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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2013

                     26/10/2013 - IL SIGNORE DI CASTIGLIONCHIO

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IL SIGNORE DI CASTIGLIONCHIO.


Seduta su una comoda sedia imbottita, nel bellissimo salone di Ser Lapo da Castiglionchio, nel suo castello nei pressi di Rosano, mi godo il caldo fuoco scoppiettante nel grande caminetto; dalle belle finestre la luce stenta ad entrare; si sta facendo sera e mi riposo, attendendo i miei uomini: il mio amatissimo marito, che fra poco dovrebbe essere di ritorno e il mio minuscolo ometto che dovrebbe nascere a giorni; almeno, così dicono le donne che mi circondano; secondo loro, la forma della mia pancia annuncia un maschio. Alcune di loro hanno addirittura previsto la data della sua nascita: fra una settimana esatta, l’undici novembre 1380.
Ricchi arazzi, bellissimi quadri e preziosi candelabri d’argento mi tengono compagnia mentre ripenso a due anni fa, quando è iniziata la mia fortuna.
Avevo saputo che si cercavano braccianti stagionali per la vendemmia in questa importante fattoria e mi ero presentata assieme ad alcuni miei compaesani, uomini e donne; fummo presi tutti, consapevoli che saremmo tornati a Ponte a Sieve dopo un mese circa, alla fine della vendemmia.
Il primo giorno trascorse tranquillo; il tempo era bello e la compagnia piacevole; nonostante il duro lavoro, ero allegra e felice; nella tarda mattinata del secondo giorno, mentre ci godevamo il breve tempo che ci era stato concesso per mangiare, seduta fra i filari con le mie compagne, vidi passare un cavallo, a pochi metri da noi, con in sella il più bel giovane che avessi mai visto. Era moro, con dei bellissimi ricci; gli occhi dovevano essere chiari, perché splendevano alla luce del sole; i suoi denti bianchissimi mi apparvero quando, vedendomi, indugiò, tirò le redini, si soffermò e mi sorrise. Ero considerata da tutti la più bella ragazza del paese e avevo tanti pretendenti, ma mai nessuno mi aveva guardata così; il giovane era senza camicia e i suoi muscoli possenti mi colpirono; capii immediatamente che doveva trattarsi di uno dei figli dei padroni; il suo portamento nobile mi aveva svelato i suoi natali; chiesi ad una donna della fattoria, che era accanto a me, di raccontarmi qualcosa dei signori di quel luogo.
L’anziana donna, che lavorava lì da una vita, mi raccontò che quel castelletto a una quindicina di chilometri da Firenze, dopo essere appartenuto alla nobile famiglia guelfa dei da Quona, era adesso di proprietà di un famoso giureconsulto: Messer Lapo da Castiglionchio, per l’appunto; egli dapprima era stato uomo di lettere, tanto importante da essere addirittura amico di Petrarca e Boccaccio, poi aveva studiato legge a Bologna; avendo assunto gli ordini minori, era stato pievano in una delle chiese che sorgevano nei possedimenti di famiglia, ma in seguito aveva smesso gli abiti talari per poter sposare Margherita di Bernardo di Benincasa Folchi, per ragioni dinastiche, poiché la sua famiglia abbisognava di eredi. Dopo i recenti fatti derivanti dal tumulto dei Ciompi, Lapo, strenuo difensore dei diritti della nobiltà, era stato esiliato prima a Barcellona, poi con un proclama successivo gli era stato proibito di avvicinarsi a meno di duecento miglia da Firenze.
Mi guardai intorno: la possente torre svettava nel cielo limpido, mentre le altre costruzioni sembravano riverirla, pur nella loro maestosa e imponente bellezza.
Era mai successo che un signore di quella casata si fosse innamorato di una contadina e ne avesse fatta la sua sposa? Chiesi ad un tratto alla donna che si stava riposando appoggiata ad una vite. -Innamorato non lo so; quello che è certo è che nessun signore si sposerebbe mai con una contadina, per quanto bella possa essere!- rispose la donna ridendo.
Nel frattempo il giovane Signore passò di nuovo, tenendo il cavallo al passo; ancora si soffermò davanti a me e di nuovo mi sorrise; il cuore iniziò a battermi all’impazzata. La scena si ripeté il giorno successivo e per molti altri ancora; una mattina trovai un mazzolino di fiori su una panca di legno posta all’uscita della stanza in cui dormivamo noi donne; lo presi e mi guardai intorno; il giovane era poco distante e come sempre mi sorrideva. Mi avvicinai ed egli, venendomi incontro a sua volta, mi baciò. Poi si allontanò improvvisamente; per tutto il giorno, sognai ad occhi aperti e immaginai la mia nuova vita: sarei vissuta nel lusso e nella ricchezza, accanto ad uomo magnifico e innamorato.
Anche quel giorno il giovane passò a cavallo fra i filari; arrivato davanti a me, si fermò e smontò; si incamminò in direzione della donna alla quale avevo chiesto informazioni nei giorni precedenti, la prese per mano e con lei mi raggiunse; la donna mi sorrise a sua volta e mi disse:
-Mio figlio avrebbe qualcosa da dirti … e io sono d’accordo.-
-Tuo figlio?- dissi avvampando.
-Sì, è il maniscalco della fattoria; si occupa dei cavalli dei signori; è bravo nel suo lavoro e gode di molta stima.-
Guardai negli occhi il ragazzo; il ricordo del suo bacio mi dava ancora i brividi e, quando mi prese la mano fra le sue, dimenticai immediatamente gli agi e le ricchezze sognati; mi immaginai d’un tratto circondata da pareti di pietra annerite da un grande focolare; vidi una nidiata di bambini urlanti che si contendevano le mie attenzioni; vidi un uomo bellissimo che mi abbracciava; sorrisi alla donna e accarezzai il volto di suo figlio, che non disse niente e mi baciò di nuovo. Tutti coloro che avevano assistito alla scena si congratularono con noi e un applauso generale accompagnò quel momento indimenticabile.
Pochi mesi dopo, nella chiesetta di Santa Maria, all’interno delle mura del castello, ho sposato il mio bellissimo “Signore” e siamo andati ad abitare in una delle case coloniche della fattoria, poco distante da qui; adesso sono una delle tante donne che si occupano delle pulizie delle stanze padronali; stasera ci sarà una cena nel salone e mi hanno ordinato di accendere il fuoco; mi sto riposando un attimo prima di tornare a casa; ultimamente mi stanco facilmente.
Osservo gli arazzi, i quadri e i candelabri d’argento: forse saranno ancora qui fra centinaia di anni, in questa villa-fattoria cui auguro infinita prosperità; chissà se sguardi ammirati si poggeranno ancora su di loro, mentre cauti passi calpesteranno questi consunti pavimenti; chissà se fra tanti anni rimarrà una vaga memoria di chi trascorse a vario titolo la propria esistenza fra queste mura …

Silvia Barchielli