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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2013

                     25/4/2013 - QUE SERA', SERA'

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di Roberto Del Buffa


Tra il luglio 1967 e il dicembre 1968, il filosofo Giulio Preti pubblicò una serie di 15 articoli sulla "Fiera letteraria". Furono ripubblicati a Firenze nel 1970 col titolo di uno di loro: Que será, será. Più che di articoli si trattava di brevi o brevissimi saggi, scritti per mettere i lettori di fronte alla possibilità di guardare le cose da un punto di vista alternativo, o almeno diverso, da quello dominante. Dunque per disturbare delle tranquillità e delle certezze, far vedere che quello che appare ovvio e scontato forse non lo è. Lessi il saggio che dà il titolo alla raccolta forse quindici anni dopo la sua pubblicazione in volume. Parlava della contestazione, della tradizione culturale, delle elite, di democrazia e risentimento, in una parola di politica. Apprezzavo troppo il filosofo per respingere la provocazione come tale e quindi mi misi in gioco, cioè sospesi il giudizio e provai ad assumere il punto di vista che Preti proponeva. L'esperienza fu illuminante. Insieme a poche altre (per esempio ricordo cinque anni di amministratore pubblico a Montaione) contribuì a trasformarmi, a farmi diventare adulto, non in senso biologico, ma culturale, il che significa sostanzialmente assumere un costante atteggiamento di critica razionale verso le idee, i valori, le proposte di qualsiasi natura fossero (filosofiche, politiche, culturali, ecc.), naturalmente a partire da quelle che avevo. Le conseguenze furono vistose: come mostra Cartesio, una volta revocate in dubbio le idee più comunemente accettate è difficile fermarsi. Fortunatamente la vita torna a imporsi e, nonostante la sfera teorica sia costantemente impegnata in una spassionata critica razionale, continuiamo ad agire, a relazionarci, a scegliere secondo i nostri sentimenti, la nostra indole, le idee che di volta in volta ci sembrano migliori (o meno cattive delle altre). Ogni volta ci sono amori, affetti, amicizie, impegni, che affrontiamo come meglio possiamo. Ma c'è la consapevolezza che nessuna scelta, nessuna ipotesi, nessuna verità provvisoria, potrà rivendicare una validità assoluta. La verità, ho scoperto, non è nient'altro che questo: un valore primitivo, un ideale regolativo, soggetto esso stesso a sistematizzazioni e adeguamenti (naturalmente, in ambito filosofico, questo concetto andrebbe declinato con una dose notevolmente maggiore di accuratezza). Ci sono espressioni dell'attività umana in cui questo ideale trova una realizzazione alta, come la scienza, e altre in cui dobbiamo muoverci con prudenza, come su un terreno infido. Fra questi la politica. Per questo motivo, da allora, ho sempre visto con preoccupazione il successo di chi sosteneva di conoscere con certezza la verità, soprattutto se ispirata direttamente da una Verità religiosa o filosofica (certo ottenuta in modi incompatibili con una radicale analisi critica e razionale) che, come potete comprendere, rappresenta la perfetta negazione degli ideali che mi sono dato. Pur mancando di questo ultimo elemento fideistico, oggi mi sembra di scorgere un rischio analogo nel successo del Movimento 5 Stelle, ispirato da Grillo. Può darsi che la sensazione sia determinata dal peculiare ed efficace stile comunicativo dell’attore genovese, che francamente mi infastidisce. Oppure dal prevalere, nella percezione mediatica, di una frangia di tifosi (non mi viene un’altra definizione) volti all’annientamento politico degli avversari del movimento, su una maggioranza di militanti idealmente impegnati nel rinnovamento della politica. Ma certo l’attacco personale a cui viene sottoposta metodicamente ogni voce critica, soprattutto sulla rete, non contribuisce a rasserenarmi. Per questo mi permetto di dare un consiglio e un augurio ai pochi giovani lettori che avranno avuto la pazienza di seguirmi fin qui: trovate il vostro momento di riflessione, magari leggete uno o più di quegli articoli di Preti che vi ho ricordato (se riuscite a collocarli nella giusta prospettiva storica), accettate le provocazioni e rispondete argomentando razionalmente le vostre idee o magari cambiatele, se riconoscete di aver sbagliato. Si discute per questo, non per prevalere ad ogni costo. Anche in politica. Poi que será, será.