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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2012

                     7/5/2012 - CARLO E NELLO ROSSELLI

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L'articolo seguente "Mussolini ha fatto assassinare in Francia Carlo e Nello Rosselli" è ripreso dal settimanale GIUSTIZIA E LIBERTA'uscito a Parigi il 18 giugno 1937

Ricordando l'anniversario dell'uccisione dei fratelli Rosselli, avvenuta il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne, in Bassa Normandia, la Fondazione Rosselli ha divulgato il testo scritto per l'occasione, da Riccardo Viale, che qui riproduciamo.

Il 9 Luglio 1937 a Bagnoles-de-l’Orne vengono assassinati, vigliaccamente, da sicari fascisti Carlo e Nello Rosselli. Undici anni dopo la morte a Parigi di Piero Gobetti, ammalato per le conseguenze di un pestaggio squadrista a Torino. Rosselli e Gobetti erano uniti da un sodalizio intellettuale e civile nato nel 1919 nella Firenze di Gaetano Salvemini e successivamente di Non Mollare e nella Torino di Rivoluzione Liberale di Gobetti. Ed e’ Torino che rappresenta l’anima gobettiana più impegnata e originale di Giustizia e Libertà, da Leone Ginsburg, Vittorio Foa, Massimo Mila, Alessandro Galante Garrone a Franco Antonicelli, Norberto Bobbio, Carlo Levi, ma anche in modo meno diretto ad Adriano Olivetti e Giuseppe Levi. Gli inizi degli anni ’20 erano anni di grande fermento patriottico e rivoluzionario. Salvemini aveva raccolto intorno a se a Firenze giovani ardenti e desiderosi di offrire il loro entusiasmo ed energia intellettuale e politica per colmare quel gap di impegno morale ed ideale, responsabile del tradimento dei valori risorgimentali. In questo contesto si incontrano i Rosselli e Gobetti. Ed e’ subito evidente l’influenza intellettuale di Gobetti su Carlo Rosselli che si svilupperà negli anni dopo la morte dell’antifascista torinese. Nel primo numero di Giustizia e Libertà Carlo Rosselli dichiara, esplicitamente, il suo debito di riconoscenza nei confronti di Gobetti e di Rivoluzione Liberale. E questa impronta si manifesterà anche successivamente nell’egemonia “torinese” su Giustizia e Libertà ed il Partito d’Azione.
Come si può declinare questa continuità fra Gobetti e Rosselli? In molti modi. Innanzitutto il primato dell’etica sulla politica. Ed al suo interno il primato della libertà come valore morale fondamentale. Non esiste azione politica più importante del riscatto della libertà individuale dalla catene della tirannia. Infatti scrive Rosselli “il problema italiano è, essenzialmente, problema di libertà….cioè di autonomia spirituale,di emancipazione della coscienza, nella sfera individuale; e di organizzazione delle libertà nella sfera sociale, cioè nella costruzione dello Stato e nei rapporti fra gruppi e le classi. Senza uomini liberi, nessuna possibilità di stato libero”. Sulla base di questa dimensione etica va letta la loro analisi del fascismo come autobiografia della nazione che come scrive Carlo Rosselli ”rinuncia alla lotta politica, che ha il culto della unanimità, che rifugge dall’eresia, che sogna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo”. La libertà di una nazione si traduce, quindi, in quella degli individui che la compongono. Non esistono dimensioni superindividuali o concetti olistici, come nel marxismo. La lezione salveminiana dell’individualismo metodologico si evidenzia nella teoria morale e politica. Non e’ possibile costruire istituzioni politiche e statuali se non partendo dall’individuo. Il federalismo solidale, ispirato a Carlo Cattaneo ed a Pierre Proudhon (in Rosselli) e le istanze di uguaglianza sociale (di ispirazione soprattutto fabiana e laburista più che socialista marxista in Rosselli) sono tutte fondate su un’ascensione dall’individuo alla società ed allo stato. Secondo questa chiave di lettura si comprende il discorso sulle elite. Gli individui che si fanno classe dirigente del nostro paese a differenza di quello che e’ accaduto nel Risorgimento, devono prendere in mano il destino di “giustizia” e “libertà” del popolo italiano e riscattarlo dai secoli passati di arretratezza culturale, schiavitù morale e disuguaglianza sociale. Il liberalsocialismo ed il socialismo liberale restano ancora, oggigiorno, una stella polare su cui orientare le scelte di politica pubblica. Molto e’ stato fatto dal dopoguerra ad oggi. Nuove schiavitù e nuove povertà ci attendono spesso, però, minacciose dietro l’angolo e l’ispirazione rosselliana e gobettiana ci può aiutare a trovare il modo di combatterle e sconfiggerle.
Riccardo Viale