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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2012

                     8/3/2012 - RISORGIMENTO ITALIANO 1

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GIORGIO SPINI
“Risorgimento Italiano”
a cura di Maria Ida Germontani e Valdo Spini


Prefazione
di Valdo Spini

Perché questa ristampa
Quando Maria Ida Germontani mi ha proposto la ristampa di alcuni capitoli, più propriamente dedicati al Risorgimento, del Disegno Storico della Civiltà, l’antico libro di testo di storia per i licei di mio padre, Giorgio Spini, il primo moto è stato di scetticismo. Vale la pena di “ripescare” dal suo contesto un libro scritto, più che tanti anni fa, soprattutto in un’epoca che sembra così lontana dall’attuale? Non ci sarebbe stato il pericolo di decontestualizzarlo e quindi in qualche modo di svilirlo?
Poi, via via che rileggevo il testo e più mi sono accorto della sua freschezza e della sua attualità. Qual è il segreto di questa freschezza e di questa attualità? Direi che sta nella collocazione delle vicende del Risorgimento italiano nel contesto europeo (e anche internazionale). Il capitolo su “ I rivolgimenti europei del 1848-49” comincia con l’insurrezione di Parigi e si snoda via via per tutta Europa fino al 1949 e alla caduta della Repubblica di Venezia. Dimostra cioè che il Risorgimento italiano è stato parte di una più generale storia europea alla quale non si poteva, sia pure nel nostro modo peculiare, non partecipare. E ciò pone lo stesso Risorgimento italiano al di sopra di quelle polemiche provinciali che hanno contraddistinto amaramente taluni aspetti del dibattito svoltosi intorno al centocinquantesimo dell’unità nazionale, come se il nostro popolo avesse potuto stare fermo e non partecipare al più generale moto che intendeva affermare insieme nazionalità e libertà.
Naturalmente in questo giocava uno dei lati della personalità di Giorgio Spini, cioè la sua fede cristiana evangelica, che gli consentiva una conoscenza non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa protestante in un modo difficilmente presente in altri storici, cattolici o laici che questi fossero.
Basta leggere un altro dei libri di Giorgio Spini, Risorgimento e Protestanti, in cui l’atto di nascita del Risorgimento italiano era individuato nel momento in cui si supera la concezione napoleonica della conquista degli stati, e si passa all’idea della libertà e dell’indipendenza delle nazioni come sinonimo e garanzia di libertà e dignità dei loro popoli.
In questo senso agli italiani la via del Risorgimento agli inizi dell’ottocento veniva indicata da tre ginevrini, di influenza e di cultura protestante: Madame de Staël (la figlia del ministro Necker) col suo Corinne ou l’Italie; Simonde de Sismondi, venuto ad abitare in Italia, a Pescia, con il suo Histoire des Républiques Italiennes (libro in cui si rivendica il ruolo di libertà e di indipendenza giocato dalle antiche repubbliche italiane come incoraggiamento a battersi per l’unità e la libertà dell’Italia) e Giovan Pietro Vieusseux, che venne a stabilirsi a Firenze e la cui “Antologia” rappresentò un’incubatrice efficace delle idee del Risorgimento Italiano.
Sono contento quindi, che grazie all’idea di Maria Ida Germontani, una voce così originale della cultura italiana torni a parlare a un largo pubblico. È uno scritto, mi sembra, che col suo rigore e con la sua passione smentisce un’altra canea che si voleva suscitare, dopo quella contro il Risorgimento, cioè quella contro i libri di testo di storia condannati nel loro complesso. Credo che “lo Spini” – così veniva chiamato il testo del Babbo – sia la migliore risposta a questa condanna. Sono quindi commosso per questo tributo che gli viene fatto in quest’anno 2011 che è anche il novantacinquesimo anniversario della sua nascita, avvenuta il 23 settembre del 1916 nonché il quinto anniversario della sua morte. (Giorgio Spini è scomparso a ottantanove anni il 14 gennaio 2006).

