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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2013

                     18/2/2013 - LE RAGIONI DELLA SINISTRA

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PORTARE LE RAGIONI DELLA SINISTRA AL GOVERNO DEL PAESE
di Roberto Del Buffa

Ci avviciniamo al prossimo appuntamento elettorale nel mezzo di una crisi economica e sociale che non ha precedenti, soprattutto in Italia, dove colpisce in particolare i giovani, con tassi di disoccupazione che, per questa fascia d’età, sono fra i maggiori in Europa.
Ci avviciniamo alla scadenza elettorale in mezzo a un bel polverone mediatico, sollevato ad arte da chi vuol farci perdere di vista l’essenziale, quello che è realmente in gioco. L’essenziale è che questa crisi sta ridisegnando, a livello mondiale, i rapporti di forza fra le classi sociali, definendo la nuova geografia dei poteri. Le classi dominanti, costituite in Italia dalle poche famiglie del capitalismo nostrano, in sinergia con i poteri finanziari transnazionali, stanno per raccogliere, con la scusa della crisi, il frutto di più di venti anni di lotta di classe, condotta in modo unilaterale contro le frammentate classi lavoratrici, cui dovremmo comprendere almeno in parte anche i ceti medi e persino la borghesia delle professioni. La questione è innanzitutto quella di determinare chi debba pagare il prezzo della crisi, ovvero se lo debbano fare operai, impiegati, artigiani e lavoratori autonomi, attraverso la duplice operazione condotta contro di loro con l’aumento del peso fiscale e la progressiva riduzione dei loro diritti sociali, cui le riforme del governo Monti hanno principalmente mirato. L’attacco al welfare è stato condotto sia direttamente, attraverso riforme come quelle previdenziali e del lavoro, sia indirettamente, con una politica di tagli indiscriminati alla scuola, alla ricerca, alla sanità e alla spesa sociale in genere, nonché al pubblico impiego. Di passaggio e a commento delle affermazioni di Monti sul conservatorismo sindacale e politico della sinistra, vorrei osservare che la riduzione dei diritti dei lavoratori, conquistati a prezzo di dure battaglie politiche e sociali, condotte, queste sì, nel nome del riformismo, non dovrebbe poter rivendicare tale nome, ma più correttamente definirsi controriformista. E questo vale non solo per le politiche del governo Monti, ma per l’intera Europa, dove è in corso una vera guerra contro una generazione che le classi dirigenti (quelle della finanza soprattutto) vogliono far tornare indietro rispetto alle conquiste dei nonni e dei padri. Se tali considerazioni sono corrette, come io credo, le forze socialiste dovrebbero quindi stare dalla parte opposta, che non è quella della conservazione, ma della difesa dei diritti dei lavoratori da una politica banalmente reazionaria. Chiuso l’inciso, riprendiamo il discorso sulla posta in gioco alle prossime elezioni italiane. Gettata la maschera del tecnico super partes, Mario Monti è “salito” in politica divenendo lo strumento di cui i gruppi che in Italia detengono da sempre il potere avevano bisogno per costringere il centrosinistra a non mettere in discussione i loro privilegi. E visti i precedenti e anche la presenza di alcune posizioni all’interno del Partito Democratico, come quella di Walter Veltroni, questa manovra potrebbe anche riuscire. Con tutto il rispetto per Pier Luigi Bersani e la dialettica interna al PD, nel quale vi sono differenze e divergenze che non si devono sottovalutare, l’unica vera possibilità per portare le ragioni della sinistra al governo del paese è costituita da un successo elettorale di Sinistra Ecologia Libertà. Vendola ha avuto il coraggio di riproporre alcune grandi questioni di sinistra in una coalizione che si candida a governare il paese. A fronte della necessità condivisa di trovare un compromesso virtuoso fra gli interessi dei lavoratori e delle imprese, mi sembra che la posizione del PD sia ancora ambigua sulle politiche da attuare. La volontà comprensibile di non demonizzare l’esperienza del governo Monti non deve infatti farci dimenticare come alcune delle decisioni assunte siano al di fuori di ogni prospettiva progressista e, come osservavo in precedenza, si caratterizzino come controriformiste, se non decisamente reazionarie. Qualche esempio? La posizione sulle grandi opere, in primis la TAV in Val di Susa (di cui Bersani ha recentemente affermato che “nessuno può mettere l’opera in dubbio”), quella sull’art. 18, il cosiddetto fiscal compact, l’inserimento in Costituzione dell’obbligo di pareggio di bilancio, che non significa evitare politiche di risanamento della finanza pubblica, ma più semplicemente legare le mani ad ogni azione pubblica in campo economico (ma si sa che, per un liberista come Monti, nell’economia capitalista meno lo stato agisce, meglio è). Dunque, se da un lato saranno inevitabili compromessi fra le auspicabili politiche attive per la promozione del lavoro e dei diritti sociali e le condizioni del paese e del suo bilancio pubblico, con ulteriori inevitabili sacrifici, dall’altro sarebbe assurdo ricercare la soluzione fra le politiche neo-liberiste (un sostanziale laissez faire nei confronti dell’economia e persino delle pratiche più assurdamente speculative) che hanno caratterizzato fin qui la maggioranza dei governi dei paesi occidentali, di cui la crisi è più l’effetto che la causa. A sinistra dovremo apprezzare di più l’atto di responsabilità di Vendola che, di fronte ai pericoli di una grave situazione sociale, che potrebbe avere esiti imprevedibilmente drammatici (alla Weimar, per intenderci), prova a fornire alla coalizione di centrosinistra alcune proposte radicate nella storia politica del socialismo e del pensiero ambientalista. Temi come la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, anche con soluzioni complesse da attuare subito, come il reddito minimo garantito, oppure questioni come i diritti civili, sono in agenda grazie a SEL, che costituisce l’unica opportunità di mettere a freno le politiche liberiste, le privatizzazioni del patrimonio pubblico che sembrano svendite, le politiche sulla scuola basate sui tagli orizzontali, la riduzione degli investimenti pubblici nella ricerca scientifica, nella difesa dell’ambiente e nella politica culturale in genere. Si tratta di questioni che un eventuale accordo di Bersani con il centro di Monti riproporrebbe nella loro inefficacia e con i conseguenti costi sociali. Contro questa eventualità l’unica assicurazione è rappresentata da un successo elettorale di SEL ed è questo che un elettore di socialista, o più generalmente di sinistra, deve aver chiaro.

Roberto Del Buffa