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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2013

                     26/10/2013 - GUERRA IN SIRIA:

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LA NATO DOVEVA INTERVENIRE?
Di Mauro Messeri


L’ormai apparentemente infinita e sanguinosa guerra civile scoppiata in Siria nonchè gli alti momenti di tensione internazionale che seguono ogni evento bellico che si verifica in un paese rispetto a cui vi sia una pluralità di interessi geopolitici per le grandi potenze del mondo, hanno riproposto il dilemma degli interventi NATO ed in particolare sull’an e sul quando.
E’ nota ormai la diversa posizione assunta dai leader delle grandi potenze europee in merito all’intervento diretto in Siria per tentare di porre fine al conflitto, ma certamente l’impiego di armi chimiche da parte del regime di Assad ha scatenato il dibattito sul se la Nato, oltre a dichiarare la riprovevolezza e la condanna criminale del gesto (del quale peraltro non esistono prove), avrebbe trovato in ciò la legittimità (o il pretesto….) per un intervento diretto nel paese. La capacità, infatti, di interporsi tra nazioni belligeranti -tra loro o al loro interno come in questo caso- finissimo quanto delicato lavoro diplomatico di concerto con le varie componenti europee, han sempre richiesto all’Organizzazione un ruolo primario assai delicato.
Dalla Nato sono trapelate, infatti, alcune posizioni sulla questione Siria all’indomani del paventato impiego del gas chimico sui civili: “Qualsiasi impiego confermato di armi chimiche sarebbe completamente inaccettabile e costituirebbe una chiara violazione della legalità internazionale” avrebbe riferito un funzionario della Nato sottolineando che tale gesto sarebbe stato “…. questione che andava affrontata dall’intera comunità internazionale”.
Il dilemma rimaneva dunque: la NATO doveva intervenire?
Per quanto concerne le Nazioni unite i problemi in questi frangenti bellici si moltiplicano perché i paesi del il mondo che vi aderiscono sono soggetti ad operazioni che oserei definire con un termine improprio di autentica ‘compravendita’ e anche perché, col il cd. ‘diritto di veto’, le dichiarazioni di voto da parte delle Nazioni vincitrici dell’ultimo conflitto mondiale, sono spesso in insanabile contrasto tra loro. Salvo rarissime occasioni, infatti, il Consiglio di sicurezza non è stato in grado di assolvere in pieno alle proprie funzioni, proprio per l'aberrante ‘blocco’ di questo diritto in base al quale cinque membri permanenti del Consiglio godono del potere di stoppare qualsiasi decisione che non abbia natura meramente procedurale, cosa che impedisce, com'è ovvio, che vengano adottate decisioni contrarie agli interessi di uno dei cinque membri stessi.
Ed il ruolo degli USA in tutto ciò?
Il possibile attacco/intervento nel conflitto siriano è stato certamente uno dei momenti più difficili per la presidenza di Barack Obama: difficile, infatti, mantenere un equilibrio tra l’immagine positiva che il presidente Usa ha avuto presso l’opinione progressista del suo Paese ed il rischio di mettere in serio pericolo le strategie internazionali Usa anche per i prossimi anni, troppo fresche e recenti le ferite degli interventi in Afghanistan ed in Iraq e troppi i militari americani caduti.
Gli americani del resto in questo secolo, sono stati presenti e determinanti sia dalla guerra del 15-18, dove insieme agli italiani si batterono come ‘leoni sul Piave’, sia nel Secondo grande conflitto mondiale, dove ovviamente risultarono determinanti, ed anche in tempo di pace per l’Europa hanno inevitabilmente costituito un punto di riferimento. Ciò non toglie tuttavia che ormai gli USA rifiutano il ruolo di ‘sceriffi’ del mondo né vogliono portare il vessillo solo di una ‘militar police’, come sostenuto dall’ex ministro degli Esteri tedesco Fischer, sempre disponibile ad intervenire anche per gli altri, specie considerando i molti problemi da risolvere con priorità all’interno del paese. La figura di Obama poi non può permettersi di affrontare tutto ciò, lui, che solo nel 2009 è stato insignito del Nobel per la pace ‘per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli’, senza contare poi il rischio, con certe scelte non condivise, di mettere in dubbio la prossima candidatura di un democratico alla Casa Bianca.
Ed è per tutto ciò infine, continua Fisher facendo sua la celebre frase di John Kennedy, che si rimpiangerà il tempo ormai lontano in cui l’America era pronta a «….pagare ogni prezzo, assumersi ogni peso, far fronte a ogni avversità, sostenere ogni amico, combattere ogni nemico per assicurare la sopravvivenza della libertà».