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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2013

                     4/7/2013 - Castello del Trebbio

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Il bambino portava un vaso, la bambina una ghirlanda; erano doni per la Madonna col bambino, seduta al centro dell’opera del maestro Andrea del Castagno, che l’aveva immaginata in conversazione con San Giovanni Battista e San Girolamo. L’affresco che stavo guardando era una pala d’altare che si trovava nella cappella privata del castello del Trebbio, situato su un colle nei pressi dell’abitato di Pontassieve. Vi ero giunto nel tardo pomeriggio; la primavera stentava ad arrivare e una fitta coltre di nebbia mi aveva accompagnato per tutto il viaggio, impregnando me e il mio cavallo di un’umidità insopportabile; per questo mi fu quanto mai gradito l’arrivo al castello, dove un vivace fuoco in cucina mi ritemprò alquanto. Il padrone di casa mi aveva accolto poco dopo il mio arrivo e mi aveva portato a visitare l’imponente dimora; avevamo fatto un gran giro e dai sotterranei eravamo saliti fino al torrione, passando dal cortile in cui ero riuscito a intravedere i due delfini scolpiti da Donatello nello stemma di famiglia del mio ospite. Ci aveva poi raggiunti un servo annunciando l’arrivo degli altri invitati, che nel frattempo erano già stati fatti accomodare nel salone; lì li avevamo raggiunti ed ero così stato presentato: “Questi è il Capitano Gian Battista da Montesecco, in armi dell’esercito di sua Santità Sisto IV già da vari anni; per mano sua, Lorenzo e Giuliano de’ Medici periranno e così, cacciati i tiranni, la nostra famiglia finalmente governerà Firenze!”
Avevamo cenato nel salone, nel quale un enorme camino acceso aveva fatto del suo meglio per scacciare i brividi dal mio corpo, ma senza riuscirci; a quel punto mi era apparso chiaro che non si trattava di brividi di freddo, né tanto meno di paura, che non mi aveva mai sfiorato in vita mia … erano brividi strani, che mi pervadevano ogni volta che immaginavo la scena dell’uccisione dei due fratelli.
Mi ritrovai di nuovo, nel cuore della notte, ad osservare l’affresco della cappella, scrutando il volto della Vergine in cerca di un qualche segnale che giustificasse ciò che ero chiamato a compiere; non ne trovai nessuno e così tornai, frastornato, nella camera che mi avevano assegnato.
Dopo una notte quasi insonne, poco dopo le prime luci dell’alba mi alzai e mi recai fuori dal castello: la vallata antistante mi si apriva maestosa nonostante la nebbia mattutina, che pareva comunque promettere di alzarsi per farmi godere appieno quello spettacolo meraviglioso; rimasi assorto a contemplare quello spazio immenso, mentre i contadini cominciavano a uscire dalle loro casupole e iniziavano a punteggiare di vita il verde dei campi ; non potevo fare a meno, sempre con crescente disagio, di ripensare al compito che mi attendeva oltre la vallata.
Uccidere Lorenzo e Giuliano, come era stato deciso intorno al tavolo imbandito nel salone la sera precedente … ucciderli di lì a pochi giorni, di domenica, il 26 aprile di quest’anno 1478, nel momento dell’elevazione dell’Ostia durante la Messa cantata nel Duomo di Firenze … io, capitano mercenario, sì, ma non sicario … in un luogo sacro … no, non ce l’avrei mai fatta … inutile tergiversare ancora … gli altri congiurati andavano avvertiti, che si risolvessero altrimenti … avrei fornito loro il mio appoggio, i miei uomini, ma non avrei alzato la mia mano assassina in una chiesa.
Rientrai nel castello, mi recai nuovamente nella cappella e ringraziai la Madonna per avermi consigliato, o, quantomeno, per non avermi incoraggiato.
Uscito dalla cappella incontrai il padrone di casa, lo misi al corrente della mia decisione e aspettai la sua reazione; tacque all’inizio, poi, con tono severo, disse che avrebbe fatto in modo che ad occuparsi della cosa fosse qualcun altro. Dissi che me ne sarei andato, ma Francesco rinnovò l’invito della sera precedente e mi chiese di rimanere; passammo la giornata con gli altri, a definire i dettagli: alla fine fu deciso che l’uccisione di Lorenzo fosse affidata a due preti, mentre a Giuliano ci avrebbero pensato direttamente Francesco Pazzi e Bernardo Bandini Baroncelli.
Fu nuovamente notte, ci salutammo e ognuno si ritirò nelle proprie stanze; sempre pensando a ciò che era stato deciso, mi addormentai. Sognai un magnifico corteo di dame e uomini vestiti a festa che si dirigevano verso l’ingresso della Cattedrale, vidi Francesco abbracciare Giuliano fingendosi amico, in realtà per assicurarsi che non indossasse la maglia metallica … udii le voci melodiose del coro invadere Santa Maria del Fiore mentre alcune dame stavano ancora prendendo posto.
La messa trascorreva solenne, fra canti e letture, fino al momento cruciale … al segnale convenuto, il pugnale del Baroncelli offese il fianco di Giuliano, il quale cadde a terra e ricevette diciannove colpi di spada per mano di Francesco; Lorenzo invece, riuscì a sguainare prontamente la spada e a rispondere all’attacco di Stefano da Bagnone e Antonio Maffei, che riuscirono a colpirlo solo lievemente; Lorenzo riuscì così, con l’aiuto degli amici presenti, a fuggire nella sacrestia.
