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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2013

                     19/9/2013 - FRASCOLE ETRUSCA

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l’area archeologica di San Martino a Poggio



Dal 6 luglio scorso l’area archeologica di San Martino a Poggio è nuovamente fruibile dal pubblico.
Nella mattinata, nella sala consiliare del Comune di Dicomano, presieduta dal sindaco Ida Ciucchi, si è tenuta la cerimonia inaugurale a cui ha partecipato tra gli altri la dott.ssa Laura Paoli – Direttore del Museo archeologico Comprensoriale del Mugello e della Val di Sieve - che ha illustrato i risultati preliminari delle ultime indagini archeologiche del sito.
Sono seguiti interventi di autorità della zona. Poi la visita guidata al Museo archeologico comprensoriale che ha sede nei locali a piano terreno del comune di Dicomano.
I lavori, terminati dopo tre anni dal loro inizio, sono stati resi possibili grazie all’assegnazione del contributo regionale per la cultura che è stato ottenuto su presentazione da parte del comune di Dicomano di uno specifico progetto, con la partecipazione della Regione Toscana per il 60% e per il restante 40% a carico del comune. I lavori, che hanno visto la presenza della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, nella persona dell’Archeologo ispettore Luca Fedeli, hanno visto impegnati a vario titolo il direttore dei lavori Stefano Crivelli, la ditta M.B.F. di Arezzo, vincitrice dell’appalto, l’archeologa Laura Paoli, in qualità di consulente scientifico, l’assistente tecnico per il restauro Giuseppe Barsicci e il Gruppo Archeologico Dicomanese.
San Martino a Poggio (loc. Frascole), oggetto di indagine archeologica della Sovrintendenza per i beni Archeologici della Toscana dalla fine degli ’70 ad oggi, è l’unico sito fruibile nel Mugello e nella Val di Sieve.
Il Poggio a circa 470 m s.l.m., dominante su tutti i versanti, conserva nella parte sud, i resti della chiesa di San Martino (metà XIII-metà XV secolo) frequentata fino ai primi dell’Ottocento. La chiesa confina a nord con un edificio etrusco, a pianta rettangolare (m 32x m 12), costruito a secco con blocchi e lastre di arenaria locale. Questa struttura, dalle possenti mura conservate in elevato a 3-4 m, orientata con i lati lunghi N-S ed i brevi E-W è divisa all’interno in tre vani quadrati.
Fino ad oggi, benché sia stata terminata l’ultima esplorazione, non è stato risolto il problema della funzione di questa struttura. Benchè l’esplorazione sia durata circa 3 anni, tra gli studiosi della Sovrintendenza e quelli di Etruscologia, dell’Università di Firenze facoltà di Lettere Antiche, rimane il problema della funzione di questo sito. Gli studiosi della Sovrintendenza, suppongono che questo sito avesse una funzione di guardia, con presenza di soldati a sorveglianza del territorio, vista la posizione di questo (passo della Consuma, di Croce ai Mori, passo della Futa). Infatti dal sito di Frascole nelle giornate chiare si può benissimo vedere l’Abetone coperto di neve.
L’Università di Firenze, invece sospetta che tale struttura fosse adibita a luogo sacro e di culto, importante per la zona. Però in base ai reperti ritrovati non ci sono elementi da poter confermare la funzione di luogo di culto. Gli studiosi non hanno ancora sciolto questo nodo.
Il Dr. Giuliano de Marinis, il maggior archeologo della Sovrintendenza di Firenze, che ha seguito costantemente le indagini dal 1978 in poi, ha sempre sostenuto che questo sito fosse adibito alla funzione di sorveglianza. Tuttavia il sito non sarebbe stato portato a compimento per i materiali scadenti usati (pietra arenaria molto friabile) e le maestranze del luogo non idonee, oltre ai problemi sismici della zona.
Le ultime indagini (2010 – 2013), hanno riguardato l’interno dei tre vani, in cui sono emerse rare strutture della fine del IV sec. a. C. in mattoni d’argilla. I muri d’argilla inoltre sono rivestiti di un intonaco con uno spessore di cm 1 – 1,50. Tale intonaco è costituito da argilla mischiata con laterizi (frantumati/macinati).
Nel vano est, oltre al muro di argilla che divide l’ambiente in due settori e ha un’apertura al centro di circa 1,50 m, sono state individuate due lunghe travi in quercia che si presume sostenessero parte della copertura.
Il vano ovest ha restituito due analoghe strutture in argilla, una orientata N-S con apertura al centro di circa 0,90 m. ed altra perpendicolare alla precedente, con un accesso di 0,80 m. Addossato al muro sud dell’edificio monumentale e da questo tagliato, c’è un focolare di mattoni, rettangolare, aperto davanti, nel cui interno è stato trovato un fondo di un grande contenitore. Tale reperto, come altri rinvenuti durante questi anni a San Martino a Poggio, sono esposti nel Museo Archeologico Comprensoriale a Dicomano.
La sommità dell’ambiente centrale era un vero e proprio cimitero medioevale.
Altre strutture in argilla, ormai distrutte, sono tra la chiesa e il muro Sud del monumento, dove si segnala una sorta di “colonna” in argilla.
La costruzione monumentale della metà del III secolo a.C. ha inglobato e distrutto parte del preesistente abitato. Probabilmente l’edificio non venne mai terminato.
G.C