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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2013

                     25/4/2013 - IL SALASSO DELLE FORMICHE

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Di Gabriele Parenti

Spesso i media riportano che le abitudini degli italiani stanno cambiando. Le cene tra amici si fanno in casa, si recuperano mobili e arredi e addirittura, un Tg scopre che ... si torna dal calzolaio.
Quasi non si sapesse che noi, formiche d’Italia, da sempre le scarpe le abbiamo fatte risuolare, che da sempre facciamo spese con oculatezza, risparmiamo sul riscaldamento senza attendere i decreti governativi, che abbiamo fatto sempre vacanze economiche (ora si dice low cost, che fa più fino).
Considero l’abitudine alla sobrietà una forma di ecologia mentale che ci rende più forti di fronte alla crisi. Ma proprio la difficile situazione dovrebbe indurre un po’ di sobrietà anche nelle istituzioni, che a livello regionale e locale, in altre epoche, ho conosciuto molto più “snelle”. Certo, c’è stata la Bassanini, c’è stata la modifica del titolo V della Costituzione con le maggiori attribuzioni a Regioni ed Enti locali... ma il segreto del federalismo era che alle maggiori competenze avrebbero dovuto corrispondere maggiori risorse. Viceversa, le tasse corrisposte allo Stato non sono diminuite e quelle locali aumentano continuamente.
Per di più, negli ultimi decenni, si sono moltiplicati Enti, Fondazioni, Commissioni, Agenzie, Comitati, con relativi Presidenti, Consigli d’amministrazione, Direttori, dirigenti, con una crescita quantitativa e qualitativa degli apparati.
Nell’estate scorsa si è fatto un gran parlare della spending review; riunioni, commissioni, gruppi di lavoro, convegni... non ho informazioni sugli esiti; sento dire che gli effetti si vedranno nel tempo ed è una spiegazione plausibile... ma qualche riduzione ad effetto immediato c’è stata (ad esempio nella sanità), eppure, nonostante l’aumento della pressione fiscale (vedi addizionali regionali) il debito pubblico ha continuato a segnare nuovi record.
E la pressione fiscale non risparmia il gruzzoletto che le formiche hanno messo da parte per comprarsi la casa o per avere qualche risparmio per la vecchiaia.
Vi ricordate che prima gli interessi sui libretti di risparmio erano tassati al 12,50% e che ora siamo al 20%? E che poi ci sono le imposte di bollo, etc e se si considera che i tassi d’interesse lordi sono pari o inferiori all’inflazione, appare ormai evidente il continuo impoverimento di questo ceto medio basso che finora è stata “l’ossatura della collettività”, proprio per la sua propensione al risparmio.
Oggi si dice da più parti che per far fronte alla crisi chi ha di più deve dare a chi ha di meno: un’affermazione, che sono pronto a sottoscrivere (tra l’altro si rifà ad una frase di S.Paolo) ma occorre precisare chi è che ha di più e chi di meno. Ebbene, i piccoli risparmi dovrebbero essere considerati una riserva “fisiologica” e si dovrebbe guardare invece ai grossi capitali. E non si dovrebbe includere nella categoria delle “rendite finanziarie” i piccoli risparmi messi via lira su lira attraverso sacrifici e rinunce. Ecco perché il passaggio della tassazione al 20% è stato una mazzata.
E poi, (lo dico alla classe politica ma anche al mondo dell’informazione) quando si discute di problemi economici e fiscali, per stabilire chi ha di più cerchiamo di guardare più alla sostanza che alla forma.
Faccio un esempio pratico: da più parti quando si parla dell’IMU si dice e si scrive che le rendite catastali dovrebbero corrispondere ai reali prezzi di mercato. Ragionamento ineccepibile... ma non quando si parla del prima casa, perché chi vive in aree dove i costi delle abitazioni sono alte, oltre a doversi svenare con mutui colossali per comprare un modesto appartamento, avrebbe anche un’ulteriore mazzata IMU. Si dirà: “Ma certo loro hanno in mano un valore maggiore”. Ma quale valore? Se una casa la abiti non è un bene spendibile; dunque tassiamo pure plusvalori o plusvalenze... ma quando si tratta di prima casa non dovremmo aggravare ulteriormente chi già ha subito l’onere di abitare in aree urbane dove i costi delle case sono più alti... ma la classe politica avrà questa sensibilità?
Gabriele Parenti