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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2011

                     26/9/2011 - CRISI- RICCHI E POVERI

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DIAGNOSI E TERAPIA DELLA CRISI
ECONOMIA REALE E GIUSTIZIA SOCIALE
Di Marino Bianco

L
a crisi economica è certamente globale, ma naturalmente colpisce di più i Paesi più deboli, con minore crescita, e gli Stati che soffrono di un più elevato debito pubblico, ed in questi i ceti sociali meno abbienti con l'aumento del range tra ricchezza e povertà.
A mio modo di vedere, la genesi di tale congiuntura, epocale e non solo emergenziale, è da individuare nel progressivo prevalere, risalente nel tempo, della economia virtuale (i mercati finanziari, le borse, i relativi giochi e speculazioni, ai quali si è dedicata anche gran parte della media borghesia) sulla economia reale (produzione e scambio di beni e servizi).
A questo fattore di fondo, si sono giustapposte altre cause, che attengono certo alle dinamiche classiche di mercato, ma che non è fantapolitica ricondurre anche a scontri di sistemi e ad esercizi di insorgenti nuove forme di potere, nel mondo appunto - volenti o nolenti - ormai globalizzato.
Non credo, infatti, che si possa seriamente negare che nei colpi d'ariete contro i “debiti sovrani”, nella enfatizzazione dei deficit di bilancio e delle incapacità di ulteriore indebitamento pubblici, nel malessere e nei recenti tonfi dei mercati finanziari (ora anche degli USA, ma per quel che ci riguarda degli Stati europei, compresa l'Italia, ma non esclusi – come appariva – Germania, Francia ed Inghilterra) influiscano operazioni certamente speculative e d'assalto a largo raggio; e che non si debba ravvisare un attacco alla moneta unica europea (e, oggi, anche al dollaro fino a qualche tempo fa valuta cui si agganciavano altre monete e alla quale si riferivano le più significative operazioni di commercio internazionali).
C'è da riflettere attentamente anche sul ruolo delle agenzie di rating (gestite da ristrette oligarchie); i responsi delle quali immediatamente si ripercuotono e condizionano l'economia in tutto il mondo con effetto domino (si pensi che Standard & Poor's aveva consigliato l'acquisto delle azioni della Lehman Brothers fino al giorno prima del fallimento di questa banca, fallimento che ha costituito l'incipit emblematico della grande crisi).
Ma, invero, non in tutto il mondo: poiché tutto ciò avviene in parallelo all'indiscusso rafforzamento e alla crescente supremazia della economia asiatica (Cina, Corea). E va sottolineata la stabilità dell'economia russa.
Qualcuno prevede che, se dovesse continuare così, …..”La Cina è vicina”, cioè, potrebbe essa divenire la protagonista e la padrona del mercato mondiale (e, del resto, non si spiegherebbero, altrimenti se non per una soggezione economico-finanziaria, le tante timidezze di altre cosiddette potenze mondiali sul tema dei diritti civili ed umani apertamente violati in quel Paese!).
Qualcun altro ha detto, e non a torto, che per l'Europa e per gli Stati più duramente colpiti, si tratta di una nuova forma di belligeranza, di una condizione di guerra.
Allora, per resistere e passare alla controffensiva occorrono governi nazionali forti e decisi, anche a costo di impopolarità; e sopratutto grande coesione fra gli Stati coinvolti, nelle classi dirigenti dei singoli paesi con abbandono di posizioni strumentali (non un retorico patriottismo, ma un impegno comune nella ricerca delle soluzioni più efficaci e socialmente più utili): ogni singolo naufragio trascinerebbe a fondo tutti.
Sennonché, lo scenario non è affatto confortante né a livello europeo né per quanto riguarda l'Italia: le reazioni sono deboli in quanto persistono fazioni e faziosità.
Da noi, se la maggioranza governativa è incapace di manovre incisive, l'opposizione purtroppo non brilla di convincenti proposte alternative nei contenuti (la crisi finanziaria ha fatto crollare per la sinistra i miti di Zapatero e di Obama, nemmeno più menzionati) e diventa perciò poco credibile la richiesta meramente politica di un nuovo governo o di ritorni anticipato alle urne (oltretutto con la legge elettorale vigente).
Paradossalmente, la Cina e la Russia hanno forse il vantaggio di indiscusse guide dittatoriali, la prima, formalmente e istituzionalmente, la seconda, sostanzialmente: il mercato governato con il pugno di ferro e traguardando i soli interessi nazionali.
Mentre noi, in Europa, scontiamo la mancanza di una reale unità politica o almeno d'intenti convergenti dei componenti dell'UEO; e nel nostro Paese (ma anche in altri) la democrazia si immiserisce e si consuma in chiacchiere senza precisi progetti quando non in risse quotidiane (ad onta dei continui tentativi di moral suasion posti in essere dal Capo dello Stato).
Mi è parsa perfettamente descrittiva della nostra situazione una recente vignetta del Corriere della Sera: quelle del “passo indietro” di Berlusconi e del “passo avanti” di Bersani, tutti e due però sull'orlo del baratro qualunque movimento facciano!
Non sono un esperto di economia, e la mia analisi è da “orecchiante”; ma dalle recenti manovre finanziarie del Governo (pur positivamente apprezzate dalla Commissione Europea, e che hanno consentito l'intervento della BCE sui nostri BTP) ho riportato l'impressione che le stesse, con il loro tecnicismo (indubbiamente ci vuole anche esso), si siano mosse piuttosto in quel contesto di economia virtuale (rassicurare la Borsa, obbiettivo peraltro fino ad oggi non riuscito, salvo qualche sporadico “rimbalzo”), che non invece puntando sulla crescita, sulla maggiore produttività, sullo sviluppo e sulla competitività del nostro sistema economico, e cioè sugli interventi nella economia reale.
La terapia dovrebbe essere questa (e non si tratta di neokeynesianesimo!), altrimenti la prognosi non potrebbe essere positiva.
Verificheremo, senza posizioni pregiudiziali ed ispirate da interessi e scopi di parte, cosa succederà e cambierà con il programmato lavoro parlamentare in pieno agosto, con i nuovi incontri del Governo con le forze sociali, e quali saranno le preannunciate proposte nel mese di settembre non solo da parte del Governo ma di tutta la classe dirigente del nostro Paese.
Per dirla con Dante: “qui si parrà la sua (della classe dirigente) nobilitate!”.
Vorremmo guarire dallo scetticismo, e liberarci dal luogo comune che ...abbiamo la classe dirigente che ci meritiamo....; e, come socialisti, soprattutto vedere conseguito in ogni processo economico l'obbiettivo della giustizia sociale.
Marino BIANCO