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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2013

                     25/4/2013 - TERESA MATTEI -1-

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TERESA MATTEI al Convegno 2006 su Calamandrei al Circolo Fratelli Rosselli - Firenze

“Io non voglio dilungarmi perché non entro in discorsi giuridici. Sono stati fatti qui dei dottissimi interventi che mi hanno preceduto. E’stato sviscerato tutto e ancora si sviscererà tutto nel prosieguo del tempo perché una figura come quella di Calamandrei andrà ricordata e messa in luce come esempio di un tipo nuovo di italiano. Vi vorrei, però, raccontare qualche piccolo episodio che è accaduto a distanza abbastanza considerevole dal momento della Costituente, ma che è la radice della mia profondissima amicizia e stima per Piero Calamandrei. Io frequentavo il Liceo Michelangelo di Firenze, il II liceo e, quando sono state introdotte le misure per la difesa della razza cosiddetta ariana, i professori di scienze venivano nelle classi a illustrare perché gli ebrei sono un obbrobrio, perché l'unica razza ariana, quella nostra bianca, fascista, hitleriana andava bene. Io mi sono allora alzata e ho detto che non volevo ascoltare quelle porcherie e sono uscita dalla classe. Immediatamente sono stata espulsa da tutte le scuole del Regno con grande subbuglio in tutto il liceo. Tornai a casa un po' tremebonda ma contenta di aver fatto questa cosa. Mio padre mi abbracciò, mi disse che avevo fatto molto bene, che saremmo andati da un suo amico, che io ancora non conoscevo - lui era un grande giurista -, e che avremmo trovato la strada perché io continuassi i miei studi. Mi prese la mattina dopo e mi portò in Borgo degli Albizi da Calamandrei. Io vidi quest'uomo così straordinario, con un sorriso dolcissimo, e quasi timido che mi strinse fortemente tutte e due le mani e mi disse che mi voleva dire anche lui, oltre a il mio babbo: "brava". Passò al tu, cosa che non faceva mai. Difatti dopo mi richiamò ancora tante altre volte e mi chiamava signorina Mattei, ma in quel momento era molto commosso. Studiò con mio padre tutti i codici e i regolamenti. Videro che io potevo presentarmi come privatista alla maturità. Non c'era legge che non mi permettesse di fare questo e, Calamandrei mi disse: proprio nel liceo dove ero stata espulsa. Così io preparai, in II liceo, la maturità a casa. Andai a darla al Liceo Michelangelo e passai. Guadagnai un anno. Calamandrei mi disse che nell'università non vigeva quella legge, che potevo iscrivermi all'università e io mi iscrissi a filosofia. Da quel momento la mia amicizia con Calamandrei fu una cosa straordinaria, anche se ero timidissima e certo non potevo frequentarlo se non come allieva. Allora andavo di straforo alle sue lezioni. Studiavo filosofia, ma mi piaceva molto anche il diritto, soprattutto come lo insegnava lui che era un maestro straordinario.
Lui istruiva noi giovani, ci aiutava, ci dava coraggio, ci coordinava. Il nostro gruppo di studenti antifascisti fu da lui elogiato quando l’1^ giugno 1940, al momento della dichiarazione di guerra fatta da Mussolini ai francesi e agli inglesi, fece una dimostrazione. Fu l'unica in Italia. Una dimostrazione di ventidue persone, di studenti, in Piazza San Marco, che disse "Viva la pace e abbasso la guerra. Per questo ci fu da parte di Calamandrei un bellissimo biglietto in cui ci elogiava e ci diceva di andare avanti così. Siamo andati avanti così. Abbiamo fatto la Resistenza. Lui mi sfidò quasi quando mi disse che dovevo accettare se mi avessero proposto la candidatura per la Costituente - ero allora nel Partito Comunista - perché ci voleva anche una ragazza come me alla Costituente, perché io avrei piantato delle grane sicuramente. Così mi elessero, qui a Firenze, deputata di Firenze e Pistoia. Avevo 25 anni ed ero molto giovane. Ero la più giovane dei deputati italiani. Andai alla Costituente e guardavo sempre, come alla mia Stella Polare, il professor Calamandrei.
Alla Costituente cominciarono i guai, perché, naturalmente, c'erano delle contraddizioni. Calamandrei mi chiamò e mi chiese come facevo a votare l'articolo 7, l'articolo che riconosce il Concordato fra lo Stato e la Chiesa, firmato da Mussolini. lo, piangendo, gli dissi che avevo fatto la campagna elettorale a Firenze e nei dintorni, a Pistoia, in Toscana, promettendo ai miei elettori che il Concordato fascista non sarebbe mai entrato nella nuova Costituzione. Lui mi disse di dirlo al capo del mio partito.
Io chiesi un incontro con Togliatti e gli dissi che io avevo chiesto anche al professor Calamandrei. Lui mi rispose che non c'era bisogno di chiedere a Calamandrei perché lì c'era il Partito Comunista. lo allora replicai che avevo fatto una promessa ai miei elettori e che Calamandrei mi aveva detto di essere coerente con le mie promesse. Allora Togliatti mi disse che io dovevo votare l'articolo 7, che lui me lo ordinava, e che, anzi, per essere sicuro che quell' articolo fosse votato da tutta la sua parte - i socialisti votarono contro, il Partito d'Azione votò contro, parecchi liberali votarono contro l'articolo 7, cioè contro il Concordato immesso nella nostra Costituzione - avrebbe chiesto l'appello nominale, in modo da poter controllare che ognuno di noi votasse per l'articolo 7.

Teresa Mattei

fine della 1° parte. Seconda parte vedi TERESA MATTEI -2-