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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2012

                     1/7/2012 - I Misofrati

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Recensione al volume di Renzo Rosati, I Misofrati


Ormai da parecchi anni Rosati si occupa della storia del nostro territorio. Ricorderò qui solo due fra gli svariati volumi che sono stati il frutto delle sue ricerche: Il primo, che nel 1999 inaugurò la prolifica serie, intitolato La Luna Nuova e dedicato a ricostruire la figura di Aristide Bruscantini, maestro di scuola e primo sindaco socialista di Pontassieve, ed il volume che immediatamente precede nel tempo questo, uscito nel 2010 e incentrato sulla nascita del comune di Pelago, avvenuta nel primo ‘800 ad opera del governo francese, quando la Toscana aveva perduto la propria indipendenza ed era entrata a far parte del grande ed effimero impero napoleonico.
L’epoca che più interessa Rosati e sulla quale si incentrano la maggior parte dei suoi scritti è costituita dal primo Novecento. Le ragioni di questo interesse credo siano legate al fatto di essere questi decenni –sia a livello generale del Paese, che particolarmente per il nostro territorio - epoca di profondi cambiamenti, con l’avvio di un processo di modernizzazione che ha i suoi effetti su molteplici aspetti della vita delle nostre comunità, dalla società, all’economia, alle istituzioni. Nel caso di questo volume la modernizzazione ha anzitutto il volto della nuova ferrovia, che nel 1913 viene ad unire fra loro e a Firenze i paesi della Valdisieve, ma anche quello degli acquedotti e dell’illuminazione elettrica delle strade, grande ed epocale novità proprio di questi anni.
Il volume è costruito da Rosati con una struttura agile, fatta di brevi capitoli nei quali alla particolare vicenda che è specifico oggetto di trattazione si alternano anche scorci di carattere più generale, che servono a delineare lo sfondo storico nel quale essa si inquadra. Lo scritto è inframezzato da un cospicuo numero di immagini di svariato genere, che hanno la funzione di dare maggiore evidenza alle cose narrate. Molti sono le immagini di documenti originali, che vanno dai documenti scritti (lettere, decreti, petizioni, risultati di consultazioni elettorali) alle cartoline illustrate dell’epoca, assai efficaci a mostrarci qual’era allora l’aspetto dei luoghi. Ne risulta un libro assai vivace, di piacevole aspetto, che invoglia ad essere aperto, sfogliato e letto anche episodicamente, senza necessità di una lettura sequenziale dall’inizio alla fine.
Concorre non secondariamente a questo risultato lo stile di scrittura di Rosati, assai originale sia nella costruzione della frase che nella ricercata scelta dei vocaboli, spesso anch’essi “d’epoca”. Uno stile, direi, più che da storico, quasi da cantastorie.
Nello svolgimento plurisecolare della storia amministrativa del nostro territorio la separazione di Rufina da Pelago e il suo innalzamento a sede di comune autonomo nel 1915 costituisce l’ultimo significativo episodio di una lunga evoluzione amministrativa territoriale che, rimontando almeno alla seconda metà del XIII secolo -quando il comune di Firenze, protagonista di un prepotente processo di espansione economica e politica, ridisegnò e riorganizzò secondo le proprie esigenze il territorio ad esso sottoposto- attraversa poi con progressive modificazioni tutta l’epoca moderna, fino a giungere con la seconda metà del Settecento, alle profonde riforme del granduca Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena, che posero le basi del comune moderno. Ecco quindi che nel 1808 (ma rimando ancora per questo al già citato volume di Rosati uscito nel 2010) anche Pelago acquista autonomia amministrativa sotto forma di Mairie, portandosi dietro tutta la vasta porzione di territorio sulla riva sinistra della Sieve, fino allora parte integrante della comunità di Pontassieve.
Passa un altro secolo e con la separazione di Rufina da Pelago si arriva alla definizione di un quadro amministrativo territoriale che finalmente coincide con quello attuale.
C’è però un elemento che rende diverso dai precedenti quest’ultimo episodio: mentre negli altri casi le modifiche amministrative erano avvenute sostanzialmente sempre per decisioni prese dall’alto in base ad esigenze di riforma e razionalizzazione dello Stato, nel caso di Rufina entrano prepotentemente in gioco le dinamiche locali: come Rosati mette benissimo in luce, è un vincente moto “dal basso”, che coinvolge la gran massa della popolazione (certamente ben diretto ed orchestrato dal ceto dirigente locale) a spingere Rufina in direzione dell’ autonomia amministrativa, fino a forzare la mano ai superiori organismi centrali.
Certamente, va anche tenuto ben presente che se questo risultato fu possibile, fu perché se ne erano create le condizioni, sotto forma di un considerevolissimo processo di sviluppo che aveva portato in poco tempo Rufina da sparuto gruppetto di case a florido e popoloso borgo, sede di vivaci attività economiche nel settore vitivinicolo e punto di aggregazione e di riferimento per il territorio circostante.
Il volume si chiude tuttavia con una nota di tristezza. Quando la vicenda giunse a compimento con la pubblicazione del decreto che stabiliva la nascita del nuovo comune di Rufina, i festeggiamenti rimasero ben lontani dall’esplosione di gioia che in altri tempi la notizia avrebbe sicuramente comportato: l’Italia era in guerra, e dal fronte del Carso affluivano sempre più spesso notizie di morti a riempire di strazio e di lutti le famiglie, e più tardi di lapidi commemorative le piazze dei nostri paesi.
Francesco Martelli