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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2011

                     31/10/2011 - ASSISI -MARCIA DELLA PACE

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LA MARCIA DELLA PACE PERUGIA-ASSISI HA CINQUANT’ANNI


Sono passati cinquant’anni da quando si svolse la prima marcia della Pace Perugia- Assisi, era il 24 settembre 1961.
Anche noi partecipammo a questa prima marcia della Pace, insieme al Dr. Giannoni. Fu un avvenimento che è rimasto impresso dentro di noi, con i suoi valori.
Ma tornando alla Marcia che si è svolta lo scorso 25 settembre, pur non avendo avuto molta risonanza nei media, ha visto la partecipazione di oltre 200 mila cittadini di tutte le estrazioni sociali, dai laici ai cattolici, di giovani e anziani, sindacati, gruppi spontanei, parrocchie e aggregazioni politiche, istituzioni con sindaci e gonfaloni portati da vigili urbani, singoli marciatori, Anpi, No Tav, agricoltori, tutti animati solo da un desiderio di portare avanti i valori della pace e la fratellanza tra i popoli.
Portare avanti il messaggio di Aldo Capitini che organizzò la prima marcia da Perugia ad Assisi, il filosofo della non violenza e che dimostrò anche contro il pericolo nucleare. Nel libro Opposizione e liberazione Capitini descrisse l'esperienza della marcia:
«Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle noncollaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, è un grande risultato della Marcia».
A conclusione della manifestazione è stata presentata ed approvata una mozione finale di cui, di seguito, si riportano alcune parti:
Vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli.
Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi:
Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se
continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all’anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune. Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell’economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.
Terzo. La nonviolenza è per l’Italia, per l’Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d’ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.
Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.
Quinto. Non c’è pace senza una politica di pace e di giustizia. L’Italia, l’Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali……..
Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all’Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un’Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta.
G.C.