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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2013

                     26/10/2013 - SALVADOR ALLENDE

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Settembre 1973 – 2013


11 settembre scorso ricorre il 40° anniversario della morte del Presidente Salvador Allende che nel massimo rispetto delle leggi costituzionali aveva cercato di allargare la democrazia economica avviando la riforma agraria e favorendo gli strati più poveri della popolazione.
L’elezione di Allende alla presidenza del Cile, è stata per l’Europa, per il nostro Paese, o meglio per quella parte d’Europa e d’Italia che cercava di cogliere le ragioni più autentiche delle proteste studentesche di quegli anni e ne respirava le fortissime tensioni ideali, è stata il segno che l’utopia veniva chiamata a trasformare la realtà.

Salvador Allende nacque a Valparaiso (Cile) il 26 giugno 1908, figlio di Laura Gossan Uribe e Salvador Allende Castro. Ma l’influenza più importante è quella del nonno paterno Ramon Allende Palladin, medico famoso, senatore per il partito radicale.
Allende fin dall’università si interessò alla politica attiva, diventando presidente della Federazione studentesca giovanile, prendendo parte alle lotte contro la dittatura di Carlos Ibañez del Campo, nei primi anni trenta.
Dopo la laurea in Medicina e un posto come anatomo-patologo, nel 1933 Allende partecipò alla fondazione del Partito socialista cileno. Nel 1936 diventò vicesegretario e fu tra i fondatori del Fronte Popolare, coalizione di radicali, socialisti, comunisti e democratici, vittorioso alle elezioni del 1938. Nel governo del presidente Aguirre Cerda, Allende ricoprì l’incarico di ministro della salute a soli 30 anni.
Intanto continuò la sua ascesa nel partito socialista, fino a diventarne segretario generale nel 1942. Senatore della Repubblica dal 1945.
Allende viene candidato alla presidenza dalla coalizione di sinistra nel 1952, nel ’58 e nel ’64. Il 4 settembre del 1970, a capo della coalizione di Unidad Popular vince le elezioni col 36,6%. Perché Allende possa diventare il primo presidente socialista del Cile, Unidad Popular ha bisogno dell’appoggio della D.C. Il 4 novembre del 1970, con di voti della Democrazia Cristiana e di Unidad Popular Allende viene eletto presidente. Il 6 novembre 1970 nasce il primo governo della sinistra. Ne fanno parte quattro operai, comincia la via cilena al socialismo.
In quegli anni fu avviato un programma di nazionalizzazione delle principali industrie private, fra cui le miniere di rame fino ad allora sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda (aziende statunitensi), si diede mano alla riforma agraria, viene creata una sorta di tassa sulle plusvalenze. Il governo annunciò inoltre una sospensione del pagamento del debito estero e al tempo stesso non onorò i crediti nei confronti dei potentati economici e dei governi esteri. Tutto ciò irritò fortemente la media e alta borghesia e determinò la crescita della tensione politica nel paese, oltre ovviamente a creare un discreto dissenso internazionale. Allende iniziò la nazionalizzazione delle banche, delle compagnie di assicurazione e, in generale, di tutte quelle attività che condizionavano lo sviluppo economico e sociale del paese. Tra queste la produzione e la distribuzione di energia elettrica, i trasporti ferroviari, aerei e marittimi, le comunicazioni, la siderurgia, l’industria del cemento, della cellulosa e della carta. Nel 1973 lo Stato controllava il 90% delle miniere, l'85% delle banche, l'84% delle imprese edili, l'80% delle grandi industrie, il 75% delle aziende agricole ed il 52% delle imprese medio-piccole.
In questi tre anni, le difficoltà della congiuntura economica, il boicottaggio messo in atto dagli americani, nell’esplicito ed ormai accertato intervento degli Stati Uniti, gli scioperi orchestrati ad arte, un’economia stremata e un paese devastato dai disordini, portarono agli eventi del’undici settembre quando, i capi golpisti di forze armate, marina, aeronautica e esercito, sotto la guida del generale ribelle Pinochet, attaccarono il palazzo presidenziale della Moneda.
Allende, tradito dai suoi generali, sotto i bombardamenti, con uno sparuto gruppo di fedelissimi della polizia civile a difenderlo, rifiuta di fuggire, di mettersi in salvo. Lui il pacifista, imbraccia per la prima volta un mitra per difendersi. Poi, finge di arrendersi, fa uscire i suoi, e si suicida. Il Cile precipita nella dittatura, cominciano gli arresti, le torture, le sparizioni, gli omicidi dei dissidenti.
Nel rendere omaggio al socialista, al Presidente Allende si riporta un estratto delle sue ultime parole pronunciate attraverso i microfoni di radio Magallanes.
...”Lavoratori della mia patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro, in cui il tradimento ha la pretesa di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l'uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”.... G.C