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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2011

                     31/10/2011 - L’ultimo volo.

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Un prezzo pagato caro per garantirsi l’amicizia libica.


Bologna Aeroporto Guglielmo Marconi, venerdì 27 giugno 1980. Nel pomeriggio un aereo della compagnia Itavia attende l’orario di partenza fissato per le ore 18,15 per compiere la tratta Bologna Palermo Punta Raisi.
Il veicolo, un DC 9 a cui viene assegnato il numero di identificazione IH 870, decollerà alle 20,08 con centotredici minuti di ritardo. Centotredici minuti fatali.
A bordo dell’aereo, oltre all’equipaggio, ci sono 81 persone, sessantatre adulti, tredici bambini, due dei quali neonati. Mentre il mezzo di trasporto ritenuto più sicuro percorre le autostrade del cielo, i suoi passeggeri si distraggono, chiacchierano, pensano forse alle loro paure. Quelle che normalmente passano per la vita. Il volo del DC9 intanto continua il suo percorso, così come continua la vita dei suoi passeggeri, ignari del loro crudele e feroce destino.
L’aereo viene seguito dalle varie torri di controllo, prima da Firenze Peretola poi da Roma Ciampino nei cui radar appare come un puntino, una luce, un led con 81 persone sopra: tutto fila liscio fino alle 21,00, fino a quando l’aereo sorvola il cosiddetto Punto Condor: mancavano circa 15 minuti all’arrivo. In quel momento dalla registrazione delle parole espresse nella cabina di guida si capisce che qualcosa appare agli occhi del comandante del DC9, l’uomo forse avvista qualcosa di inverosimile che ferma l’aereo e le persone a bordo.
Da quell’attimo negli abissi del Mar Tirreno trovano ospitalità 81 persone.
La scomparsa del veicolo avviene, infatti, nel mare fra le isole di Ponza e Ustica e l’incidente aereo verrà appunto definito come la “Strage di Ustica”. La tragedia viene inizialmente motivata da parte dell’Aereonautica Militare come un cedimento strutturale dell’aereo. Questa tesi è stata sostenuta ufficialmente per molto tempo, anche di fronte a fatti e testimonianze che col tempo andranno a disegnare uno scenario molto più inquietante. La verità è un’altra. Non c’è stato nessun cedimento strutturale, nessun incidente aereo, tantomeno nessuna bomba scoppiata a bordo. Il vero scenario sarà, invece, compiutamente descritto solo nel 1999 dal Giudice Rosario Priore, che nella sentenza-ordinanza, scriverà: "L’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto".
Una descrizione semplice ed esaustiva del quadro generale, ma che purtroppo non chiarisce i dettagli su "chi" provocò l'abbattimento dell'aereo, né sul "perché" dell'abbattimento.
Di questa mancata chiarezza sono stati accusati diversi esponenti dell'Aeronautica Militare Italiana, che avrebbero taciuto informazioni in loro possesso o ne avrebbero fornite altre - errate - alle autorità. Ed è proprio questa mancanza di informazioni ad aver impedito al Paese di conoscere la verità sulla strage di Ustica: chi ha abbattuto questo aereo civile nel corso di una battaglia aerea svoltasi nei nostri cieli senza che nessuno abbia mai dato una spiegazione?
A causa di questi depistaggi ed insabbiamenti non si è mai arrivati ad un processo nei confronti dei veri responsabili materiali della strage. Si è però giunti ad una istruttoria a carico di 4 generali dell'Aeronautica Militare sfociata in un procedimento conclusosi nel 2004 con una sentenza nella quale sono state confermate le accuse e lo scenario di guerra, che aveva in precedenza tracciato il giudice Priore nella sua ordinanza.
Il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica dell’epoca viene, infatti, incolpato di aver omesso di riferire alle autorità' politiche i risultati dell'analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino - conosciuti nell'immediatezza della tragedia - e di aver fornito informazioni errate, escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei militari nella caduta dell'aereo civile. Le autorità militari hanno quindi ostacolato la ricerca della verità, qualunque essa fosse.
Il 12 settembre 2011è stato fatto un altro passo avanti. Un giudice di Palermo pronuncia una sentenza storica “di elevato spessore civile”, che impone un risarcimento di 100 milioni di euro nei confronti dei parenti delle vittime della strage di Ustica, risarcimento che dovranno versare il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti. “I ministeri con la presente sentenza vengono, infatti, condannati al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dagli attori per la perdita dei loro congiunti, per avere concorso colposamente a provocare la caduta dell’aereo”. Finalmente viene legittimato il diritto alla verità dei parenti delle vittime, che per trent’anni hanno subito lo stillicidio di alterazioni di documenti, omissioni e segreti di Stato.
Secondo i giudici, quella notte non si sorvegliò il traffico aereo su un tratto denominato “Punto Condor”, in cui si svolgevano attività militari ufficiali ed ufficiose. Pare che ci fossero dei mig libici che, per operazioni di manutenzione, si recassero nei Balcani sorvolando la Calabria e che questi aerei non andassero a genio agli USA e alla Francia. Probabilmente, da parte di uno di questi aerei partì un missile che comportò la collisione con l’aereo civile DC9 dell’Itavia.
La verità certa purtroppo su questa strage ancora non c’è perché le rogatorie internazionali su questo caso non sono mai state accolte, inoltre, i ministeri coprirono la verità, forse a causa dei patti internazionali.
Le risposte su chi provocò e del perché sia successo le possiamo però trovare nelle parole rilasciate dal presidente del Consiglio dell’epoca Francesco Cossiga, che molte volte è stato ascoltato dalla Commissione stragi del Parlamento italiano, e che in un’intervista a Sky del 19/02/2008 rilasciò queste affermazioni:
“Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero presidente della Repubblica, informarono l’allora sottosegretario G. Amato e che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell’aereo. La tesi è che i francesi sapevano che sarebbe passato l’aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perché il Sismi… appresa l’informazione, lo avvisò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi questo lo sapevano, videro un aereo dall’altra parte di quello italiano che si nascose dietro per non farsi prendere dal radar. Patrizio Ulivieri