adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2012

                     10/9/2012 - DEMOCRAZIA

<<<

Ripristinare la democrazia
di Marino Bianco

Il Governo “tecnico” non ha investitura diretta popolare; è stato voluto dal Presidente della Repubblica che, non solo nell'attuale ordinamento costituzionale non ha investitura popolare (elezione indiretta), ma che è stato eletto dal Parlamento con una maggioranza diversa da quella scaturita dalle successive elezioni politiche.
È vero che il Governo “tecnico” ha avuto e continua ad avere – come richiesto dalla Costituzione - la fiducia della maggioranza parlamentare (e i voti di fiducia ...si sprecano!); ma di una maggioranza, prima definita “non strutturata” ed oggi, più di frequente ed eufemisticamente, “strana” (nessuno vuol sentir parlare di “grande coalizione”), costituita da gruppi parlamentari impegnati sì nel sostegno al Governo, ma intrinsecamente avversari (al limite dello scontro tra nemici), e che però si sono imposti la...mordacchia.
Quei gruppi di “maggioranza” sono espressione (come, del resto, quelli di opposizione) di partiti privi ormai di ogni credibilità, e che, in questi anni, senza volere fare di ogni erba un fascio, in via generale per la loro composizione, i metodi, l'assenza di programmi definiti, l'esercizio del potere non sempre nell'interesse collettivo, lo spreco sistematico delle risorse pubbliche, talvolta per comportamenti pubblici e privati non corretti e trasparenti (per non parlare di “moralità”) di loro esponenti, hanno alimentato la disaffezione, l'astensionismo, la cosiddetta “antipolitica” (che nasce dall'inevitabile ribellione sopratutto giovanile ad una situazione non tollerabile, e dall'aspirazione ad un reale e sostanziale cambiamento).
È da ritenere che, piuttosto che corrispondere ad una ineluttabile necessità di fronteggiare la grave emergenza economica, la prosecuzione della legislatura, dopo le dimissioni del Governo Berlusconi, la soluzione della “crisi pilotata”, il varo del Governo Monti grazie alla formazione della “strana maggioranza”, siano stati determinati dalla esigenza di quei partiti e di quei gruppi parlamentari di allontanare il giudizio del popolo e, nel frattempo, vedere di riprendere fiato (elaborare progetti, ancora mancanti, e creare alleanze, ancora incerte e confuse).
Non si può non ragionare che, se avessimo avuto partiti ed una classe politica davvero rappresentativi e all'altezza dei compiti, saremmo andati subito alla consultazione elettorale.
Questa condizione della nostra “politica” (si fa per dire!) non può non definirsi una “sospensione della democrazia”; poiché ognuno avverte l'abisso che si è aperto tra quella condizione ed il sentire ed il volere di un popolo consapevole e maturo, e dunque la compromissione del principio della sovranità popolare.
Grecia e Spagna, messe peggio di noi, sono andate anticipatamente alle urne, e l'attuale loro situazione economico-finanziaria non è peggiore di quella antecedente: anzi migliore, poiché quei due Paesi, nella dialettica anche aspra con l'Europa e nelle loro azioni, mettono il peso di Governi “politici”, legittimati dalla investitura dei loro cittadini.
Per non parlare dell'esito delle elezioni francesi, queste alla scadenza naturale ma pur collocate in piena crisi.
Dopo la squallida esperienza (fortunatamente breve) dell'era Sarkozy, con l'avvento di Hollande e la alternativa maggioranza politica e programmatica, la Francia si è emancipata dalla soggezione economica alla Germania del Governo Merkel, rendendosi autonoma e autorevole protagonista nelle proposte e nelle iniziative per la gestione ed il salvataggio dell'eurozona.
Perciò è da chiedersi – retoricamente - che rapporto ci sia tra quanto è avvenuto ed avviene in Italia e la vera democrazia, quella dettata, nella sostanza e nel funzionamento, dalla nostra Carta Costituzionale.
La questione non è soltanto di ossequio formale ai principi fondamentali, ma assume aspetti e produce effetti sostanziali e concreti nella nostra vita di tutti i giorni.
Si è deciso che solo un Governo “tecnico” potesse affrontare il “percorso di guerra” o lo “stato di guerra” (formule care all'attuale Premier), con la conseguenza della implicita e assurda presa d'atto – non concepibile in uno Stato democratico – della impotenza e della inadeguatezza della politica (anche se questa “politica” fatta da questi partiti tale giudizio demolitorio l'ha pur meritato!), ma soprattutto – ciò che è più grave – con la valutazione di una pretesa incapacità del popolo sovrano di rendersi conto dei problemi e di saper compiere le scelte occorrenti.
