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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2012

                     15/11/2012 - DEMOCRAZIA

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USCIRE DALL' ANESTESIA
DELLA DEMOCRAZIA
Di Marino Bianco

Pare evidente che l'opzione del “Monti-bis”- ossia di un nuovo governo tecnico – sia tramontata (se mai fosse effettivamente sorta, ad onta di molte dichiarazioni anche dell'interessato, ambigue e di ...stile moroteo).
Infatti, a parte il grillo parlante Casini (il “grillismo” ha più versioni!), e la recente eco di Montezemolo, epigono della vecchia alta borghesia, i partiti cosiddetti maggiori – almeno sulla carta – reclamano – dopo le elezioni – un governo politico: il PD (che si è già alleato con SEL, deciso avversario di Monti) esclude tout court Monti; il PDL (o come si chiamerà in futuro, con o senza Berlusconi, e che vorrebbe coalizzare l'area moderata) ipotizza vagamente Monti semmai “nel governo” ma non “al governo”, ove però egli ottenesse una qualche investitura popolare.
Incidentalmente, anche l'arrembante sindaco fiorentino (il “Renzi, chi?” di Bill Clinton) all'inizio friniva sia pure molto flebilmente per Monti.
Insomma, oggi due modi netti di dire no (tra l'altro, sarebbe ben buffo che un senatore a vita dovesse farsi eleggere in Parlamento!).
Ma vi è di più.
Dopo il profluvio di voti di fiducia (record storico), con il quale il governo tecnico si è retto, tutti: a) giudicano ormai superata ed anzi controproducente la massacrante politica di rigore; b) valutano insufficiente, se non fumogena o addirittura inesistente, l'azione di Monti e soci per la crescita.
E sia che, alle ormai prossime elezioni, vinca il centro-sinistra, sia che vinca il centro-destra o – comunque – i moderati,
appare chiaro come tutte le leggi più significative varate del governo in carica (previdenza e lavoro, IMU e fiscalità, riassetto delle istituzioni locali, geografia giudiziaria, etc) saranno riviste e modificate, qualunque direzione prenderanno gli aggiustamenti (eufemisticamente), certo non convergenti, già annunciati in particolare dal PD e dal PDL.
Il confronto sui contenuti che si sta sviluppando in vista della tornata elettorale di primavera, ed anche le pressioni contrastanti che sul governo si stanno ora esercitando dalle componenti della maggioranza “emergenziale”, segnano la fine di un periodo di insopportabile ipocrisia (giustificata dalla necessità di affrontare la crisi economica, che però da un anno a questa parte si è notevolmente aggravata) e di uno indiscutibile anestesia cui è stata sottoposta la nostra democrazia.
Anche nella “spending review”, il fallimento è evidente: si pensi gli assurdi tagli (peraltro con effetto soltanto tra qualche anno) relativi alle provincie e alle sedi giudiziarie, tagli (che hanno riscosso l'unanime dissenso!) ispirati non già ad una razionalizzazione del servizio, ma dichiaratamente (è singolare e senza precedenti tale espressa motivazione contenuta in quelle leggi!) per contenere la spesa: a parte il merito di quelle leggi, come se il funzionamento delle istituzioni democratiche e l'amministrazione della giustizia dovessero rispondere a criteri ragionieristici ed essere condizionati dai costi (salvi, naturalmente quelli necessari!).
Per converso, il Governo non ha saputo o voluto farsi carico del problema reale del nostro Paese: il costo della politica, o meglio dei politici, e cioè l'arraffamento e lo spreco del pubblico denaro da parte di una logora, affannata, ma affamata partitocrazia.
Solo ora... ci si è svegliati, dopo i vari scandali e il caso Lazio. E viene da ricordare l'adagio latino (ripreso anche dal Vangelo di Matteo) che “saepe oportet ut scandala eveniant”, e cioè che spesso è opportuno che gli scandali emergono, perché rivelano un male e impongono di curarlo.
Senonché, il male in questione non ha sorpreso nessuno, era già sotto gli occhi di tutti, e costituiva fondamentale alimento dell'antipolitica, e non averlo curato (nonostante, appunto, l'impegno per la spending review) è responsabilità del governo e di tutti quei partiti che si vorranno comunque contendere il consenso popolare.
L'assurdo costo dei politici (in buona misura esorbitanti nel numero, incompetenti ed improduttivi) nuoce all'Italia quanto l'evasione fiscale, e – a mio parere – più della stessa corruzione e della disamministrazione della giustizia (è una favola che sia quest'ultima a tenere lontano gli investimenti esteri: i grossi poteri finanziari industriali ed economici ricorrono da tempo alla loro giustizia privata e non si avvalgono più della giurisdizione dello Stato!).
In conclusione: i cittadini italiani non vedono affatto quali siano stati i reali benefici della svolta del novembre dell'anno scorso; al di là delle stucchevoli operazioni di marketing e dell'imperante conformismo: dall'ultimo dopoguerra il Paese non aveva mai dovuto subire e soffrire una congiuntura così lunga e drammatica ed una perdurante ...decrescita (dove è “la luce in fondo al tunnel” del visionario Monti!?).
Allora, è giunto il momento di dire con chiarezza: bando ai governi tecnici (dei tecnocrati), bando all'”agenda Monti”.
Ma i partiti, e le prevedibili coalizioni, saranno credibili e capaci (per progetti chiari e innovativi, e per ricambio di uomini e di metodi) di proporre e di attivare una nuova “agenda”!?
Una agenda, che non solo riassegni al popolo la sua sovranità (la scelta di chi ci deve governare), ma che assicuri la crescita ed il benessere secondo i principi e le garanzie fondamentali della nostra Costituzione (economia sociale – quella reale –, lavoro, uguaglianza effettiva partecipazione), e che sappia ammodernare lo Stato, renderlo efficiente, garantire la vicinanza e l'osmosi tra la società civile e la politica, grazie ad una classe politica non mestierante ma animata da spirito di servizio.
E' la grande questione che pende sul capo di noi tutti, e che dovrà indurci a non disertare le urne, e soprattutto ad orientare un nostro voto …non di pancia ma di testa.
Firenze, 10.10.2012
Marino BIANCO