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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2012

                     15/11/2012 - ASSETTI TERRITORIALI

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Comuni, Province, Città metropolitane e Spending review
Di Stefano Prosperi

S
ulla riforma delle istituzioni locali il decreto c.d. “Spending review” consegna idealmente al paese alcune certezze:
1. stante l’urgenza dell’approvazione delle misure di contenimento della spesa derivanti dalla crisi economica e le fortissime divisioni tra partiti, enti locali, regioni e stato, ad oggi non ci sono le condizioni politiche per una buona riforma del governo locale che responsabilizzi il territorio e lo renda capace di essere un motore dello sviluppo del paese, in coerenza col dettato costituzionale che valorizza le autonomie e il decentramento (Art. 5 Cost.);
2. le province non saranno abolite, ma solo riorganizzate e accorpate secondo criteri territoriali e di popolazione, spesso non tenendo conto delle effettive condizioni dei singoli enti e della differenza tra singole aree del nostro paese, con buona pace dell’efficienza e dell’economicità che potrà generare o non generare l’intera operazione;
3. saranno istituite le Città metropolitane, enti previsti in Costituzione, ma mai formalmente costituiti da leggi o decreti, con un meccanismo tale da consegnare nelle mani di pochi sindaci (nominati non si sa come) e soprattutto del sindaco della città capoluogo (titolare di un potere immenso, ancorchè temporaneo) funzioni e poteri derivanti dalla ex provincia soppressa (i cui confini coincidono con quelli della Città metropolitana) e sottratti ai comuni che la compongono (come ad esempio l’urbanistica);
4. alcuni giornali e il Governo considerano (non da oggi) le istituzioni locali come inutili, fonte di spreco, mancata competitività del sistema paese, e sostanzialmente come un fortino da abbattere in nome di una restaurazione di efficienza che, come garanzia rispetto alle istituzioni comunitarie e la Bce in particolare, accentra nelle mani dello stato il potere di spesa rispetto alle funzioni e ai servizi (invero sempre decrescenti) per il territorio e i cittadini; non a caso i termini usati dal Ministro della Pubblica amministrazione per definire il campo delle riforme in materia di enti locali sono “amministrazione decentrata dello Stato”;
5. la rappresentanza popolare locale, descritta ormai da anni in tutte le sedi come “costo della politica” viene espunta dal sistema di governo delle comunità, consegnando di fatto la mediazione dei conflitti che normalmente scaturiscono tra cittadini e istituzioni a forme nel migliore dei casi burocratiche e giudiziarie, e nel peggiore a sistemi di pressione più o meno ortodossi e trasparenti, legati alla difesa e alla promozione di non ben identificati interessi;
Quali considerazioni possiamo fare a questo punto?
Nel povero e sconfortante panorama delle dichiarazioni politiche, spiccano le posizioni del Presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, e del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.
Il primo conduce da anni una battaglia sulla semplificazione istituzionale, e forte di un mandato elettorale preciso conseguito con la vittoria alle elezioni del 2009, può rivendicare una posizione di assoluta coerenza e razionalità, all’interno non solo del Partito Democratico, ma anche dell’intero arco delle forze politiche. Infatti con un lavoro di lunga lena, che ha coinvolto tutti i gruppi consiliari della Provincia, ha portato in fondo un’ipotesi di riorganizzazione istituzionale che viene offerta come contributo originale e partecipato (tramite un lungo percorso di audizioni e confronto con tutte le realtà della società civile della Provincia) e supportato dalla collaborazione scientifica dell’Università di Firenze. La proposta di Barducci tende a unificare in un unico ente locale elettivo di area vasta “metropolitana” i territori delle attuali province di Firenze, Prato e Pistoia, consentendo un governo unitario delle problematiche linee di sviluppo economico e sociale, comuni al “cuore” produttivo della Regione Toscana. Recentemente, anche in seguito al dibattito istituzionale scaturito dal decreto 95/2012, Barducci ha lanciato anche la variante “fiorentina” dell’area vasta, cioè una città di Firenze che si fonde con i comuni limitrofi per formare un nuovo “comune metropolitano” di 650.000 abitanti e un territorio che si estende da Signa a Pontassieve.
