adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2012

                     8/3/2012 - “Risorgimento Italiano” 2

<<<

GIORGIO SPINI
Risorgimento e nazionalismo
Qualche digressione meritano gli sviluppi successivi al Risorgimento.
Il Risorgimento era la realizzazione dei principi di libertà tramite l’affermazione del principio di nazionalità e, viceversa, l’affermazione di quest’ultimo in modo consustanziale alla lotta per la libertà.
Vi è nel Risorgimento un filone liberale, che porterà poi a Giovanni Giolitti sul piano politico e, sul piano culturale a Benedetto Croce (ministro dell’istruzione nell’ultimo governo del primo). Sarà il protagonista di quella che, con Giorgio Spini e i suoi colleghi storici, possiamo definire l’Italia Liberale. Vi è poi in incubazione nel Risorgimento il filone socialista: Garibaldi stesso vede nel socialismo il sole dell’avvenire, e un garibaldino, Osvaldo Gnocchi Viani, sarà il fondatore delle prime Camere (le chiamavano Borse) del Lavoro.
Per Giuseppe Mazzini, le nazioni, una volta costituite e liberate dovevano diventare sorelle. Garibaldi sarà il copresidente insieme a Victor Hugo e a John Stuart Mill della “Lega per la Pace e la Libertà” costituitasi a Ginevra nel 1867. Sono gli incunaboli dell’europeismo.
Certamente, poi, il nazionalismo in sé e per sé non era presente nel filone cattolico della vita politica e sociale italiana del tempo.
Affermazione delle nazionalità quindi non significava nazionalismo.
Ma allora dov’è che questi principi di nazionalità e di libertà divergono per poi divorziare clamorosamente col ventennio del regime fascista? Direi che cominciano a divergere nell’impatto con il colonialismo. Il nazionalismo italiano della prima parte del novecento che contesta Giolitti ha proprio questo imprinting: basta con l’ aspettare il miglioramento delle condizioni dei lavoratori italiani dal lento e graduale affermarsi del sole dell’avvenire socialista; facciamo come le altre potenze coloniali: conquistiamo dei paesi più arretrati e qui potremo dare soddisfazione alle attese delle masse dei lavoratori disoccupati. Così si esprimeva l’antico socialista Giovanni Pascoli nel discorso La grande proletaria si è mossa del 1911 alla vigilia della guerra di Libia. Da una concezione siffatta si passa poi allo scontro e al desiderio di prevalenza sulle altre nazioni europee, alla “vittoria mutilata” della I guerra mondiale, le cui gravissime conseguenze sociali, economiche e culturali non risultarono gestibili dall’Italia liberale, mentre socialisti e popolari non furono in grado di costruire un’alternativa e venne il fascismo. Ma il Risorgimento, nella sua dimensione più autentica, è libertà e non oppressione, è affermazione dell’indipendenza delle nazioni, non è nazionalismo.

