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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2013

                     19/9/2013 - LIDIA COLLA

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Scrittrice e poetessa
Intervista di Elena Lara Mariotti
QUATTRO PASSI NEL TUO CUORE
Ciascuno di noi è un mondo: piccolo viaggio tra la gente del nostro territorio.
La poesia “È un seme, che cresce nel cuore, come un bambino nell'utero. E tu lo alimenti facendo uno scavo profondo, per cogliere l'essenza delle cose” sussurra Lidia Colla, donna delicata e discreta, di una semplicità elegante, comune solo alle persone di indole nobile e personalità adamantina. Acuta osservatrice della vita, con i suoi occhi di poeta, Lidia affila le parole che poi irrompono nei luoghi comuni del quieto vivere, nei piccoli squallori delle trascinate esistenze e scopre il gioco degli inganni, svela la scomoda verità. Ma alla straordinaria sensibilità di Lidia non sfugge certamente la bellezza, che sa cogliere in ogni piccola cosa. E dolce ci appare il suo ricordare l'infanzia, preziosa memoria che ci ancora alle nostre radici... Lidia Colla, scrittrice, poetessa, vive tra noi a Pontassieve. Ha ricevuto significativi riconoscimenti letterari, ma soprattutto ha ricoperto un ruolo importante per la nostra collettività, come insegnante e preside della Scuola Media (anni '64-'82).
Lidia, la sua vita è stata dedicata intensamente all'insegnamento, ma che cosa, invece, hanno insegnato i nostri ragazzi a lei?
Quando arrivai da Torino a Pontassieve, la mia parlata era corretta, si, ma con i difetti del “ non toscano”; i ragazzi me lo facevano notare e con loro ho imparato la giusta fonetica. Ma soprattutto mi hanno insegnato a capirli, a quali strumenti dovessi mirare perché si avvicinassero di più ai testi. Grazie a loro ho capito l'importanza del lavoro di gruppo, che ha ottimizzato la comunicazione e l'educazione. Li ho sempre incoraggiati a cercare la verità nelle cose, anche attraverso un Giornalino che ciclostilavamo a scuola, affrontando temi anche impegnativi. Ad un concorso il nostro Giornalino non fu accettato, i ragazzi seppero superare questo rifiuto, questa sconfitta, elaborando la sofferenza, insegnando a tutti che nelle avversità deve sempre prevalere la speranza.
Si assiste oggi ad uno “scollamento” tra giovani e anziani, una distanza che a volte pare incolmabile. Quali le responsabilità e che fare?
Mi faccia pensare ... Credo che noi anziani, e quindi vecchi, abbiamo delle grosse colpe: non sempre riusciamo a legarci al “tempo nuovo”. Forse non abbiamo strumenti: l'importanza della scuola, delle istituzioni è anche quella di munire l'anziano di questi strumenti, per seguire i giovani, affinché il solco non diventi troppo profondo tra le generazioni. L'anziano da parte sua deve avere la forza di “capire il mondo che si muove”, deve credere e sperare anche da vecchio, ma anche coinvolgere i giovani nel ricordo... ecco l'importanza della scrittura! Bisogna annotare le cose vissute; la scrittura si può esprimere anche attraverso la poesia,come rielaborazione della sofferenza.
Nelle sue poesie il dolore è una traccia ricorrente, certo la sua particolare sensibilità le farà cogliere gli aspetti più sottili della sofferenza umana: violenza, cattiveria, prepotenza, sopruso. Come donna, cosa ne pensa di questo momento così drammatico per l'universo femminile, e non solo ?
Sembra un gioco di parole, ma penso che la violenza contro la donna nasce anche dalla determinazione della donna stessa di non accettare più la violenza. Prima la donna subiva in silenzio; la consapevolezza del proprio valore di persona, dei propri diritti, l'ha resa più forte. Ma non si è mai arrivati ad una vera forma di rispetto per questa creatura.
Nel libro Essere Donna troverà un concetto: l'uomo deve acquisire ancora la consapevolezza della propria componente femminile; se considera “femminilità = debolezza” , sarà sempre portato a sopraffare. Di contro la donna deve rifiutare certi atteggiamenti difensivi, subdoli, o furbeschi , che erano la sua unica strategia di autotutela; deve invece puntare a difendere la propria dignità. L'uomo deve ancora “maturare” questo senso del rispetto e sentire in sé ,come un valore naturale, la propria parte femminile.
L'amore, questo latitante nel mondo moderno... E' vero che l'amore cambia, si trasforma, si traveste, ma perché ce n'è così poco tra noi, forse amare ci fa paura perché ci rende fragili e vulnerabili?
Dell'amore sento...carenza. Non c'è coscienza di questo sentimento, o diventa pietà, o commiserazione, o solo desiderio di dare aiuto, ma non ha quelle radici profonde che derivano dalla consapevolezza che siamo tutti fratelli. Sento che c'è la tendenza alla sopraffazione dell'altro, per affermare la propria individualità... poi, magari, si fa l'elemosina!
Quale futuro, quale speranza, dunque, per questa umanità?
La società di oggi rischia di inaridire e condurre l'uomo molto lontano dalla meta alla quale tende per natura: la felicità.
Questo anche perché l'uomo è considerato dalla tecnologia, che è sinonimo di progresso, uno strumento.
Inoltre certi aspetti del comportamento umano di oggi scaturiscono dal pensiero che la vita sia una competizione: da qui nasce la meschinità, il conflitto, l'infelicità. Nonostante tutto io ho fiducia nell'uomo.
La speranza è nel rapporto di comprensione e di amore, nel senso profondo del rispetto della sofferenza. Senza questo non c'è futuro. E' un fatto di consapevolezza e anche di cultura.

