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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - SPECIALE 110 ANNI DEL PSI

                     29/5/2003 - Socialismo vivo

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di Marino Bianco
IL SOCIALISMO E’ VIVO
ASPETTA CHI NE IMPUGNI IL VESSILLO
(Intervento di Marino Bianco al convegno «110 anni del PSI»)

Questo nostro convegno non può essere la commemorazione del socialismo che, nel nostro Paese, non c’è più. A distanza di 110 anni dalla fondazione del Partito Socialista, correttamente si deve parlare soltanto di storia conclusa – purtroppo! – del PSI.
E’ soltanto il PSI che non c’è più. Né ci sono eredi riconosciuti e riconoscibili. Tale non è lo SDI, tale non è il Nuovo PSI, microformazioni di nessun rilievo. Né l’eredità è stata raccolta, «per rappresentazione» continuando nella metafora successoria, dai DS, che si costituirono dichiaratamente per essere il nuovo partito italiano del socialismo europeo, ma, almeno fino ad oggi, non sono riusciti ad esserlo.
Il patrimonio di idee, di lotte politiche, di conquiste sociali, di militanza, di consensi nell’opinione pubblica e nell’elettorato, messo insieme in oltre cento anni di storia dal Partito Socialista Italiano (Turati: «il socialismo ha trasformato in Italia la plebe in popolo»), è ancora disperso.
Un danno enorme per la società civile e la politica del nostro Paese.
Il contributo del Partito Socialista alla costruzione della nostra «repubblica democratica fondata sul lavoro» è stato essenziale, per l’affermazione dei diritti individuali e collettivi, per la laicità dello Stato, per lo sviluppo della scuola pubblica e dell’istruzione, per la redistribuzione della ricchezza e per il sistema di protezione sociale, per la partecipazione dei cittadini e per la realizzazione delle autonomie.
Una fine, tragicamente nel momento in cui, con la caduta del muro di Berlino e con il definitivo tramonto del «paradiso terrestre» costituito dal cosiddetto «socialismo reale» (comunismo di matrice sovietica), il PSI, pervenuto fino ad una percentuale elettorale del 15% (si stavano riequilibrando le forze nei confronti del PCI), avrebbe potuto coronare l’obbiettivo, perseguito per quasi un secolo, di legittimarsi, grazie alla propria storia e alla propria acquisita autonoma identità, come autentico rappresentante del socialismo democratico e riformista, accrescere il proprio effettivo ruolo e il proprio peso tra le forze democratiche e progressiste e nei confronti di quelle conservatrici e moderate.
Di quella crisi mortale, responsabilità politica grande fu del suo «leader» di allora, che aveva voluto ergersi a padrone assoluto del PSI; e di quel gruppo dirigente allargato che, colpito Bettino Craxi, lasciò tutto si disperdesse, come succedeva alle orde dei barbari quando veniva tagliata la testa al capo. Non si seppe – o non si volle – fare quadrato intorno a quel patrimonio. Ci si divise nell’invettiva reciproca, nel rendimento dei conti, nel vittimismo verso gli avversari esterni. E questi si fecero forza di quell’implosione.
Non si riuscì a mantenere insieme lo «zoccolo duro» dei socialisti veri, intorno al quale ricostruire una riscossa dopo quella sconfitta : ci lasciammo sommergere dall’onda giudiziaria, quando invece avremmo dovuto individuare le ragioni politiche di quella crisi, le colpe nostre e le strumentalizzazioni altrui, e compiere uno sforzo di rigenerazione, come è avvenuto per altri partiti socialisti europei pur colpiti da fenomeni degenerativi.