Ma, poiché è improbabile che le cose cambino da qui alla fine della legislatura, i risultati della “sospensione della democrazia” sono ormai sotto gli occhi di tutti: ...il re è nudo.
Infatti, salvo - per rimanere nella metafora montiana – il ricorso da parte del Governo dei “tecnici” all'appello per l' “Oro alla Patria!”: abbiamo appunto raggiunto il record mondiale della tassazione e quello – forse anche esso mondiale – delle disoccupazione giovanile; assistiamo al disfarsi del tessuto delle piccole aziende (struttura portante dell'economia del nostro Paese); registriamo il calo della produzione industriale e del PIL, ben oltre le previsioni, la progressiva riduzione dei consumi anche dei generi di prima necessità, la crescita dell'inflazione, l'approfondirsi della recessione (sono tutti dati ufficiali!); continuiamo ad inseguire la “economia finanziaria”, le borse e “Lady Spread” (anche se, da ultimo, nella visita a Putin - tanto vituperato nel passato - Monti è parso riscoprire la “economia reale”); la “spending review” e il “decreto sviluppo” rispetto ai bisogni del Paese appaiono pannicelli caldi, quando non mere cortine fumogene (che certamente non ...ingannano i mercati finanziari); il pareggio (quello reale) del bilancio pubblico nel 2013 - del quale invero non si parla più con insistenza – ormai una mera chimera. Conviene ricordare il consiglio di Keynes accolto nel 1933 da Roosevelt: le riforme strutturali, come quella dello stesso conseguimento del pareggio di bilancio, possono essere attuate in condizioni di economia in ripresa (così come è necessario migliorare le condizioni di vitalità dell'organismo umano, prima di grossi interventi chirurgici); altrimenti, si rischia di peggiorare la crisi, provocare effetti esiziali.
E quel grande economista (ora da tutti citato) suggerì a quel grande Presidente piuttosto la via del deficit spending: non già l'ossessione del rigore, bensì liquidità, opere pubbliche e investimenti per favorire l'occupazione, misure senza le quali non vi sarebbe stato rilancio dell'economia (quella reale, non quella dei mercati della moneta), né crescita, né ritorni di risorse nelle casse dello Stato per pareggiare il bilancio senza torchiare la massa dei cittadini, salvo chiedere contributi straordinari a quelli favoriti dalla fortuna.
Gli italiani non credono più alla enfatizzazione dei giornali “ di regime” circa la terapia Monti; il quale Monti, una volta, attribuisce la colpa della insufficienza dei suoi “compiti a casa” alla mancanza di uno scudo finanziario da parte della BCE, ma, poi, contraddittoriamente afferma che noi non abbiamo bisogno di aiuti finanziari, bensì “morali” (sic!); altra volta, invece, da la colpa alla incertezza politica e, cioè, circa l'esito delle elezioni e sulla maggioranza futura parlamentare, ma allora non si capisce perché questo governo voglia resistere fino al 2013, perpetuando così quella incertezza.
Intanto, il Governo continua a collazionare - più che qualsiasi altro Governo del passato – voti di fiducia pressoché quotidiani (quante proteste al riguardo fino all'anno scorso, per attentato alla autonomia e alle prerogative del Parlamento!) su provvedimenti legislativi che però hanno lasciato e lasciano sostanzialmente il tempo che trovano (le liberalizzazioni, la riforma del diritto del lavoro, i tagli agli sprechi istituzionali e politici, tutte riforme mancate o generiche o mezze riforme).
La “crescita” tanto promessa è stata rinviata al 2013; mentre qualche mese fa, nella prospettiva di provvedimenti legislativi al riguardo (quali ancora?), veniva ottimisticamente prevista per l'autunno del 2012.
Certo, il Premier – ma solo lui – vede “la luce in fondo al tunnel”. È c'è chi sostiene, per il futuro, il “veggente” Monti dopo Monti, o comunque la continuazione della sua “agenda”.
Invece, non resta che sperare che si voti quanto prima; o, comunque, attendere con ansia la fine dell'attuale legislatura, affinché l'elettorato allontani ogni deriva illuministica, tecnica, essenzialmente autoritaria, nella guida del Paese (la recente infelice e mal rimediata intervista di Monti al Der Spiegel circa la maggiore libertà dei Governi rispetto ai Parlamenti!), e riaffermi, per contro, il primato della “politica”, con il ripristino della democrazia, quel sistema di governo che – come affermava Churchill - ha tanti gravi difetti, ma tutti gli altri sistemi sono peggiori.
Presupposto indispensabile – come tante volte abbiamo detto e poiché l'autoriforma dei partiti è del tutto illusoria – è il varo di una legge elettorale, che consenta veramente di scegliere i programmi, chi dovrà governare per attuarli, e prima ancora una rappresentanza istituzionale nuova e fortemente ringiovanita.
Firenze, 8 Agosto 2012 Marino Bianco