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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2011

                     31/10/2011 - Cinquant’anni fa

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Di Gabriele Parenti


Cinquant’anni fa, nel 1961, l’Italia stava vivendo il miracolo economico fondato su un rapido processo d’ industrializzazione. Per la prima volta il numero degli operai superava quello degli addetti all’agricoltura Tra il ’51 e il ’61 la popolazione residente nelle grandi città aumentò del 30%.
Nacque l’espressione “boom economico”; grazie ai sacrifici degli anni della ricostruzione si compiva quel decollo industriale che non era avvenuto nell’Italia dei muscoli, nell’Italia fascista.
Nel 1958 circolavano in Italia un milione di auto, nel 1961 due milioni e mezzo e sarebbero divenute 11 milioni all’inizio degli anni ‘70. Era triplicato il numero dei telefoni: da 2 milioni nel ‘56 a 6 milioni e mezzo, mentre i televisori passano da 2 a 10,3 milioni. Cambiò anche l’alimentazione. Il consumo di carne bovina passava dal 9,9 kg pro-capite nel 1958, a kg 25,2 nel 1970. Si affermava la scolarizzazione di massa E gli iscritti all’università, che erano 19.500 nel ‘51, divennero 618.000 nel ’70. Restavano, però, gli squilibri sociali; anzi, per certi versi, il boom li accentuò.
Sul piano politico, l’anno precedente aveva portato momenti di forte tensione. Lo sconcerto per i fatti di Genova e di Reggio Emilia convinse la Democrazia cristiana ad esplorare alla possibilità di associare i socialisti al governo: allo scopo di isolare i comunisti, ma anche per spostare l’asse della politica italiana. Ci vollero tre anni per varare il centro sinistra: parte della base democristiana era restìa al cambiamento e c’erano discussioni anche nel PSI.
In America, invece, il cambiamento avvenne al di là delle previsioni. L’elezione di John Kennedy alla Presidenza (8 novembre 1960) era stata considerata un rinnovamento generazionale. Il secondo mandato di Eisenhower era apparso privo di iniziativa. Un giovane energico poteva tener testa a Krusciov e dare nuovo slancio all’America.
Ma in aprile il nuovo Presidente affrontò una delle situazioni più drammatiche del suo mandato. In attuazione di piani predisposti, appoggiò il tentativo d’invasione di Cuba da parte degli esuli anticastristi. Quando lo sbarco alla Baia dei Porci fu respinto, di fronte al disastro militare e politico (Castro dichiarò Cuba “la prima Repubblica socialista dell’America”), Kennedy ebbe il merito di non ascoltare quanti chiedevano a gran voce l’intervento delle forze armate statunitensi. Andò incontro alle critiche ma evitò una guerra mondiale.
Nello stesso mese, il 12 aprile, Mosca annunciò che la Vostok 1 con bordo Yuri Gagarin stava orbitando attorno alla terra; il primo uomo nello spazio ottenne una popolarità eccezionale.
Intanto, il 27 maggio, l’Italia calcistica applaudiva la Fiorentina che conquistò la Coppa delle Coppe battendo i Rangers di Glasgow con reti di Milan e di Hamrin. Lo scudetto andò invece alla Juventus di Charles e Sivori; Arnaldo Pambianco vinse il Giro d’Italia Anquetil il Tour (al secondo posto Guido Carlesi) e Van Loy si sarebbe aggiudicato il campionato del mondo.
Ad agosto, una nuova crisi internazionale portò il mondo sull’orlo del baratro. Nel corso di una sola notte a Berlino la Germania Est recintò la propria zona con un muro di cemento. Era il Berliner Mauer, il “Muro”. Finì per essere considerato un fatto compiuto che sanciva i due blocchi contrapposti. Ma sono state oltre duecento le persone uccise nel tentativo di oltrepassare il Muro.
Oggi, camminando tra i gioiosi ristoranti di Postdarmer Platz sembra impossibile pensare che per quasi trent’anni la piazza fosse stata ridotta ad un desolato spiazzo di terra battuta una terra di nessuno, come appare nel film Il cielo sopra a Berlino.
Ma visitando le prigioni della Stasi nella ex Berlino Est ho ritrovato un’atmosfera cupa, opprimente: le celle e le sale degli interrogatori perfettamente conservate sembrano riportarti nel passato.
L’inquietudine scompare quando vedo la porta di Brandeburgo - non più sfregiata da blocchi di cemento – e l’Unter den Linden, un pensiero commosso e un ringraziamento vanno a Imre Nagy e a Salvador Allende, a Jan Palach e ad Oscar Arnulfo Romero, alle anonime vittime del Muro, a tutti quanti hanno visto i loro sogni morire all’alba.
Il 1961 vide anche mutamenti nel campo del costume. A Sanremo vinsero Luciano Tajoli e Betty Curtis con Al di là ma la canzone dell’anno fu 24mila baci di Adriano Celentano. Quell’anno uscirono ben 156 canzoni: da Legata ad un granello di sabbia a Le mille bolle blu a La ballata del Cerutti e Gian Pieretti cantava Il vento dell’est che diverrà un brano cult dei revivals. Intanto Peppino di Capri con Let’s twist again lanciava un nuovo ritmo destinato a grande fortuna. Memorabile la performance delle gemelle Kessler con Da-da-un-pa. Le loro gambe fecero scandalo (molti telespettatori telefonarono indignati) e la Rai le coprì con pesanti calzamaglie. Ma anche per la televisione nasceva una nuova era. Il secondo canale dette possibilità di scelta anche se all’interno di un determinato indirizzo culturale, quello dalla Rai del monopolio.
Il 1961 non fu uno di quegli anni che hanno segnato il cambio d’epoca come il fatidico 1968, il 1989 o il 2001. Fu un momento di transizione un anno in chiaroscuro: i segni del cambiamento erano ormai evidenti; nasceva la civiltà dei consumi ma vari aspetti del costume erano ancorati al passato. Al dinamismo economico, si contrapponeva un lento incedere della politica condizionata da fattori internazionali e da barriere ideologiche Ma l’elemento caratterizzante era l’idea di progresso, la convinzione che il domani sarebbe stato migliore. Era l’alba dei sogni infranti.