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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2013

                     18/2/2013 - PINOCCHIO

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...DA BRUCALIFFO A PINOCCHIO
(e “come volevasi dimostrare”)
di Marino Bianco

“Salendo” in politica, il “brucaliffo” Monti (come l'ho definito in un precedente articolo) non ha subito la metamorfosi in farfalla, e non ha spiccato il volo.
Così come disvelano ad oggi i sondaggi sulle più che modeste aspettative di voto della coalizione, guidata dal premier uscente e ancor prima senatore a vita, con il sempre ambiguo oltre che ovvio Casini e gli improbabili “futuristi” di Fini e di Montezemolo.
E ciò, malgrado gli iniziali accrediti ed aperture (mah!) del partito di Bersani.
Ancora una volta, va segnalata un'altra anomalia del nostro ormai obsoleto sistema democratico: per superare una crisi di natura finanziaria indotta ab extra nel nostro Paese, si nomina un senatore a vita allo scopo di affidargli l'incarico di un governo tecnico per niente collegato alla sovranità che appartiene al popolo.
E continuo a considerare quanto deciso nell'autunno dell'anno scorso un vulnus ai nostri diritti di cittadinanza.
Ma ...cosa fatta capo ha; quel che – invece – a consuntivo conviene rilevare è come quella scelta, definita necessitata, non abbia alleviato gli italiani rispetto al difficile momento.
Gli indicatori della nostra economia reale, quella della produzione di beni e di servizi (legata alla possibilità di investimenti e di innovazione), la occupazione soprattutto giovanile, i consumi (questi connessi alla capacità di spesa della gente) peggiorano di giorno in giorno, e – come nessuno può negare – la recessione non arretra ma per contro si aggrava.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) non solo prevede per il 2013 un un'ulteriore calo del nostro prodotto interno lordo (cosiddetto PIL) e l'aumento del debito pubblico nel rapporto con il PIL, ma ritiene che l'Italia dovrà con ogni probabilità varare una nuova manovra finanziaria di rigore.
Monti, il cui governo niente ha fatto per tagliare decisamente la spesa non produttiva e cioè per una reale spending review, si consola enfaticamente con la riduzione dello spread; ma, come tutti ormai capiscono, lo spread si riduce poiché lo Stato continua a premere con le entrate fiscali, e cioè a chiedere “lacrime e sangue”,
soprattutto ai ceti medio e medio basso, e ciò tranquillizza i grandi investitori (banche nostrane e soprattutto estere, e germaniche) e i centri di speculazione finanziaria sulla possibilità dell'Italia di fare fronte al proprio debito sovrano.
In altri termini, il Monti della Bocconi, il quale ora dovrà farsi carico anche egli – nonostante i tentativi deviazionistici – delle ragioni della scandalosa crisi del Monte della Rocca Salimbeni, non si emenda affatto del vizio professorale di porre attenzione piuttosto alla economia finanziaria, ai meccanismi drogati di quel mercato, all'obbiettivo – mero feticcio – del pareggio di bilancio perseguito essenzialmente tramite il prelievo fiscale.
Salvo che – come qualcuno pubblicamente afferma, ma si spera che non sia così – più che di una deformazione professionale, non si tratti della rappresentanza di determinati centri di potere e lobbies finanziari (italiani ed internazionali), o di doviziosi settori ancora esistenti della vecchia alta borghesia salottiera e delle baronie accademiche e manageriali (ampiamente presenti nella lista civica per Monti), o degli interessi dell'alto clero che non ha mancato di esprimere il suo sospetto sostegno (non vi è mai stato in Italia un governo composto da membri così ...benestanti come quello uscente).
Senonché, per affrontare la campagna elettorale il “brucaliffo” via via si è trasformato in “pinocchio”.
Non solo perché, abbandonato l'aplomb da docente universitario e le stucchevoli lezioni impartite prima della fine della legislatura, si comporta da birichino come il collodiano burattino (ma senza la simpatia di quel personaggio); ma segnatamente perché insiste nell'affermare che ha salvato l'Italia dal baratro, nonostante che l'orlo del baratro sia ancora più vicino; e perché ora promette – ma chi può credergli? - di volere cambiare agenda, di impegnarsi per lo sviluppo, ad esempio “rimodulando” l'IMU ed abbattendo di un punto (troppa grazia!) le imposte dirette.
Poteva farlo prima, per salvare anche gli italiani oltre all'Italia.
Comunque ...pannicelli caldi: non redige alcuna nuova concreta e credibile ricetta per cambiare la cura, per passare ad una terapia d'urto di stimolo alla produzione, al lavoro, ai consumi; terapia che richiede immissione in circolo di cospicui mezzi finanziari, investimenti pubblici e privati grazie anche ad una politica creditizia agevolata per le istituzioni, le imprese e le famiglie, con un immancabile sicuro ritorno di risorse finanziarie per lo Stato mediante un sistema fiscale riformato con criteri di sostenibilità e soprattutto di equità (rimango un irriducibile keinesiano, e del resto anche Obama, nonostante le resistenze repubblicane, si è messo su questa strada).
Ma dove è, al riguardo, il ruolo dell'eurozona e della Banca
Centrale Europea (BCE)?
“Pensare e parlare positivo” fa certo bene (ad altri, nel passato, è stato decisamente e a ragione contestato); ma “il più tedesco degli economisti”, come Monti stesso si era definito al momento dell'incarico di premier, non può più ipnotizzare gli italiani creando loro l'illusione di scorgere già entro l'anno in corso “la luce in fondo al tunnel”.
Ho sempre pensato, scritto e sostenuto che meglio sarebbe stato andare alle urne alla fine del 2011 o ai primi del 2012; e ciò che avviene in questi giorni mi fa pensare alla formula finale dei teoremi matematici e geometrici: “come volevasi dimostrare”.
Abbiamo perso tempo.
Occorreva ed occorre una chiara omogenea e compatta alternanza di governo, e una decisa alternativa alla politica degli ultimi anni, un ruolo diverso dell'Italia nell'Europa.
Se si fosse tornati, almeno un anno fa, all'esercizio della sovranità popolare, per il centro sinistra la vittoria elettorale sarebbe stata più che certa, e senza necessità di ipotizzare future ibride alleanze con formazioni centriste.
Invece: nel frattempo, il PD ha dovuto fare i conti con la fronda e il malessere renziani; ora, la costituita coalizione di centro sinistra si deve misurare con l'indubbio aumento del “grillismo”, con la rimonta – quale che sia – del “berlusconismo”, con l'insorgenza “ingroiana”, e con la nascita – gestita nel proprio seno, stante l'appoggio garantito al governo tecnico – del cosiddetto centro di Monti, costituito anche da partiti guidati – ad onta della esigenza di rinnovamento – da personaggi da “jurassic park”.
Al quale Monti la prima crescita (l'unica che il Paese ha da registrare) è stata ...l'allungamento del naso, per non aver mantenuto la promessa di non scendere in campo, per conservare il ruolo di super partes che il Capo dello Stato aveva inteso assegnargli.
Ma, forse, sbaglio: poiché egli in verità in politica è “salito” e non è “disceso”!
C'è da augurarsi e soprattutto da operare affinché, dopo le prossime consultazioni elettorali, non si crei una pericolosa situazione di condizionamento da parte di tendenze conservatrici o addirittura di ingovernabilità.
Marino Bianco