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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2011

                     22/12/2011 - INDIGNATI

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Le botte le hanno prese proprio tutti. Dagli operai costretti a fare i turni per portare salari al limite della decenza, ai terremotati abruzzesi incerti del futuro, dai pastori sardi costretti a vendere le loro pecore pur di mangiare, ai precari della scuola.
Molte manifestazioni svoltesi a Roma negli ultimi mesi si sono purtroppo concluse al pronto soccorso, nonostante che ognuno dei manifestanti avesse un giusto principio da rivendicare.
Quanto avvenuto nella capitale il 15 ottobre scorso, in particolare, rimarrà nelle nostre memorie. Non tanto per gli episodi violenti, che dimostrano come una pacifica manifestazione possa essere rovinata da teppisti con basso livello di spessore culturale e da forze di polizia impreparate, quanto perché quell’evento ha, di fatto, dimostrato e materializzato a tutti gli italiani un’importante protesta sociale, che esula dalla politica.
Una protesta sostenuta da un movimento eterogeneo, il movimento degli “indignati”, gente comune, non violenta, uomini che lavorano nelle fabbriche, studenti, salariati e pensionati, persone che non hanno avuto la fortuna di trovarlo il lavoro (o da chi ha avuto la sfortuna di perderlo, talvolta per colpa di altri), lavoratori che dopo aver sempre versato le tasse in base ai loro redditi fissi, non vogliono pagare una crisi creata da altri.
Questi sono i veri indignati e non sono black bloc, non sono né di destra né di sinistra, sono apolitici ma non apatici. Sono solo Persone con la “p” maiuscola, uomini e donne con un elevato senso civico abituate al sacrificio, innamorati dell’intero mondo, uomini e donne che protestano con forza ma che saprebbero anche accettare un dignitoso compromesso nella guerra che vede contrapposti una minoranza di ricchi ed un sempre più alto numero di poveri. Questo movimento racchiude in sé persone disperate, e tradite dalla politica, che non vogliono più inganni, che non intendono più subire torti, che chiedono una più equa ridistribuzione del reddito, senza dover essere ancora vessati ed umiliati.
Sono persone il cui status sociale è compromesso dal perdurare della crisi. Si tratta di studenti senza prospettive di lavoro, di milioni di pensionati al minimo, di operai in cassa integrazione, di dipendenti di imprese in perenni stato di crisi. Per questa moltitudine di individui la capacità di risparmiare oggi, dopo aver sopportato per anni la crisi, è ai minimi. Consumano sempre meno e spesso devono intaccare il patrimonio pur di mantenere lo stesso tenore di vita, pur sempre austero.
E’ un movimento che rappresenta la decadenza delle famiglie normali, quelle di ceto medio basso, quelle a cui oltre alle fatiche quotidiane si è aggiunta anche una nuova preoccupazione: sono in pericolo dei principi democratici fondamentali. Si tratta dei diritti acquisiti come la pensione, che non sarà più indicizzata al costo della vita, del rinnovo del contratto di lavoro, che diventa un rebus e che non terrà più conto degli effetti dell’inflazione e degli aumenti dell’iva, del lavoro, che sarà sempre più atipico flessibile e quasi mai stabile al punto tale che difficilmente darà sicurezza.
E’ così importante capire quali siano le ragioni che hanno prodotto un simile stato di cose. Questi primi anni del ventesimo secolo, infatti, si sono caratterizzati per una conformazione della società civile poco coesa, frutto dell’affermazione del potente mondo finanziario, che ha sempre preso più spazio alla politica e che ha avuto maggiore influenza nella guida dei paesi. Il risultato è stato l’aumento dei tagli alle politiche d’investimento nel campo sociale oppure ai finanziamenti per la ricerca scientifica perché considerate un freno per la finanza liberista. Sono così venuti meno progetti per potenziare il settore scolastico, per dare sostegno alle famiglie, e per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
Intanto le spese militari aumentavano, nel frattempo i governi hanno cercato di aiutare le banche finanziando i grandi capitali, favorendo fantomatici scudi fiscali e omettendo l’evasione (per contrastare davvero l’evasione, c’è una strada semplice: abbassare a 100 euro e non a 2500 euro il limite massimo per sfuggire alla rintracciabilità). Per non parlare dei mai applicati tagli dei costi della politica, tagli dei privilegi, alle patrimoniali, alle pensioni d’oro.
Adesso è lecito e doveroso scendere in piazza per dire ”basta” a questa gestione, perché nulla viene chiesto ai responsabili della crisi, che con la loro gestione “criminale” stanno obbligando uno stato a dichiarare fallimento. Mi riferisco ai politici, ai loro portaborse e giullari, agli amministratori ai banchieri ai grandi capitali in generale. A queste categorie di persone dovrebbe essere chiaro che nella società di oggi oramai si può raggranellare davvero poco. Le forze, i soldi sono da tempo concentrati nelle mani di pochi che per la loro grande quantità di denari in loro possesso hanno anche il potere, arrogante, di rifiutarsi di contribuire al risanamento dei conti pubblici.
Il dado è davvero lanciato, l’auspicio è che ci porti un tempo capace di far sognare le future generazioni.
Patrizio Ulivieri