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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2012

                     8/3/2012 - Capitalismo e Socialismo

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Crisi del Capitalismo e socialismo democratico


Questa è una crisi strutturale e sistemica del neo-capitalismo. Vale a dire del modello economico e sociale che è prevalso a partire dalla II metà degli anni 80 ed ha avuto il suo apogeo nei 90 con gli anni del turbo-capitalismo.
Questo capitalismo neoliberale nasce quale restaurazione di rapporti di forza più favorevoli al capitale e più sfavorevoli al lavoro in contestazione del compromesso socialdemocratico-keynesiano che si è instaurato in alcuni paesi (Belgio, Scandinavia) a partire dagli anni 30, e nel resto d’Europa dopo la II Guerra Mondiale.
L’altra grande crisi sistemica capitalistica (1929) segnò lo spartiacque tra il capitalismo liberale ed il compromesso socialdemocratico. Essa non si risolse con la rivoluzione proletaria come pensavano Lenin e Trotzky (lì avviene il fallimento del comunismo come ideologia rivoluzionaria). Alla crisi del capitalismo ed alla contestuale fine della civiltà liberale che esso trascinava con se, erano possibili due risposte, una totalitaria, reazionaria ed intrisa di razzismo (nazismo e fascismo); l’altra democratica che superava ma non rinnegava gli aspetti positivi della civiltà liberale, integrandoli in un contesto superiore di giustizia e coesione sociale: il socialismo democratico. Il fascismo infatti ha avuto un carattere duplice: è reazione borghese allo sviluppo del movimento operaio e socialista nella democrazia parlamentare; è risposta reazionaria alla crisi della civiltà liberale ed alle paure ed alle profonde insicurezze che essa genera anche in strati popolari. Di qui il carattere di massa del nazifascismo.
Il contesto di oggi è simile per molti versi. Ma il pericolo di una deriva autoritaria e di svuotamento di fatto della democrazia è reale. E da questa crisi se ne può uscire in modo drammatico e regressivo. O in senso progressivo se il socialismo democratico ritrova se stesso e si dà una stabile connotazione sovranazionale.
Il programma di Bad Godesberg prevedeva un ruolo importante per una impresa pubblica aperta alla partecipazione dei lavoratori e degli utenti.
Sappiamo che l’attuale crisi è il frutto di una divario fortissimo tra economia finanziaria ed economia reale, se l’ammontare della ricchezza finanziaria globale è giunta fino a venti volte il PIL mondiale. Uno squilibrio che nasce (come Giorgio Ruffolo ed altri hanno spiegato) nella economia reale. Negli ultimi venti anni i redditi da lavoro (che sono la base di massa della domanda) hanno subito una forte contrazione, si è cercato di mantenere forte il ritmo dell’accumulazione tramite le bolle speculative (divenute un fatto cumulativo e strutturale) e l’indebitamento privato.
Il riequilibrio tra economia finanziaria ed economia reale non può avvenire senza un forte controllo pubblico sul credito. Non si possono salvare le banche (e far indebitate gli stati) senza che il sistema bancario non venga controllato. I beni collettivi (acqua, energia, ferrovie) non possono essere gestiti dai privati. In passato non solo i socialisti ma molti governi moderati hanno assicurato al controllo pubblico tali settori. Naturalmente si tratta di definire forme innovative di intervento e gestione pubblica evitando burocrazia e clientele (ed attraverso – vedi Bad Godesberg - partecipazione di cittadini e lavoratori). C’è il problema di un controllo pubblico (anche parziale) di settori industriali di rilevanza strategica che la deriva della finanziarizzazione ha fortemente indebolito. C’è il tema della responsabilità sociale dell’impresa; quello che è successo negli ultimi venti anni deve spingerci ad introdurre la co-determinazione nelle aziende private superiori a certe dimensioni. Co-determinazione che investa sia i lavoratori che le comunità dove l’impresa opera (come accade in Germania ed altri paesi similari). C’è il tema dell’espansione del terzo settore. In una società dove si sviluppano bisogni che né lo stato, né il mercato sono in grado di soddisfare, l’economia sociale – no profit è la risposta (non a caso essa ha il massimo sviluppo in quei paesi dove più forte è stata l’influenza socialdemocratica).
Insomma grossa parte dei problemi che la crisi ci pone richiedono una risposta nel socialismo democratico. Che oggi deve dare una risposta in più. La crisi attuale del capitalismo si colloca nel più generale contesto di una crisi dell’ideologia della crescita ininterrotta.
Senza voler sposare le tesi fondamentaliste della de-crescita è evidente che il pianeta non può sopportare questo modo di produrre e consumare, che si basa su una ipertrofia irrazionale del consumismo privato ed un impoverimento dei beni sociali e pubblici. Già nel 1967 Riccardo Lombardi diceva che i “socialisti vogliono una società più ricca perché diversamente ricca”. Il programma di Bad Godesberg prevedeva di utilizzare quote di incremento patrimoniale delle grandi imprese a favore di fondi gestiti collettivamente per scopi di utilità sociale.
Giustizia sociale ed emancipazione del lavoro, temi del socialismo, sono strettamente connessi ad una diversa qualità della crescita. Il socialismo è il riequilibrio tra economia e società: in questo riequilibrio rientra anche la casa che ospita la società umana: l’ambiente. Una battaglia ecologica seria ha quindi senso solo se integrata dentro un progetto socialista. Al di fuori di esso non può che prendere strade fuorvianti ed irrazionali.