Ma è il senno del poi. Ed a nulla varrebbe tentare di fare oggi ciò che allora non si fece. A niente può servire discutere su quali approdi di quelli raggiunti, nella diaspora socialista, siano stati i più giusti, i più coerenti. Né mette conto parlare della assurda deriva di centro-destra (qualcuno valutò che il 70% dell’elettorato si orientò, anche per rancore, verso Forza Italia, e che il 70% dei dirigenti si disperse nelle varie nuove formazioni.
Quel Partito, dalla storia orgogliosa e per il quale molti di noi sentivano l’orgoglio dell’appartenenza, non c’è più. Né dalle sue ceneri può rinascere, come l’araba fenice. Ma appunto sarebbe un grave errore pensare solo alle commemorazioni, e ritenere che con la fine del PSI sia da archiviare l’idea socialista.
Poiché se a Roma nel 1993 è morto quel partito, che era nato nel 1892 a Genova, il socialismo è invece vivo e vitale, ancorché estremamente diffuso e talora indistinto, nel nostro Paese; la tradizione socialista e i valori socialisti sono presenti e radicati nella nostra società, anche se non emergono con chiarezza nelle formazioni partitiche di sinistra. Anche se oggi c’è chi, addirittura, si studia di non usare il termine «socialismo», e lo sostituisce con l’anodina o plurivalente espressione di «riformismo».
Ma se il socialismo…
…è la libertà dell’individuo, che non deve essere sfruttato, per il quale la società deve garantire non solo che non leda la libertà altrui, ma piene e pari opportunità rispetto agli altri (uguaglianza);
…è assicurare alla persona la propria formazione, la compiuta estrinsecazione delle sue capacità specifiche attraverso il lavoro, il conseguimento dei traguardi personali che merita (meritocrazia);
…è mettere, dunque, il diritto al lavoro al centro dell’economia, che è l’attività essenziale nelle relazioni sociali (laburismo);
…è dare a tutti sicurezze, non solo contro la violenza interna ed esterna, ma appunto del lavoro, della casa, della salute, della protezione nei momenti difficili del proprio vissuto personale (ciò che chiamavamo «Welfare»);
…è organizzare lo Stato come «Stato dei servizi», per la soddisfazione dei reali bisogni della gente, alieno da interferenze ideologiche o peggio ancora religiose (laicità);
…è attribuire alle istituzioni non già la direzione bensì il controllo dell’economia, per evitare l’accumulo delle ricchezze, anzi per ridistribuire le ricchezze e per eliminare condizioni socio-economiche di disagio e di emarginazione (solidarietà);
…è, oggi, proiettare l’impegno di questi valori al di fuori degli ambiti nazionali o continentali, pensando ed operando in termini mondiali o globali (globalizzazione dei diritti);
…è affidare alla pratica concreta di questi valori la remozione delle cause dei conflitti tra le nazioni e tra i popoli e il consolidamento della pace (pacifismo attivo e non solo morale)….
….Se il socialismo è tutto questo…
…allora il socialismo è vivo e vitale, come è manifestato dai movimenti che si agitano nel nostro stesso Paese, e che conclamano quei valori. E c’è il socialismo anche nelle fasce estreme di quei movimenti; anche nella protesta quando essa nasce dall’ansia di giustizia.
Manca, però, un vero nuovo soggetto politico socialista, che sappia essere strumento di sintesi di questi nuovi fermenti sociali; manca una classe dirigente non burocratizzata ed autoreferenziale, che sappia dare – come diceva Pietro Nenni – sbocco politico alle azioni di massa, ed elaborare un partecipato progetto politico ed ideale, che soddisfi soprattutto le sensibilità anche utopiche delle nuove generazioni.
Forse, noi epigoni del vecchio PSI siamo quelli meno affetti da burocratismi e… apparatopatie; abbiamo fatto all’interno di quel Partito esperienze di vera democrazia (quanto al confronto delle idee), più di quanto l’abbiano permesse i «centralismi democratici» di altre formazioni politiche. Il nostro «DNA» è più libertario, laico, passionale, radicale, ugualitario, garantista, solidaristico anche umanitariamente oltre che scientificamente, di altre storie tradizioni e culture che oggi pur si richiamano al socialismo.
Dovremmo trovare la forza, laddove militiamo, di convincere gli altri a raccogliere quelle spinte della cosiddetta «società civile «, non in maniera acritica ovviamente, metabolizzandole politicamente, e sospingendo all’unità della sinistra sui valori immanenti del socialismo. O, se non passasse la nostra azione per linee interne, dovremmo stimolare la creazione di qualcosa di diverso, per poter veramente affermare che – come in tanti altri paesi del mondo e soprattutto in Europa – anche in Italia continua la storia del socialismo, con una grande nuova aggregazione che effettivamente vi si ispiri, e senza della quale sarà molto difficile creare l’alternativa all’attuale involuzione politica nel nostro Paese.

(Marino BIANCO)