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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2013

                     4/7/2013 - GRANDE RIFORMA

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AVANTI CON LA GRANDE RIFORMA!
Di Marino Bianco

Piero Calamandrei definì la nostra Costituzione anche come una “polemica”: nei confronti del passato, contro il regime fascista, la dittatura, la privazione della libertà, il disconoscimento dei fondamentali principi di democrazia e la violazione della fragile Costituzione liberale allora vigente (dello Statuto Albertino fu fatta carta straccia).
Fu per necessità di una netta discontinuità e per il ripristino dei diritti di sovranità popolare conculcati, che i Padri costituenti, nella seconda parte della nostra Carta Costituzionale attuarono un sistema istituzionale ispirato al parlamentarismo; e fu varata la coerente legge el ettorale proporzionale pura.
Si voleva che il Parlamento e le altre istituzioni fossero rappresentative di tutte le tendenze ideali, politiche e culturali esistenti prima soffocate con violenza dal fascismo (“le miroir politique” – lo specchio politico – che riflettesse tutte le immagini della realtà politica del Paese).
Su tale ingegneria costituzionale, però, fu proprio Pier Calamandrei ad esprimere, per primo e già in sede di Assemblea Costituente, le sue perplessità, sul piano della efficienza rapidità ed efficacia delle decisioni, della governabilità, e non nascose che avrebbe preferito un sistema maggioritario e presidenziale.
E, infatti, le difficoltà non tardarono a manifestarsi; e negli oltre sessanta anni di vita della Costituzione, si è sviluppato il dibattito sui rimedi, che, però, per superare quelle difficoltà e consentire la formazione di maggioranze politiche stabili, si è limitato alla riforma delle leggi elettorali (dalla legge “truffa” del 1953, al referendum abrogativo delle preferenze) al mattarellum ed infine al vituperato porcellum.
Ma il vero problema non è stato mai risolto: quello dei poteri del Governo, dell'esecutivo, del ruolo del premier (oggi, nel sistema parlamentare, soltanto un primus inter pares), della sua elezione, e del ruolo effettivo del Presidente della Repubblica.
L'indiscutibile esperienza politica, maturata soprattutto degli ultimi venti anni, ben dimostra che con le varie modifiche alla legge elettorale, tutte e soprattutto l'ultima con forte ...sentore di incostituzionalità (a mio parere non solo per la violazione dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza – chi, come alle ultime elezioni politiche ha raccolto il 29,55% del voto espresso dell'elettorato, ha conquistato il 55% di seggi in Parlamento – ma anche per un contrasto evidente con il disegno istituzionale e la distribuzione dei poteri di cui alla Costituzione), le gravi difficoltà della governabilità non sono state superate; e a maggior ragione, non sono state risolte neppure con l'emergere delle leadership trasformate in simboli elettorali e in espresse candidature al premierato (anche ciò con dubbia costituzionalità).
Per converso, negli ultimi tempi si è assistito ad uno sconfinamento nel campo delle scelte politiche e nelle funzioni proprie di governo da parte del Presidente della Repubblica, che per la Costituzione dovrebbe svolgere soltanto un ruolo di arbitro e di garante. Una deriva che molti valutano provvidenziale; ma sarà la Storia, anche prossima, a farci giudicare l'opportunità e la funzione positiva di quanto è accaduto negli ultimi due anni su impulso del Capo dello Stato.
Ma è certo che, per le riforme istituzionali, siamo in forte ritardo (con indubbi riflessi negativi anche sulla situazione economica e sulla creazione di condizioni di sviluppo del Paese).
Gli interventi urgenti in economia (segnatamente per il lavoro) e l'impegno per la riforma della seconda parte della Costituzione (“bella” a suo tempo, ma ora certamente inadeguata, anche se la si confronta con i sistemi degli altri Paesi della Comunità Europea) devono – ha mio parere – marciare di pari passo.
Così come logicamente l'attuale Governo appare deciso a fare, e il sostegno non deve mancargli: l'esito delle stesse recenti elezioni amministrative parziali sicuramente ha rafforzato l'attuale esecutivo delle “larghe intese”(sempre che le vicende giudiziarie del capo dell'altro grande partito della coalizione “emergenziale”, non ne compromettano la tenuta), ed ha ridotto le velleità di chi vorrebbe subito una semplice modifica del porcellum, nella non celata speranza che il Governo cada presto, senza poter assolvere al “cronoprogramma” di diciotto mesi, e che quindi si debba tornare alle elezioni (con una chance per improbabili candidati premier, che ogni giorno scalpitano!).
I lettori de il “Laburista” conoscono già la mia opinione: la grande riforma non può che essere l'introduzione del semipresidenzialismo, l'elezione diretta del Capo del Governo o dello Stato (fanno sorridere le strumentali preoccupazioni interne al PD che l'ottantenne presidente del PDL possa approfittare di quella strada per una nuova dittatura, e devono essere giudicate paraventi a concezioni conservatrici).
Occorre una forte e univoca volontà politica delle forze che hanno dato vita alle “larghe intese”, e un preciso indirizzo, per una decisione che è tutta politica, al costituito comitato dei “saggi” (forse, ultroneo e pletorico: il problema appunto non è tecnico, ma quello di compattare sull'obbiettivo della grande riforma la maggioranza che ha espresso il Governo).
Dunque, ben vengano e non si rinviino oltre le indispensabili misure economiche anticongiunturali (la recessione è sempre più grave); ma se non si cambia il sistema di Governo – anche per una maggiore autorevolezza del nostro Paese verso l'Europa – e tutto si dovesse risolvere ancora una volta in una modesta riforma elettorale, saremmo costretti a continuare il balletto sull'orlo del baratro!
Marino BIANCO