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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2013

                     18/2/2013 - VIAGGIO A NIPOZZANO

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di Silvia Barchielli
Un bicchiere di vino mi aveva tenuto sveglio tutta la notte; non per il ricordo del suo sapore, che pure mi aveva piacevolmente conquistato, ma per la storia che aveva alle sue spalle; me l’aveva raccontata con dovizia di particolari un invitato alla cena cui avevo partecipato quella sera.
Durante il mio soggiorno toscano, ospite di un gentiluomo fiorentino che viveva in un bellissimo palazzo in pieno centro, avevo avuto occasione di conoscere molti dei suoi amici, ma uno degli invitati della serata in questione mi aveva particolarmente colpito, quando, offrendomi un calice di vino, me ne aveva detto il nome e, prendendomi sottobraccio e accompagnandomi verso un divanetto, mi aveva sussurrato in un orecchio: “Per un artista come Lei, sarebbe una vera disgrazia tornare in Inghilterra senza aver visitato uno dei luoghi più suggestivi del nostro contado …”. Alla mia richiesta di spiegazioni, iniziò a narrare la storia di un castello situato in un antico borgo a una trentina di chilometri da Firenze; il mio sincero interesse lo spinse ad addentrarsi in particolari sempre più dettagliati e alla fine del suo racconto, ormai infatuato dalle sue parole, riuscii, senza alcuna difficoltà, a strappargli una promessa: l’indomani mi avrebbe accompagnato al Castello di Nipozzano.
Partimmo di buon’ora, il sole era appena spuntato e l’aria fresca di quella mattina di primavera mi rinvigorì, dopo quella notte insonne passata ad immaginarmi tanta meraviglia; i nostri due possenti cavalli ci portarono velocemente sui Lungarni, dove procedemmo al passo fino all’uscita della città. Una volta fuori dall’abitato, continuammo al trotto su una strada che costeggiava il fiume e risalimmo la corrente insieme a lui passando per il Girone, Compiobbi, Le Sieci, Pontassieve; la strada che stavamo percorrendo era stata fatta costruire dal Granduca Pietro Leopoldo con un motu proprio del 1782: questa barrocciabile avrebbe dovuto congiungere Firenze con Pontassieve, Dicomano e San Godenzo. Nonostante le brevi soste che concedemmo ai nostri cavalli, ci vollero quasi tre ore per arrivare e in quel frattempo il mio oramai amico mi ripeté la storia del Castello.
Antica roccaforte eretta a difesa di Firenze nell’XI secolo, pare che il suo nome significhi “senza pozzo”; quella porzione di territorio infatti era particolarmente povera d’acqua e l’unico pozzo venne scavato proprio per servire il Castello. Questo fu feudo dei Conti Guidi, per poi passare per brevi periodi nelle mani di varie famiglie, le più importanti delle quali furono i da Quona e i Cerchi; nella seconda metà del ‘300 divenne proprietà della famiglia degli Albizi; all’impianto tipicamente medievale in seguito vennero fatte delle aggiunte rinascimentali. Il Castello infine passò alla famiglia dei Frescobaldi, gli attuali proprietari, dopo la morte di Vittorio degli Albizi nel 1877, che, non essendosi sposato, aveva lasciato tutto il suo patrimonio alla sorella Leonia, sposata dal 1863 con Angelo Frescobaldi. Il Castello era sempre stato adibito a dimora di campagna e a fattoria e famosi e rinomati erano i suoi vini: le prime notizie che li riguardavano risalivano addirittura al 1308. Proprio come prima ricordato, la particolare siccità del territorio aveva da sempre favorito la coltivazione della vite.
“Mio caro amico – disse il mio accompagnatore invitandomi con un gesto a sedermi sull’erba mentre i nostri cavalli si abbeveravano al fiume nei pressi di Compiobbi – so per certo che esiste un documento che accerta uno scambio in natura fra la famiglia degli Albizi e un suo illustre collega …”
“Mio illustre collega …?” chiesi incuriosito.
“Collega in quanto pittore, fra le sue mille attività … sto parlando di Michelangelo Buonarroti … pare che in cambio di non so quali sue opere, sia stato ripagato con del vino di Nipozzano.”
Sentendo rammentare il sommo maestro mi vennero i brividi … stavo per raggiungere un luogo che anche lui aveva sentito nominare, o che forse addirittura aveva visitato personalmente, chissà … forse anche lui aveva provato a ritrarre quel castello, cosa che sicuramente mi ero riproposto io fin dalla sera precedente. Riprendemmo il cammino e dopo circa un’ora arrivammo in un paesino chiamato San Francesco; abbeverammo nuovamente i cavalli nella Sieve, l’affluente dell’Arno che proprio in quei dintorni vi si congiunge e ci accingemmo infine a salire per una stradina stretta e ripida, che in breve ci svelò, fra le fronde dei rami degli alberi che costeggiavano il suo lato sinistro, il suo tesoro: il Castello, illuminato dal sole mattutino, sembrava un diamante incastonato nel verde del bosco.
Forse con poca educazione nei confronti del mio Cicerone, dopo i primi attimi di sorpresa in cui rimasi immobile, completamente incantato, spronai il cavallo dapprima al trotto, poi quasi al galoppo nonostante la salita, fin quando giunsi in uno spiazzo e scesi, legai il cavallo ad alcune fronde e tirai giù la sacca dalla quale estrassi il mio album da disegno. Con mano dapprima tremante, riuscii a ritrarre il Castello, sperando di suscitare in altri, mostrando il disegno, le emozioni che questo mi ispirò. Sir J.W.B. 1880. (Silvia Barchielli)