Il Cento cinquantenario. Per un nuovo Risorgimento.
Il clima in cui è cominciato questo cento cinquantenario è diverso di quello che abbiamo vissuto al tempo del centenario del 1961. Ero un ragazzo, ma potevo percepire un clima di soddisfazione e di ottimismo, pur nei problemi e nelle difficoltà di quel periodo, che oggi non è percepibile, anche per il contesto internazionale più generale in cui viviamo. Ma proprio per questo non dobbiamo indebolire od offuscare i punti di riferimento solidi come quelli che possono venire dal Risorgimento italiano, cioè dall’opera compiuta dalle generazioni precedenti alle nostre. Dobbiamo saperne vedere i limiti e i problemi irrisolti, non distruggere quello che abbiamo costruito.
Dobbiamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, se questa ricorrenza ha potuto assumere tutto il suo significato e se i tentativi di obnubilarne la portata sono state di fatto travolti. Vi è stato un risveglio di impegno e di partecipazione. Le cittadine e i cittadini italiani hanno fatto sventolare il tricolore. La Chiesa Cattolica italiana, che dal 1849 in poi si era trovata dalla parte opposta del processo del Risorgimento, e che già aveva definito con Giovanni XXIII e Paolo VI “provvidenziale” la perdita del potere temporale, ha dichiarato, con il card. Bagnasco, “irreversibile” il processo di unità nazionale e il Papa Benedetto XVI ha inviato un suo messaggio celebrativo. I protestanti e gli ebrei, per parte loro, hanno sottolineato che debbono al Risorgimento la libertà religiosa e la piena fruizione dei diritti civili nel nostro paese.
D’altro canto, c’è un elemento storico di lunga durata di cui dobbiamo tener conto ed è che la nostra unità nazionale è venuta alcuni secoli dopo la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna. È un fatto che paghiamo, a ben vedere, ancora oggi. Diverso, come si è visto, è il caso della Germania che la sua unità l’ha raggiunta in parallelo a noi nel 1870 (e l’ha poi persa dopo la II guerra mondiale voluta dal nazismo per poi riaverla nel 1989 dopo la caduta del muro di Berlino e del sistema sovietico).
Questo ritardo spiega le debolezze della costruzione dell’unità nazionale e come gli uomini del Risorgimento abbiano ritenuto di affrontarle con la costruzione di uno stato unitario fortemente accentrato. Le pagine sul periodo 1861-70 del testo di Giorgio Spini, sono –¬ il lettore se ne renderà conto – molto critiche. Posso testimoniare anche qui che quando, bambino, chiesi al mio Babbo, cioè a Giorgio Spini, chi considerasse il più grande tra i quattro grandi del Risorgimento, Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II, egli mi rispose: nessun dei quattro, ma un quinto, Carlo Cattaneo e in questo direi che era stato preveggente. Certo il federalismo di Cattaneo era un federalismo inequivocabilmente democratico, un federalismo che non a caso piaceva a un meridionalista come Gaetano Salvemini.
Negli anni sessanta del novecento, quelli del centenario e del boom economico, si cercò di affrontare con una politica di riforme gli squilibri territoriali, settoriali e sociali del nostro paese, ma, nonostante tanti progressi, non ce la facemmo a superare il divario Nord-Sud.
Oggi, il recente rapporto della Svimez ci denuncia che lo squilibrio Nord–Sud in questi ultimi dieci anni si è accentuato. Una situazione che, certo, non può protrarsi in questi termini senza accentuare squilibri e disfunzioni molto pericolose. E allora? Bisogna dichiarare il fallimento dell’impresa che cento cinquanta anni fa costò agli italiani morti, galere, sacrifici di tutti i generi per conseguirla? Questi brani del libro di testo di Giorgio Spini ci dimostrano quanto sarebbe antistorico e irrealistico porsi in una condizione del genere.
Lo stesso Giorgio Spini si sentì animato da analoghi ideali nel partecipare alla Guerra di Liberazione, così come tanti giovani decisero di prendere parte alla Resistenza per l’Italia, un’Italia unita, libera e democratica, non certamente solo per questa o quella delle sue regioni.
Più recentemente il coraggio e il sacrificio dei siciliani Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pio La Torre e tanti altri ci ha indicato la via della riscossa nello stesso Mezzogiorno contro la criminalità organizzata, che costituisce la vera palla al piede dello sviluppo economico, sociale e culturale del Sud.
Dobbiamo allora affrontare e risolvere questo stato di cose con un disegno unitario di crescita del paese, unica condizione per dare a ciascuno degli attori in gioco da un lato delle opportunità e dall’altro delle responsabilità. Non basta quindi commemorare il Risorgimento, ma bisogna invitare a un “Nuovo Risorgimento”. È un “Nuovo Risorgimento” quello per cui all’inizio del secondo decennio di questo XXI secolo, di questo terzo millennio ricordiamo il 150esimo dell’unità d’Italia. Un risorgimento etico, morale, innanzitutto, un Risorgimento politico, che dia una nuova coesione al nostro paese. Un risorgimento economico e sociale, che dia ai giovani nuove speranze e nuova fiducia nel percorso di vita che potranno affrontare. È per tali obiettivi che dobbiamo batterci se vogliamo rimanere fedeli allo spirito e agli ideali del Risorgimento italiano.