Enrico Rossi ha rilanciato, da parte sua, l’idea delle tre aree vaste della Toscana: la Toscana centrale con Firenze, Prato e Pistoia, la costa e il sud. Il Presidente regionale tende a conservare ciò che di buono ha fatto la Regione, con l’organizzazione e la programmazione incentrata oramai da anni su questi tre poli del territorio. Forse un po’ più di prudenza sarebbe stata utile sull’argomento dei capoluoghi, che, come è facile immaginare, dovrebbe essere affrontato seriamente e in tutta la sua rilevanza e nelle sue conseguenze pratiche solo alla fine della discussione su funzioni, attribuzioni e confini dei nuovi enti locali.
In ogni caso il messaggio al Governo è chiaro: si cambi la legge appena approvata per venire incontro a queste esigenze, oppure faremo solo dei danni. Il Ministro sembra disponibile. Vedremo.
In assenza di un serio percorso politico (del PD e di tutti gli altri partiti e movimenti) su riforme di tale portata e impatto sulla popolazione, che porteranno nel breve periodo, combinandosi coi tagli di risorse, a un radicale cambiamento della stessa natura degli enti locali nel nostro paese, possiamo abbozzare alcune riflessioni.
Comunque vada a finire la vicenda della riforma degli enti locali, è lecito aspettarsi un assetto completamente diverso dell’organizzazione dei pubblici poteri a livello locale e territoriale, rispetto a quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Cosa sono e che cosa fanno i comuni, le province e la città metropolitana lo capiremo precisamente solo dopo che vi sarà un minimo di stabilità nella normazione di cornice e di dettaglio. E’ quindi auspicabile che le riforme frettolosamente adottate con decreto legge (procedura che richiede la necessità e l’urgenza a norma dell’art. 77 Cost.) vengano “stabilizzate” con legge ordinaria che riformi il Testo unico degli enti locali in maniera corretta e conforme al dettato costituzionale.
Una linea politica riformista e intelligente dovrebbe concentrarsi sulla creazione, anche per approssimazioni successive, di enti locali più grandi e più solidi, superando il campanile in nome di un di più di efficienza e di efficacia nel governo del territorio e della qualità nell’erogazione dei servizi pubblici.
La contrazione, fino all’annullamento del livello di governo elettivo negli enti locali (Sindaco o Presidente e Consiglio) non pare essere coerente né con i principi costituzionali, né con la crescente domanda di democrazia e partecipazione dei cittadini. Non aiuta da questo punto di vista neppure il restringimento del perimetro dello stato e degli enti pubblici locali, che porterà fatalmente con sé la limitazione degli spazi nei quali i cittadini potranno rappresentare le loro esigenze e i loro bisogni.
Siccome Firenze e la Toscana non sono isole nel mare, ma concorrono al benessere e allo sviluppo del nostro paese, facendo la propria parte, anche con la spending review, è lecito aspettarsi ed è giusto chiedere al Governo e ai partiti che lo sostengono (in primis al PD) che la riorganizzazione sia finalmente l’occasione per sanare falle e ingiustizie tra territori, che provengono da un passato e da valutazioni ormai remote e superate dalla globalizzazione e dalla storia: esempi lampanti sono il regime giuridico e finanziario privilegiato delle regioni a statuto speciale, il micro-dimensionamento dei comuni in alcune regioni (Lombardia, Piemonte), l’esistenza stessa di alcune micro-regioni, i contributi “speciali” ad alcune città che hanno generato negli anni un enorme debito pubblico.
Firenze, Settembre 2012
Stefano Prosperi – Consigliere provinciale Capogruppo PD