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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2011

                     22/12/2011 - ETICA POLITICA

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Sembrerebbe conclusa una stagione politica, caratterizzata dall'impoverimento della politica stessa, ridotta a tatticismi, a giochi di parte, a esercizi e scontri di mero potere, carente invece di serio confronto sui contenuti (e non su mere enunciazioni e slogan), nonostante i gravissimi problemi congiunturali e strutturali che da tempo attanagliano il nostro Paese, l'Europa ed il mondo
Da noi, per anni, il berlusconismo e l'antiberlusconismo hanno sostituito il dibattito sulle idee e sui progetti, impedito il configurarsi di reali e sostanziali alternative di governo (così come, oltretutto, richiederebbe il sia pure imperfetto sistema maggioritario e pretesamente bipolare).
Ora, che appunto sembrerebbe aperta una nuova stagione, e ciò dopo – si sostiene – un cosiddetto “passo indietro” dei partiti parlamentari (e un discutibile congelamento del loro ruolo a favore della “tecnica”), ma con segnali che denunciano preoccupanti e permanenti postumi della stagione precedente, è necessario superare quanto prima il degrado cui è pervenuta la politica, e battersi per ripristinarne l'etica: che si sostanzia nella dedizione (anche se in fisiologica dialettica con chi la pensi diversamente) al bene della polis (della comunità, della società) e non al perseguimento di interessi di fazione se non addirittura privati, nel contatto continuo con la gente, per comprenderne le necessità e per convincerla che le idee ed i programmi che si propongono, precisamente definiti, valgono per la soluzione dei problemi.
L'etica della politica deriva dalla cultura della cittadinanza (essere “civis”, cittadino) e questa dal senso dello Stato (della “res publica”), che segnatamente, l'una e l'altra, dovrebbero contraddistinguere coloro che, per delega popolare, ci rappresentano nelle istituzioni, e quelli che, dalle istituzioni, sono nominati a dirigere (la cosiddetta “governance”) gli Enti strutturali della nostra organizzazione sociale e della nostra economia.
Purtroppo, fino ad oggi, sono più che numerosi gli esempi di un sistematico e trasversale conflitto di interessi con l'etica della politica, di comportamenti personali che fanno percepire che la politica finisca con risolversi in mestiere ed in occasioni (e comitati) di affari che niente hanno a che vedere con il dovere del “civis” e con gli interessi della “res publica”.
Queste le indiscutibili cause della “antipolitica” e della più recente “indignazione”, molto spesso irresponsabilmente fomentate e strumentalizzate.
I principi dell'etica della politica (da non confondere con la morale tradizionale, che – come si è visto – è spesso consistita nel “moralismo”, nella ipocrisia, talvolta ammantata da una mistificata “ragion di stato”, e nella imbiancatura di sepolcri) devono essere: la laicità, la libertà, la giustizia sociale; questa intesa non soltanto quale doverosa protezione ed assistenza dei deboli (la rivoluzionaria “fraternitè”), bensì quale attenzione ai meriti e ai bisogni (così storicizzato e modernizzato il concetto della rivoluzionaria “egalité”), assumendo come centro di interesse e di tutela la persona, con lo Stato garante della attuazione di questi principi (i cosiddetti “diritti pretensivi” della nostra Costituzione).
Il lavoro deve essere anche esso al centro dell'etica della politica, poiché attraverso il lavoro si conseguono la libertà della persona dal bisogno e la giustizia sociale: esso rappresenta, inoltre, l'unico parametro per la valutazione del merito e l'unico mezzo per l'affermazione della dignità dell'individuo nella società.
Perciò, il sistema economico deve garantire il lavoro per tutti.
La crisi economica che stiamo subendo e soffrendo trova la propria genesi nel progressivo prevalere della economia virtuale sull'economia reale, nell'aver messo al centro il mercato e la tutela dello stesso, nel “mercatismo” soprattutto finanziario (banche e borse) rispetto alla produzione di beni e di servizi ed alla centralità del lavoro.
Oggi, è l'economia che condiziona e governa la politica, questa timorosa di fronteggiare la prima; per contro, bisogna costituire un sistema in cui, nell'interesse di tutti, la politica non subordini ma regoli l'economia, affinché questa, pur nella libertà di intrapresa economica, consegua quegli obbiettivi che sono sanciti, ad esempio, nell'art. 41 della nostra Carta Costituzionale.
Si è detto che anche la laicità è principio fondante, in buona misura abbandonato negli ultimi tempi, dell'etica della politica: lo Stato, doverosamente aperto al dialogo ed al rispetto di tutti i culti religiosi, deve riappropriarsi di una piena autonomia ed indipendenza rispetto ad essi ed in particolare della Chiesa cattolica, e riaffermare la netta distinzione tra il “civis” ed il “fidelis”: il laico e lo Stato laico non possono accettare soluzioni “assolutistiche” e considerare “relativismo” ciò che invece deve definirsi libertà della persona ed autodeterminazione individuale, legittime e da garantire quando non conflittino con un giusto ordine sociale e con la libertà e la autodeterminazione degli altri.
Infine, il ritorno all'etica della politica postula, per il nostro Paese, un superamento dell'attuale classe dirigente, nella quasi totalità e a tutti i livelli non all'altezza, per capacità competenze e credibilità, delle grandi sfide che problemi interni e mondiali (appunto: la “globalizzazione”) propongono.
Il ricambio anche generazionale si impone, non attraverso messianiche discese in campo di improbabili, improvvisati e non trasparenti salvatori della patria (basta con il “leaderismo” che sfoci nel “populismo”), ma con l'autoriforma dei partiti e con le riforme istituzionali, che consentano l'effettiva selezione, non affidata alle anacronistiche nomenclature ma ai cittadini e al corpo elettorale, delle guide politiche e dei rappresentanti nelle istituzioni e negli enti.
Si impone una riforma elettorale, che assicuri reale partecipazione e pluralismo delle componenti politiche più significative e la scelta libera dell'elettore (con i criteri della “etica della politica”: disinteresse personale, voglia di fare per gli altri, merito, capacità, onestà, coraggio ed anche stile di vita).
Marino BIANCO