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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2013

                     25/4/2013 - TERESA MATTEI -2-

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TERESA MATTEI al Convegno 2006 su Calamandrei al Circolo Fratelli Rosselli - Firenze

2° parte -- vedi la 1° parte a TERESA MATTEI -1-

Io che ero la segretaria dell' assemblea, dovevo chiamare i deputati e fargli esprimere a voce il loro voto. Avevo tutta la giacchetta del mio tailleur bagnata di lacrime. Piangevo. Calamandrei mi guardava con un sorriso di una tale dolcezza. Fui obbligata anch'io a votare in quel modo. Lo dissi a Togliatti che io non avrei fatto mai più la deputata perché, se io non potevo rappresentare lì dentro il consenso e la volontà dei miei elettori, trovavo che era vergognoso che io facessi la deputata. Non c'era coerenza.
La coerenza è la grande parola che Calamandrei ci ha profuso a piene mani nella nostra vita e che manca tanto, ancora adesso, in Italia. Manca perché non c'è la scuola della coerenza. C'è la scuola della sottigliezza, della furberia, di tante altre cose, dell' accomodamento. Ma da dove viene questo storicamente? Qui mi piace e mi commuove ricordare Giorgio Spini, il padre di Valdo.
Ci incontrammo con lui e con Calamandrei e, un' altra volta, anche con Aldo Capitini, straordinaria figura politica e intellettuale del nostro Paese. Giorgio Spini parlò molto dottamente dei riformisti italiani e disse che l'Italia aveva la grossa pecca di non aver mai passato una Riforma, che l'unica cosa che univa tutti gli staterelli italiani era la Chiesa, il credo comune; poi c'erano i granducati, i principati, i piccoli regni. Questo ha voluto dire la Chiesa. Era la cosa comune che univa tutta l'Italia. Questo fatto, cioè una mancata Riforma che avrebbe spronato il carattere e il coraggio di tutti di approfondire questi problemi, ha determinato questa situazione. Il fascismo l'ha peggiorata. Il Concordato è stato proprio la ciliegina che ci voleva su questa torta. Votare il Concordato, come ha detto e dimostrato Calamandrei alla Costituente - qui entro in quello che lui grandiosamente fece alla Costituente - era un attentato alla sovranità popolare. Era un Concordato fra due parti e, quindi, noi perdevamo della nostra sovranità, la sovranità che era stata proclamata nell’articolo 1 della Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo». Accanto al popolo vi era un altro attore, che era il Vaticano. Questa è una cosa che nessuno ha mai detto bene come Calamandrei. C'è il suo discorso alla Costituente che lo esprime molto bene e io non posso stare qui a raccontarvelo, però questa coerenza c'è stata in lui e ci è stata da lui insegnata.
Fui espulsa e radiata dal Partito Comunista per la mia posizione, anche se avevo votato, purtroppo piangendo, l'articolo 7. Feci tante altre critiche allo stalinismo e fui radiata con una motivazione che, allora, andava per la maggiore: "indegnità politica e morale".
Due anni durò la diatriba fra me e il Partito Comunista, come una centrale di controllo, e Calamandrei mi disse che, se io non fossi riuscita a far cambiare la formulazione della motivazione della mia radiazione, lui mi avrebbe fatto da avvocato. Invece riuscii a farlo. Fu la prima volta che il Partito Comunista decise di dichiarare "radiata per dissenso politico", che è già un’altra cosa. Il dissenso politico può esserci, ma l'indegnità politica e morale no.
Lo ringraziai tanto Calamandrei, ma lui mi disse che io avrei dovuto fare un’altra cosa. C'era di mezzo proprio la nostra Costituzione. Gli amici del Mondo stavano organizzando un convegno su "Stato e Chiesa negli ultimi cento anni". lo dovevo andare l'anno successivo a quel convegno, glielo dovevo promettere, dovevo finalmente fare una vera autocritica, come esigevano gli stalinisti che volevano quelle ipocrite, e dovevo spiegare perché io non volevo votare quell’articolo, non volevo votare per il Concordato fascista immesso nella Costituzione Italiana.
La firma di Mussolini ci ha portato male, sicuramente. Lui, poverino, era già morto quando io andai a questo convegno degli amici del Mondo a Roma. C'era anche, nei palchi del teatro, Togliatti che mi guardò molto malamente. Io feci la mia autocritica, coraggiosamente, perché pensavo al mio grande maestro.
Ecco, Calamandrei è una figura straordinaria, non solo perché è stato un grande costituente, un grande giurista, ma perché, come prima suo padre, ha dimostrato il coraggio di essere se stessi, il coraggio di essere conformi a quello che noi pensiamo, il coraggio di essere coerenti. Dobbiamo dire, con grande onore, che è stato il più grande pregio di quest'uomo. Vi leggo solo due righe, per finire, scritte da Calamandrei:
«Le leggi sono vive perché, dietro queste formule, bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo, lasciarvi entrare l'aria che respiriamo, mettervi dentro i nostri propositi, le nostre speranze, il nostro sangue e il nostro pianto, altrimenti le leggi non restano che formule vuote, spregevoli giochi di legulei, affinché diventino sante vanno riempite con la nostra volontà».
Credo che questo sia il testamento che lui ci ha lasciato ed è l'imperativo per cui dobbiamo, pur con tutti i difetti che possiamo riscontrare ancora nella nostra Costituzione, difenderla con le unghie e con i denti e non permettere a nessuno di introdurvi altre furberie, altre dissonanze, altre cose che porterebbero il nostro Paese indietro di cent' anni. Questo è il mio grande, umile e commosso omaggio a Calamandrei. Scusatemi se ho parlato di me, ma almeno è stata una testimonianza concreta”.
Teresa Mattei



Teresa Mattei