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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2012

                     7/5/2012 - Un genio del Rinascimento

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BARTOLOMEO BERRECCI DA PONTASSIEVE
Un genio del Rinascimento tra arte e filosofia
Di Roberto Del Buffa


V
enerdì 9 marzo scorso, nel Municipio di Pontassieve è stata presentata la prima monografia in lingua italiana su Bartolomeo Berrecci, scultore e architetto attivo soprattutto a Cracovia. Si tratta di una biografia, scritto da Leonardo Cappelletti per le edizioni Polistampa, frutto di una ricerca commissionata dal Dipartimento Cultura del Comune di Pontassieve, dove probabilmente il Berrecci nacque, fra il 1480 e il 1485. Il saggio si divide in tre parti. La prima è dedicata alla ricostruzione, in gran parte congetturale, delle origini e della formazione artistica dell’artista pontassievese, prima a Firenze, poi dal 1513 a Roma. Qui si verifica l’incontro che ne avrebbe cambiato la carriera artistica e la vita. Intorno al 1515 era infatti a Roma l’arcivescovo di Cracovia Jan Laski, primate di Polonia e stretto collaboratore del re Sigismondo I, che probabilmente segnala al Berrecci la possibilità di importanti incarichi artistici in Ungheria e in Polonia, paesi in cui gli ideali umanistico-rinascimentali trovavano allora crescente considerazione. L’anno successivo Berrecci raggiunge l’Ungheria, forse Esztergom, dove artisti italiani lavoravano per il primate di Ungheria, Tommaso Bakócz. Fra questi Andrea Ferrucci da Fiesole, che in passato era stato indicato fra i possibili maestri del Berrecci. Cappelletti non discute questa ipotesi, che anche a me sembra cronologicamente insostenibile, preferendo ipotizzare una prima formazione nell’atelier di Giuliano da Sangallo, per poi indicare una probabile collaborazione, almeno negli anni 1505-1506, con il laboratorio artistico che Benedetto da Rovezzano aveva allestito a San Salvi per i lavori commissionati dall’Ordine Vallombrosano. Berrecci resterà pochi mesi in Ungheria, forse incontrandovi nuovamente l’arcivescovo Laski, in quell’anno ambasciatore di Sigismondo presso il Re di Ungheria, che potrebbe avere rinnovato l’invito a raggiungere la corte polacca a Cracovia, cosa che Berrecci farà, già prima della fine del 1516, trovando ad accoglierlo un clima favorevole alla sensibilità artistica che possiamo ipotizzare avesse maturato lavorando fra Firenze e Roma. Una ricostruzione della prevalente cultura filosofica, artistica e retorico-letteraria in Ungheria e Polonia all’inizio del XVI secolo, ai tempi in cui vi arrivò lo scultore originario di Pontassieve, occupa la seconda parte della monografia di Leonardo Cappelletti, che sintetizza brillantemente i risultati di oltre trent’anni di studi, soprattutto polacchi, sulle relazioni fra Firenze e Cracovia in età umanistico-rinascimentale. La terza e la maggior parte del libro (62 pagine su 103 totali, compresi apparati bibliografici e indici) è invece dedicata all’analisi della produzione artistica di Bartolomeo Berrecci a Cracovia, con attenzione quasi esclusiva alla sua opera principale, la cappella funebre di Sigismondo I nel complesso della Cattedrale, posta sulla collina di Wawel, dove, nell’omonimo castello, aveva residenza il Re di Polonia. Cappelletti analizza in particolare lo sforzo architettonico di tradurre le volumetrie spaziali della cappella nel linguaggio geometrico dei solidi regolari, il cui significato cosmologico Marsilio Ficino aveva recuperato dal Timeo di Platone. Dunque Berrecci si mostrerebbe a conoscenza delle più aggiornate dottrine filosofiche, coerentemente con un documento del 1530 che lo vuole “vir philosophiae amator”. Altrettanto attento l’autore si mostra nell’analisi del significato politico della Cappella e della sua decorazione, segnalando la peculiare funzione, allegorica e metaforica, dei miti ispiratori delle grottesche che ne adornano le pareti. Puntuale è poi l’analisi delle influenze che contraddistinguono l’architettura e la scultura del Berrecci e dell’apporto dei collaboratori. La biografia risulta pertanto il risultato di un lavoro accurato, in cui la particolare attenzione alle dottrine umanistiche che ispirarono il giovane artista pontassievese e fecero da sfondo alla sua attività matura a Cracovia, dove scomparve nel 1537, si incontra felicemente con la formazione e gli interessi prevalentemente filosofici dell’autore del saggio.