finanziamento di circa 600 milioni di euro: l’UNICO che ci darà l’EUROPA su un costo a preventivo di 20 miliardi dei quali il 65% a carico dello Stato Italiano, cioè di nuovo ai nostri figli/nipoti (nonostante 2/3 della galleria di valico siano in Francia).
E così si è arrivati al blitz di fine giugno, dove l’area vicino al prossimo cantiere del tunnel geognostico è stata occupata militarmente con l’espulsione degli oppositori campeggiati in zona e con ruspe cingolate passate sopra un sito di un insediamento di tombe del neolitico (“ci sembravano pietre..”) e alle seguenti dimostrazioni di massa contro tale operazione e gli scontri, con le forze dell’ordine che, intimorite dalla massa di decine di migliaia di persone (famiglie intere con bimbi), per disperderne alcuni sparano lacrimogeni ad alzo zero contro il corteo e la reazione di altri che hanno risposto violenza con violenza. Da notare che l’area occupata NON è quella del futuro VERO cantiere (le cui aree non hanno ancora visto l’inizio delle pratiche di esproprio dei terreni privati): ma era l’unica accessibile dall’Autostrada e dovrebbe servire a dimostrare all’Europa che il Cantiere è iniziato e quindi accedere al finanziamento una tantum. Si comprende la volontà del Governo, in questi tempi, di mettere le mani su quel tesoretto; non si capisce l’atto delinquente di spendere 350 milioni per spostare i 4 Referendum sperando di non perderli. Siamo molto bravi nel gioco delle tre carte qui da noi; chissà se l’Europa ci casca nel puntare soldi su un finto inizio dei lavori. E tanto più non si comprende l’accanimento del PD locale e nazionale a insistere nell’opera e la pesante criminalizzazione portata avanti dai suoi dirigenti piemontesi contro i 23 Sindaci della Valle e del Presidente della Comunità Montana che sono CONTRARI al progetto.
E quindi gli scontri durati un mese per l’assedio all’area blindata in risposta alla violenza degli incendiari in doppio petto che sono i veri avvelenatori del clima sociale: sono quelli che invocano l’uso della forza, che insultano la cittadinanza della valle di Susa associandola a frange violente e isolate del Movimento, che delegittimano sistematicamente le Istituzioni disconoscendo il ruolo democraticamente sancito di rappresentanza del territorio al Presidente della Comunità Montana e ai Sindaci eletti due anni fa, che omettono le informazioni o le distorcono o ancora peggio le inventano, che rifiutano il confronto sui contenuti e sul merito dei problemi.
Chi si oppone all’opera è la maggioranza di un’intera popolazione di persone per bene e pacifiche, informate e preparate sui progetti e sui contenuti: i proiettili inviate ai parlamentari, le minacce di morte, la violenza, la cultura dell’inganno e della provocazione non appartengono alla gente della Valle di Susa.
Intanto continua il presidio all’area blindata e la protesta solitaria di chi sale su un albero a venti metri a digiunare e ci rimane due giorni sino a che Don Ciotti non viene dalla Sicilia a convincerlo a scendere, il 6 agosto scorso. Il pacifista No Tav arrampicandosi ha portato con sé chiunque abbia sufficiente sensibilità per non volgere lo sguardo altrove, per porsi domande su un modello economico e sociale logoro, per dire che è tempo di fermare, insieme al treno ad alta capacità, una corsa che ci sta portando verso il nulla e l’Italia verso il Default.
Si può obiettare che i locali siano contrari per puro egoismo ma le 150 Ragioni Contro la Torino - Lione raccolte in un documento di 65 pagine per il NO a un investimento pari a tre volte il Ponte di Messina, per far guadagnare un’ora ai passeggeri e senza alcuna utilità per il trasporto merci (treni merci a oltre 200 Km/ora?), sono tali che non si capisce davvero l’accanimento con il quale tutti i Partiti insistano sulla sua realizzazione.
Non può essere la semplice risposta “qualunquista” che TUTTI i Partiti hanno interessi economici ormai non più eludibili, visti gli impegni presi con i probabili “sponsor”!?!
Come è possibile eludere invece la presa di posizione di pochi giorni fa di ben 144 Presidi e Docenti delle maggiori Facoltà Universitarie Italiane (Torino, Genova, Napoli, Pisa, Padova, Salerno, Pavia, Urbino, Venezia, Firenze, Bologna) con la loro lettera al Presidente Napolitano che riportiamo in quanto riassume sinteticamente le ragioni di cui sopra?