adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2011

                     20/12/2011 - PASSATO E FUTURO 2

<<<

di Filippo Marranci

(Continua da PASSATO E FUTURO 1))
QUALE PASSATO? QUALE FUTURO?


Esibizioni di mestieri e mestieranti che gli stessi organizzatori dell’evento non si sognerebbero mai di fare? Gare in costume tra rioni, dove si ripetono, seppur senza violenza, confronti della forza fisica che alle tribù originarie servivano per la preparazione alla guerra? Forse la vergogna di essere stati materialmente poveri in confronto a un medioevo “tanto ricco”? Ed è la stessa vergogna che continuiamo a far sentire ai contadini di ieri e ai migranti di oggi? Che cosa significa recitare la parte dei contadini, dei fattori o dei padroni nelle rievocazioni delle battiture e delle vendemmie? Non sarà che ci fa troppo male ammettere di averla a suo tempo negata l’identità contadina, così da preferire la sua messa in scena per distanziarla definitivamente tra le cose morte, cioè innocue? Ed è per questo che celebriamo le battiture del grano a macchina come a sancire il momento del doloroso o anelato abbandono dell’agricoltura in favore della supremazia dell’industria? Perché non siamo stati capaci di tramandare nel futuro un’economia e una cultura della terra e del manufatto? Il revival della romanità segnò il Ventennio fascista, quello celtico sta segnando nel Settentrione il ventennio leghista e quello medievale o contadino, fenomeno tutto toscano e del Centro Italia, che cosa segnerà?
Le culture di tradizione orale di tutti i popoli condividono linguaggi diversi e specifici, necessari al fondamentale passaggio di generazione in generazione di quei valori riconosciuti come indispensabili al bene della vita, che devono quindi “resistere” nel percorso evolutivo e attraverso i cambiamenti sociali. Per questo in ogni tempo il passato da tramandare è quello dei propri vecchi, che porta con sé stratificati tutti i passati. Tra i principi vitali “resistenti” c’è il concetto che ogni uomo, oltre a possedere le conoscenze per la produzione di beni materiali come il cibo, debba essere e rimanere capace di esprimere beni culturali immateriali qualunque sia la sua condizione sociale. Ogni uomo deve poter fare e portare cultura, che è cosa ben diversa dal farne un quadretto riverniciato o un soprammobile ripulito. E’ evidente che questa filosofia si pone in netto contrasto con quella odierna, tutta “economica”, che delega l’espressione della cultura nel suo complesso esclusivamente alla professione intellettuale. In questo quadro chi può svolgere un’analisi critica di tali fenomeni? Il mondo accademico, la politica e l’amministrazione pubblica sono fra i complici responsabili dello stato di cose attuale. Per esempio, negli anni del tracollo della mezzadria, il P.C.I. fu troppo debole nel sostenere le istanze dei contadini, che non avrebbero lasciato i poderi se avessero potuto acquistarli o comunque migliorare le proprie condizioni di vita. La prospettiva di inurbamento di massa e il conseguente aumento della forza lavoro nelle fabbriche e nel pubblico impiego fu preferita, anche perché erroneamente considerata bacino sicuro di consenso. In realtà socialismo e comunismo avevano salde radici tra i contadini e le campagne si svuotarono a unico vantaggio dei possidenti, consentendo l’industrializzazione dell’agricoltura, la creazione della figura dell’operaio agricolo e la patrimonializzazione delle case sparse. Si fece il bene della comunità, o si lasciò che il sistema di valori tradizionale, elaborato localmente, fosse sostituito da un modello ideologico falsamente universale? Si pensò che le culture tradizionali fossero simbolo di arretratezza e perciò inutili alle “idee nuove”. Al progresso serviva campo libero per fondare la “nuova umanità”. In effetti circoli e appuntamenti progressisti, finché sono stati spazi e occasioni di aggregazione e confronto tra le persone, hanno dato un importante contributo di crescita, ma ora che faticano a ritrovare ed ospitare contenuti culturali o politici lasciano intravedere un vuoto che non era necessario e scontato creare. Sulla scorta del giudizio progressista in merito alla cultura contadina, che dal Dopoguerra in poi sta alla base di una generale istituzionalizzazione del suo patrimonio culturale, soprattutto materiale, la Toscana ha pensato di salvare il suo passato congelandolo in uno stato funzionale al suo utilizzo commerciale. Così facendo si è sentita e in larga parte si sente ancora al riparo dalla perdita d’identità, ma è ovvio che ciò che sta continuando a vendere non può più appartenerle e, salvo pochi casi, in questa regione si continua a perpetrare una sostituzione indotta del vissuto quotidiano tradizionale con una serie di icone, sotto forma di celebrazioni/rappresentazioni della vita che fu, che non lasciano possibilità d’espressione a coloro che resistono nel “portare” la tradizione. E’ un aspetto che in molti casi distingue la Toscana da altre aree regionali italiane e rischia di alimentare nei suoi abitanti una percezione distorta della propria realtà culturale, come un’entità “speciale” al di fuori del contesto nazionale e mediterraneo, che basta a se stessa, poco interessata a comunicare con gli altri e incapace di andare oltre lo stereotipo che si è cucita addosso. Trattandosi di cultura, quindi d’identità, bisognava forse adottare una gestione parsimoniosa finalizzata alla valorizzazione invece che alla speculazione... .
Mi rendo conto di proporre argomenti che necessitano di ulteriori approfondimenti, ma da questi temi potrebbe partire una riflessione, anche autocritica, delle amministrazioni pubbliche e dei partiti locali sul futuro della zona. Ho 39 anni, questa è la mia terra natia e voglio vivere qui, per cui inizio a sentire l’urgenza di una risposta a questa domanda: la Val di Sieve cosa sarà domani? Una periferia della città condannata al pendolarismo cronico, terra di nessuno o al limite area di servizio alla metropoli fiorentina e pratese dove impiantare superstrade, autostrade, mega-inceneritori, industrie, centri commerciali e così via? Oppure una terra con un nome, abitata da persone e comunità con molteplici identità, un’economia della collina e della montagna rinnovate, un artigianato vero, insomma una terra con un progetto reale per il futuro che nasce dalla coscienza del proprio passato e delle risorse umane, naturali e culturali di cui dispone ?