Lidia si alza dalla sedia, dispone la tavola per il tè e porta cioccolato all'arancia...lo assapora. Gli occhi le brillano. Come volesse farmi omaggio di un pezzetto della sua storia più cara, mi indica una foto in un portaritratti. C'è suo padre in quella foto, Giovanni Colla, Maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, in sella al cavallo Plutone - con il quale ha vinto a Napoli il primo premio al Concorso Ippico Nazionale del 1933 – nell'atto di ricevere dal Principe Umberto la medaglia d'oro. Non posso che constatare quanto la fierezza e l'eleganza di quell'uomo siano qualità di famiglia. L'atmosfera è piacevole, tanto piacevole che mi accorgo di aver “trasvolato” l'argomento poesia . Forse accade che trovarsi davanti ad una persona così “intensa”, come Lidia, susciti la voglia di fare un giro più profondo di quel mondo, per accedere subito alle sue verità. Per farmi perdonare, leggeremo insieme due sue poesie, tratte dal libro Giochi di luce e d'ombra (Ed. Albatros).


TI HO FATTO, FIGLIO
Ti ho fatto, figlio, tenero
come ali di colomba.
Ti ho parlato dell'uomo.
Ti ho parlato di un mondo giusto,
o che tale poteva diventare.
Ti ho parlato,figlio,
di libertà e di amore.
E invece
dovevo metterti artigli
e un becco aguzzo.
Dovevo farti uno stomaco di struzzo,
per digerire i sassi da ingoiare...
Mostrarti le tortuosità dei sentieri,
dirti che non tutti, al mondo,
sono uomini veri.
E io...ti ho indicato le stelle.
C'E' SILENZIO
C'è silenzio nel condominio,
ora che non ci sono più bambini,
e i giovani se ne sono andati …
E per tornare
aspettano la volta dei vecchi,
ché c'è penuria di case.

Lidia Colla è nata a Roma, si è laureata in lettere classiche a Bologna, ha lavorato a Milano presso la casa editrice Fabbri, e poi si è trasferita a Torino, Firenze, Pontassieve. La scuola ha impegnato per molti anni la sua vita, come insegnante e preside, ma ha sempre trovato spazio per la poesia. Ha pubblicato:
Giochi di luce e d'ombra
Essere donna – ovvero – Aznareps, il volo della speranza
Il mostro e i suoi mostrilli.