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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2011

                     31/10/2011 - ARMIAMOCI

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I tagli di Tremonti e le spese per il riarmo dell’Italia
Di Roberto Del Buffa

Fra le numerose polemiche contro i ripetuti interventi finanziari del nostro screditato governo, se n’è aggiunta una che induce a riflettere sui reali sprechi della spesa pubblica. Sono anni che, nel silenzio generale dei media, un nutrito gruppo di associazioni e organizzazioni non governative che operano nel campo della pace e della cooperazione internazionale protestano contro la scelta del Governo italiano di partecipare alla progettazione e alla costruzione di cacciabombardieri di nuova generazione, gli F35 JSF prodotti dall’americana Lockheed Martin. Il programma JSF (Joint Strike Fighter), elaborato per creare una nuova generazione di aerei da combattimento, mantenendo bassi i costi di sviluppo e produzione, fu sottoscritto dai governi di Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Turchia, Canada, Australia, Norvegia e Danimarca a partire dal 16 novembre 1996. Negli anni, con l'allungamento dei tempi di sviluppo, si è rivelato uno dei programmi di riarmo più onerosi cui abbia mai partecipato l’Italia, i cui costi iniziali sono così lievitati che, ancora prima di vedere un solo aereo realizzato, lo Stato italiano ha già speso oltre 1 miliardo di euro (471 milioni solo nella Legge di stabilità 2010)
Oltre ai dubbi sugli elevati costi di progetto si sono aggiunti quelli sui prezzi di acquisto e di manutenzione. Ancora non sappiamo quanto ci costeranno i 131 cacciabombardieri previsti, dei quali una sessantina dovrebbero essere nella versione a decollo corto e atterraggio verticale, che, come ha dovuto ammettere il Segretario alla Difesa americano, continua a dare problemi di collaudo.
Nel 2009 la campagna contro l’acquisto degli F35 ancora parlava di 14 miliardi di euro che avrebbero gravato sul bilancio del nostro Stato fino al 2026, adesso le stime, avanzate dal medesimo governo americano, parlano per l’Italia di una partecipazione di 17-18 miliardi, con un aumento che, notiamo a margine, è pari alla metà di tutti i tagli alla scuola e alla spesa sociale che stanno mettendo in ginocchio le famiglie italiane e rischiano di compromettere definitivamente la qualità della scuola pubblica. Ma che cosa se ne fa l’Italia di 131 cacciabombardieri? E l’Italia può affrontare un investimento di 17-18 miliardi, che si aggiungerebbe alla spesa annua per la difesa, che già ammonta a ben 27 miliardi di euro? Se 20-25 F35 servono ad armare le due portaerei italiane (della cui utilità per un paese che, per Costituzione, «ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali» ci sarebbe da discutere) e circa una quarantina sostituiranno velivoli già in dotazione all’Aereonautica militare, ce ne sono almeno sessanta che rientrano in un programma di riarmo francamente inaccettabile in questo periodo di grave crisi dei conti pubblici. Fra l’altro i tagli orizzontali ai bilanci dei ministeri si sono abbattuti anche su quello della difesa, ma il nostro ministro ha pensato bene di non intervenire sugli investimenti inutili come lo sviluppo di cacciabombardieri e spostare invece il taglio di spesa più consistente sui fondi che tecnicamente vengono chiamati “per l’esercizio”, che includono carburanti, ricambi, manutenzioni e addestramento. Ci saranno così riduzioni pesanti, forse del 20%, sulle ore di volo per addestramento e missione dei caccia attualmente in dotazione all’Aereonautica militare ed è presumibile che molti di essi rimarranno fermi negli hangar. Non trovate tutto questo un po’ contraddittorio con la politica di riarmo? Per giusta completezza: il progetto fu inizialmente sottoscritto da Romano Prodi e portato alle attuali dimensioni dal Governo D’Alema, è stato ancora difeso dall’allora Ministro della Difesa Parisi quando i primi problemi si stavano mettendo in mostra, infine è stato fatto proprio e sostenuto a spada tratta dall’attuale governo, con i ministri Frattini e La Russa in prima fila nel difenderlo dalla scure di Tremonti. Non si tratta certo della volontà di rispettare gli impegni presi (peraltro la Norvegia e recentemente l’Olanda si sono defilate dal programma JSF, mentre il premier Cameron ha già annunciato che la partecipazione britannica sarà rivista). Infatti lo stesso Frattini non ha battuto ciglio di fronte al dimezzamento delle spese per gli aiuti allo sviluppo e la cooperazione internazionale, che altri paesi, come Francia e Spagna, pur nelle difficoltà dell’attuale crisi, hanno invece saputo difendere, e ora dovrà spiegare ai partner internazionali perché l’Italia non rispetta neppure gli impegni già pubblicamente assunti. È noto che cooperazione e sicurezza internazionale sono due facce della stessa medaglia e investire in cooperazione significa anche investire in sicurezza internazionale, ma forse quest’ultima non è fra le priorità del governo, o almeno non quanto l’acquisto dei cacciabombardieri F35.
Roberto Del Buffa