Io mi ritrovai, non so come, all’esterno della chiesa e, nel tumulto generale, mi allontanai, mentre pensavo che quell’atteggiamento non mi si confacesse … mi sorprendevo a correre, spintonando chiunque rallentasse la mia fuga … io dunque stavo scappando, ma quando mai avrei immaginato una cosa del genere? Mai la vigliaccheria mi aveva sfiorato, né in battaglia, né durante un assedio … che mi stava succedendo? Sentivo che qualcuno mi stava inseguendo, un rumore indefinito e concitato, quello della folla inferocita che pretendeva giustizia per l’attentato ai suoi Signori, una folla informe ma compatta, che aveva deciso di vendicarli e che si ingrossava sempre più nel corso della mia ormai inutile corsa … anche dei cani si erano aggiunti al mio inseguimento, sentivo il loro abbaiare sempre più insistente e vicino …
Ormai era fatta, era arrivata la mia ora; rimasi a terra bloccato, innumerevoli braccia mi trattenevano, enormi pesi mi schiacciavano il petto, le spalle … non respiravo più, la bocca dello stomaco era ormai così compressa che fui assalito da una terribile nausea … sentii sul viso un liquido caldo che scorreva inesorabile … era il mio sangue, versato in modo così improbabile … non una morte gloriosa da soldato mi aveva riservato il destino, ma una morte da vigliacco … dolore, vergogna … non ne potevo più, mi risolsi di salutare il mondo con un grido, più potente e disperato che mai … e gridai …
“Mamma, sei impazzita…? Così spaventi Fuffi!”
“Fuffi, scendi, stai schiacciando la mamma!”
Aprii gli occhi; i miei figli mi stavano guardando con aria assonnata e stupita insieme, mentre Fuffi, il nostro San Bernardo di 70 chili, mi stava addosso, sul letto, leccandomi le guance.
“Ma la folla inferocita …? ”chiesi senza rendermi ancora conto di dove e, addirittura, chi fossi.
“La folla inferocita fra poco busserà alla nostra camera, se non la smetti di gridare!” disse mio figlio maggiore con la sua solita aria scanzonata.
“Mamma, ci sei? - disse l’altro mio figlio ridendo mentre inforcava gli occhiali prendendoli dal comodino – ti ricordi che siamo in vacanza per qualche giorno? Stavi forse sognando di essere in classe, inseguita dai tuoi studenti intenzionati ad ucciderti per vendicarsi dei tuoi voti a Storia?”
“Mi ero addormentato nel castello del Trebbio – dissi cominciando a ricordare in parte – dopo la visita ai sotterranei, la cena …”
“Addormentato? Sotterranei? Ma come parla?” – disse mio figlio grande rivolgendosi al piccolo ridendo.
“Tutti ci siamo addormentati al castello mamma, dopo la visita alle cantine, al salone della congiura, alla cappella … non ti ricordi come ti era piaciuto quell’affresco, o meglio, quel che ne resta? Hai anche detto che volevi andare a vedere l’originale agli Uffizi!” riprese l’altro.
A quel punto ricordai e tutto mi fu chiaro; da tanto tempo desideravo trascorrere qualche giorno nell’agriturismo del castello del Trebbio per vedere tutte le cose di cui avevo letto, nel corso del tempo, nei libri di storia e ultimamente anche su alcune guide turistiche; finalmente avevo qualche giorno libero e avevo deciso di rilassarmi con i miei figli nel verde della campagna fiorentina, a neanche mezz’ora da Firenze.
Al nostro arrivo, avevo chiesto alla proprietaria, la signora Anna Baj Macario, di poter visitare “ i tesori” del suo castello e lei mi aveva gentilmente accontentata. Mi aveva raccontato che le origini del nucleo originario del castello si perdevano nel tempo, ma che certamente la famiglia dei Pazzi avevano cominciato a costruirlo, su qualcosa di preesistente, nel 1184. Dopo il fallimento della congiura, il castello era passato nelle mani dei Medici, ma in seguito era stato restituito; negli anni, aveva ospitato personaggi illustri, come lo stesso Lorenzo il Magnifico, Giovanni dalle Bande Nere, Amerigo Vespucci e innumerevoli ancora. I genitori della signora Anna avevano acquistato quel che ne rimaneva, nel 1968, ristrutturandolo per riportarlo all’assetto originario; in seguito poi avevano iniziato a produrre olio e vino con sconfinata passione; la proprietaria mi aveva poi mostrato, nelle cantine, delle strane intelaiature di legno dove vengono fatte riposare, con diverse inclinazioni, le bottiglie di spumante.
Tutte le notizie che avevo ricevuto durante quell’ interessante visita mi avevano quasi fatto diventare parte di quel luogo fiabesco, trasudante storia da ogni pietra, da ogni particolare.
Raccontai il sogno ai miei figli dopo essermi tolta Fuffi di dosso ed essi risero di gusto; dopo esserci vestiti, uscimmo dalla nostra camera, situata in un caratteristico rustico a pochi passi dal castello e ci affacciammo alla vallata, dove il verde delle vigne si mescolava a quello dell’erba e degli alberi ; il cielo era terso e magnifico, l’aria fresca e pulita; non dovevo prendere parte a nessuna congiura … potevamo tranquillamente andare a fare colazione.
Silvia Barchielli