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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2011

                     22/12/2011 - SORELLA BANDIERA

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Una sorella Bandiera di nome "Leopolda"


I
più anziani ricorderanno che, qualche lustro fa, sulla tv italiana si esibivano tre corpulente signore, le sorelle Bandiera, che cantavano una canzoncina dandosi decisi colpi di fianco intonando: “fatti più in là…”. L’episodio ci è tornato alla mente vedendo quanto avviene nel Pd, in questi giorni alle prese con il duello che il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha ingaggiato con il segretario Pierluigi Bersani in nome di un farsi più in là molto esteso in quanto dovuto a una generazione che chiede a una più anziana di andare a casa. In questo caso, invece delle sorelle Bandiera, sarebbe più opportuno parlare dei fratelli Derege anche se Walter Chiari e Carlo Campanini erano ben più simpatici dei due contendenti, frutto entrambi delle primarie.
Quanto è avvenuto a Firenze e su cui si sta scervellando un esercito di commentatori non ci è sembrato di particolare rilevanza, al di là del fatto in sé che ha aperto un conflitto non sanabile. Ambientazione americanista – mancava solo qualcuno con le bretelle alla Larry King – populismo, radicalismo, rampantismo, partecipazionismo, confusionismo economico, demagogia sociale compassionevole, ma anche una sapiente capacità nel gestire la comunicazione. Tutto questo ha tenuto il campo alla Leopolda facendola da padrona. Se, tra i tanti invitati, lo fosse stata anche la politica forse l’occasione poteva essere più interessante.
La politica, però, non ci poteva essere e il promotore ha promesso ben cento proposte; assai di più di quanto Winston Churchill promise al suo popolo nello scendere in campo contro i tedeschi. La cosa è ininfluente poiché non era la politica ciò che interessava ai già rottamatori e che oggi sarebbe più opportuno definire “belligeranti”, quanto investire sul dato anagrafico per conquistare il partito nella speranza, un domani, di fare lo stesso con il governo. Un senso della politica ridotto al solo dato anagrafico e a battute talora insipide e pure un po’ irrispettose, come se essere nati prima di altri sia una colpa, un handicap e non un qualcosa di naturale. Ma perché Renzi, e compagnia cantando, visto che l’Italia ha un presidente della repubblica nato nel 1926 non propone che per poterlo diventare in futuro non si debbano avere più di 45 anni? Oppure anche questa soglia è troppo alta? Forziamo la questione perché è giusto che la politica si rinnovi e, con essa, la classe politica, ma ciò avviene nel confronto delle idee; in assenza di queste e della politica tutto si riduce a un dato di età; se seguita così è pensabile che il Pd per le prossime primarie allestisca i seggi negli uffici dell’anagrafe.
Bersani ha risposto con imbarazzante fermezza, fermo restando che neppure lui riesce a far esprimere al proprio partito una linea politica e come un pendolo – Foucault non se ne abbia – oscilla tra Vendola e Casini non sapendo quale linea strategica lanciare. La verità è che il tutto ci sembra oramai sul viale del tramonto; la mancanza di profilo identitario e di reale fusione tra chi veniva da una parte e chi da un’altra – una carenza che non potevano certo surrogare le primarie i cui inventori, tra l’altro, sono state le prime vittime – sta producendo quanto non era difficile prevedere; ossia uno scontro che non ammette mediazioni poiché non è che si chiede, da parte dei belligeranti-rottamatori, un congresso per misurarsi sulle idee – tra l’altro esso si è tenuto di recente e il partito ha già cambiato tre segretari - ma solo di far valere le carte di identità con la volontà di volere prendere, in ragione dell’età trasmutata in ragione politica, il controllo piano del partito. Lo scontro è lacerante poiché, senza politica, nulla è mediabile e la ricerca del potere, come sappiamo, non lo è. In questo il Pd sconta se stesso: nato per prendere il governo ha innescato al proprio interno una dinamica coerente; tutto il resto, per dirla con la canzone di Califano, è noia!
Solo che qui è in ballo l’Italia e la democrazia repubblicana nonché l’offesa viscerale apportata a entrambe da Silvio Berlusconi; ma tutto questo sembra contare poco nella dimensione del governissimo a base anagrafica cui si contrappone quello a base confusa.
Altro che nuovo che avanza; è solo l’Italia che arretra a passi veloci, dal piglio giovanile nonostante abbia compiuto da poco 150 anni.
Paolo Bagnoli