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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2012

                     1/7/2012 - “SOCIALISMO LIBERALE”

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Dal libro di Carlo Rosselli “Socialismo Liberale” stampato per la prima volta a Parigi nel 1930, si porta all’attenzione dei lettori la “Prefazione” che a distanza di tanti anni appare ancora di piena attualità.


“SOCIALISMO LIBERALE”



[Prefazione]
di Carlo Rosselli



Q
uesto libro ha una piccola storia che vale a spiegarne le piú evidenti lacune e la mancanza di note e di corredo bibliografico. Lo scrissi nascostamente a Lipari, isola di deportazione fascista, pochi mesi prima della mia evasione. Risente quindi dello stato di particolare tensione in cui lo venni scrivendo, costretto com’ero a tutte le astuzie per sottrarlo alle frequenti perquisizioni (un vecchio pianoforte lo ospitò lungamente).
Piú che un libro organico vuol essere la confessione esplicita di una crisi intellettuale ch’io so molto diffusa nella nuova generazione socialista.
Questa crisi è pur sempre la crisi del marxismo, ma ad uno stadio infinitamente piú acuto che non fosse trent’anni or sono quando apparve il noto libro di Bernstein. Sono in giuoco ormai i fondamenti primi della dottrina, e non le sole pratiche applicazioni. È la filosofia, la morale, la stessa concezione politica marxista che ci lascia profondamente insoddisfatti e ci sospinge per nuove strade verso piú ampi orizzonti.
Ho espresso il mio pensiero con franchezza assoluta, convinto che solo la coraggiosa revisione delle sue premesse morali e intellettuali potrà ridonare al socialismo quella freschezza e quella forza espansiva che da troppi anni gli mancano.
Nella parte ricostruttiva del libro mi sono proposto di offrire, sia pure di scorcio, il quadro di una rinnovata posizione socialista che io amo chiamare socialista liberale. Dal punto di vista storico questa formula sembra racchiudere una contraddizione, poi che il socialismo sorse come reazione al liberalismo – soprattutto economico – che contraddistingueva il pensiero borghese ai primi dell’ottocento. Ma dall’ottocento ad oggi molto cammino si è fatto e molte esperienze si sono accumulate. Le due posizioni antagonistiche sono andate lentamente avvicinandosi. Il liberalismo si è investito progressivamente del problema sociale e non sembra piú necessariamente legato ai principî della economia classica, manchesteriana. Il socialismo si va spogliando, sia pure faticosamente, del suo utopismo ed è venuto acquistando una sensibilità nuova per i problemi di libertà e di autonomia.
È il liberalismo che si fa socialista, o è il socialismo che si fa liberale?
Le due cose assieme. Sono due visioni altissime ma unilaterali della vita che tendono a compenetrarsi e a completarsi.
Il razionalismo greco e il messianismo d’Israele. L’uno domina l’amore per la libertà, il rispetto delle autonomie, una concezione armoniosa e distaccata della vita.
L’altro una giustizia tutta terrena, il mito della eguaglianza, un tormento spirituale che vieta ogni indulgenza.
Nella sua prefazione all’Histoire du peuple d’Israel, Renan, grandissimo ammiratore della civiltà greca, confessa che «Le libéralisme (grec) ne sera plus seul à gouverner le monde. L’Angleterre et l’Amérique garderont longtemps des restes d’influence biblique, et, chez nous, les socialistes [, élèves sans le savoir des prophètes, forceront toujours la politique rationnelle à compter avec eux».
Ma è possibile qualificare una politica come razionale, se non tien conto in primissimo luogo dell’idea di giustizia?
(C.R.)