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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2013

                     25/4/2013 - IL CASIERE DI ALTOMENA

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di Silvia Barchielli

Dopo una lunga camminata arrivai alla chiesetta di San Niccolò, annessa alla villa di Altomena, edificata su una collina di 300 metri, fra il fosso di Vitorchioni e il torrente Vicano; Stefania e Nico Sartori, gli attuali proprietari dell’azienda, mi avevano avvertita quando ero andata a casa loro per prendere le chiavi del cancello: “Abbiamo venduto la villa anni fa, quando abbiamo trasferito la sede della fattoria vicino a Carbonile e da quel momento, lassù all’ex fattoria, sono entrati i ladri diverse volte; i proprietari sono americani, non vengono mai, anzi, la vogliono rivendere.
Noi abbiamo le chiavi per mostrarla agli eventuali acquirenti; non c’è rimasto granché…”. Su internet avevo letto della presenza di una pala d’altare quattrocentesca rappresentante la Madonna col bambino e Santi. “Quella non si sa che fine abbia fatto … ad un certo punto è sparita!” aveva precisato Stefania. Entrai quindi in chiesa non aspettandomi granché, ma mai avrei immaginato lo sfacelo che vi trovai: le panche erano state rovesciate, il pavimento era cosparso di polvere, calcinacci e stracci, la volta cadeva a pezzi e si intravedeva il canniccio retrostante; i due confessionali di legno posti ai lati del portone erano malridotti. Avanzai lentamente verso l’altare di pietra, che pareva ostentare la sua presenza con una grande dignità malgrado il luogo desolato e desolante; lo osservai attentamente, sentendo di doverglielo. Poi rivolsi la mia attenzione al pavimento, dove diverse lapidi di marmo indicavano i nomi dei proprietari della fattoria che si erano succeduti nel tempo e che adesso riposavano lì sotto. In particolare mi soffermai su quella che ricordava, in tardo latino, un certo Abate Iacopo Leone Serzelli Del Garbo, nato in Altomena nel 1720 e sempre qui morto nel 1803. Mentre spostavo col piede alcuni calcinacci per cercare di tradurre il resto, trasalii sentendo una voce profonda chiedere: “Cerca qualcosa?”
Mi voltai di scatto e mi trovai di fronte un vecchio accigliato, infagottato in abiti scuri, con un grande grembiule da lavoro; farfugliai qualcosa per rassicurarlo circa le mie intenzioni, mostrandogli le chiavi datemi dai proprietari stessi. Il suo viso parve rilassarsi; dopo attimi di silenzio, indicandomi la lapide con una mano, disse: ”Con lui si estinsero i Serzelli, Signori di questo luogo per più di quattrocento anni …” “Davvero?” lo interruppi sorpresa.
Mi squadrò con occhi profondi, tacendo, poi mi fece cenno di seguirlo fuori; si fermò a una certa distanza dalla chiesa e mi indicò la villa: “Da qui si domina gran parte della valle dell’Arno … questa è una delle tante torri di avvistamento della zona; come altre, appartenne ai Conti Guidi, proprietari di molte terre dalla Romagna al Casentino; in seguito, nel 1103, la Marchesa Matilde di Canossa, in qualità di madre adottiva di Guido Guerra dei Guidi, donò la proprietà ai monaci di Vallombrosa.
“E quando entrarono in gioco i Serzelli?” chiesi quasi parlando fra me.
“Nel 1377…Zanobi di Ser Zello, un orafo fiorentino che aveva fatto fortuna, investì i suoi averi acquistando alcune proprietà di Altomena; ne fece una fiorente fattoria, dedita soprattutto alla produzione e al commercio di olio e vino…”
Il vecchio si allontanò, fermandosi dopo alcuni passi per accertarsi che lo stessi seguendo; non senza difficoltà, data la sterpaglia che copriva il terreno, raggiungemmo la parte opposta della villa, quella che affacciava su una grande vallata, cosparsa di case coloniche, vigne e oliveti.
“Fin dove si estende la proprietà? E lei chi è?” chiesi soprappensiero, accorgendomi con un certo ritardo dell’ infelice successione delle due domande.
“E’ difficile mostrare fin dove arrivano i possedimenti della fattoria; si estende per circa 310 ettari!” Poi aggiunse sconsolatamente: “Io sono il casiere … o meglio, lo ero. Adesso mi limito ad abitare in quel piccolo appartamento …” disse indicandomi un angolo della villa “Non faccio più parte del personale della fattoria, ma i proprietari mi concedono di rimanere qui.”
“Mi diceva che quell’Abate è stato l’ultimo discendente …” “Dei Serzelli, sì” mi interruppe il vecchio; poi riprese: “Alla sua morte, l’eredità della famiglia fu accolta da un ramo cadetto dei Conti Bardi, antica famiglia fiorentina, che ne assunse anche il cognome, dando luogo alla dinastia Bardi Serzelli; abitarono ad Altomena fino al 1954, quando, con la morte del Conte Alberto, si estinsero a loro volta. In seguito al matrimonio di sua sorella, la proprietà passò ai Cattaneo Della Volta, di Genova; poi, nel 1979, alla famiglia Togni di Verona; I signori Sartori la acquistarono nel 1992.”
Dopo avermi dato le ultime informazioni molto velocemente, come stesse parlando di qualcosa che non lo interessava molto, mi sorrise e si allontanò.
Più tardi, riconsegnando le chiavi, rivolta a Stefania dissi: ”Un bel tipo il casiere… un po’ strano, ma mi ha dato un sacco di informazioni interessanti!”
“Casiere?” esclamò guardando il marito.
“Non c’è mai stato un casiere…” rispose lui. Silvia Barchielli