Cosa si è ripubblicato
Il suo libro di testo, Giorgio Spini lo chiamò Disegno Storico della Civiltà (nelle precedenti versioni c’era anche l’aggettivo Italiana). Il sottotitolo precisa “per i licei classici, scientifici e istituti magistrali”. Il testo constava di tre volumi; qui si attinge ovviamente al volume terzo, dedicato all’ultima classe degli istituti secondari superiori prima nominati. Il libro era concepito, lo si deve ricordare sempre, come strumento didattico, e quindi originariamente fornito di belle foto, con le loro didascalie, di letture attentamente selezionate etc., che qui ovviamente mancano.
Nel ripubblicare questo testo si è ritenuto giusto partire da uno dei grandi del Risorgimento e quindi da Giuseppe Mazzini, riproducendo i primi quattro paragrafi del cap. VI (“Giuseppe Mazzini e la Giovine Italia”) aggiungendovi anche il paragrafo sesto in cui fa la sua apparizione la figura di un altro grande del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi. Tralasciati due capitoli dedicati alla più generale storia europea, si è passati ai capp. IX e X (rispettivamente “Dal neoguelfismo agli statuti” e “I rivolgimenti in Europa del 1848-49) ” in cui si descrivono i fatti e le elaborazioni politico-culturali che portano all’esplosione del 1848 e poi le vicende della I guerra di indipendenza e le repubbliche di Roma e di Venezia. Il cap. XI (“Il secondo impero in Francia e la preparazione dell’Unità d’Italia”) è dedicato alla preparazione di quella che sarà la II guerra d’indipendenza e alla proclamazione del Regno d’Italia, avvenimenti descritti, insieme alla spedizione dei Mille, nel successivo capitolo XII (“L’unità d’Italia”). Naturalmente sono i due capitoli in cui si stagliano le figure di Camillo Cavour e di Vittorio Emanuele II. Saltato forzatamente il successivo capitolo di storia europea, si passa al cap. XIV (“L’Italia dal 1861 al 1870”) che descrive la III guerra d’indipendenza e si conclude con Roma capitale d’Italia.
Ne scaturisce un testo breve e agile, da cui peraltro il complesso affresco del Risorgimento viene illustrato in tutte le sue articolazioni e nell’unità del suo tessuto. Un racconto avvincente e stimolante, di fronte a cui nessuno può rimanere indifferente.

Il giudizio storico sul Risorgimento
Più si rileggono le pagine del Disegno sul Risorgimento e più ci si accorge quale peculiare (e mirabile) concerto di iniziative e di convergenze abbia dato all’Italia la sua unità e la sua indipendenza.
Chi avrebbe potuto garantire a priori che dagli insuccessi di Carlo Alberto sarebbe germogliato un Regno di Sardegna con un primo ministro delle qualità di Cavour e un re dell’abilità di Vittorio Emanuele II, e che dalla predicazione di Mazzini e dalle vicende delle Repubbliche del 1849, in particolare della Repubblica Romana, sarebbe germogliato un Garibaldi col suo volontariato sempre vittorioso nella spedizione dei Mille e nelle tre guerre di indipendenza? E ancora, chi avrebbe potuto dire a priori che queste due iniziative si sarebbero incontrate in una positiva sinergia, con un terzo fattore cioè l’energica volontà unitaria della Toscana di Ricasoli e dell’Emilia Romagna di Marco Minghetti e Luigi Carlo Farini? E come non vedere il ruolo importante giocato a suo tempo dalle Cinque Giornate di Milano sotto la guida del federalista Carlo Cattaneo?
Tutto questo ci porta a guardare con ammirazione al Risorgimento italiano, certamente più arduo e complesso nella sua costruzione rispetto alla più o meno coeva unità della Germania di cui la Prussia di Bismarck è stata senza dubbio l’elemento determinante.
Il Regno di Sardegna non era la stessa cosa della Prussia, che aveva già la capitale a Berlino. Cavour e il suo Piemonte non disponevano della stessa forza e Roma era sotto il dominio del Papa, il che rendeva particolarmente delicato farne la capitale del Regno. Re Vittorio Emanuele II e il suo primo ministro dovettero dimostrare grandi capacità politiche e diplomatiche per arrivare alla fine all’obiettivo della proclamazione del Regno d’Italia cento cinquanta anni fa.
Sì, il Risorgimento rappresenta una delle pagine della vita nazionale di cui possiamo andare molto fieri. In tal senso il nostro pensiero non può non rivolgersi innanzitutto a tutte quelle generazioni di giovani che si gettarono via via nella lotta per la libertà e l’indipendenza dell’Italia con sprezzo del pericolo, affrontando guerre, lutti, rovine, prigioni e sacrifici di ogni genere e che costituiscono la trama senza la quale il gioco stesso delle diplomazie, degli eserciti, delle astuzie politiche, non avrebbe avuto modo di svolgersi.
“Quando la tromba sonava all’armi / con Garibaldi corsi a arruolarmi”, così una delle canzoni del Risorgimento che ci fa ancora vibrare di commozione. Di questo spirito dobbiamo essere degni anche oggi.
La ricostruzione unitaria di un processo così ampio e articolato, sia pure segnato da lacune e contraddizioni assai gravi, acquista un valore importante anche per l’Italia di oggi perché fa vedere cosa sanno fare gli Italiani e che cosa hanno saputo conquistare.
Risultato dell’azione di un’élite? Forse, e lo stesso Giorgio Spini ne fa puntualmente l’analisi della stratificazione sociale e dei suoi limiti, in particolare del mancato coinvolgimento delle masse contadine. Ma certamente di un’élite che si muoveva nel senso della storia e non contro la storia.
Prefazione Valdo Spini