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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2013

                     26/10/2013 - UN IRRIDUCIBILE

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RIFLESSIONI (AMARE)
DI UN IRRIDUCIBILE SOCIALISTA
Di Marino Bianco

Nella breve pausa di agosto ho redatto appunti per ricordare a me stesso cosa significhi essere socialisti in Italia e li sottopongo, a cominciare da questa prima parte, ad un confronto anche critico con i lettori de Il Laburista, riservandomi di ritornare in seguito con la seconda parte che riguarda il ruolo e l'azione dei socialisti nell'attuale contesto storico e politico del nostro Paese.
1) Le finalità del socialismo non sono superate, e, attualizzate alla scala della globalizzazione, dovrebbero essere perseguite: per l'equa ridistribuzione della ricchezza nel riconoscimento del merito; per la tutela dei diritti dell'uomo; per la libertà del bisogno e l'effettiva eguaglianza; per eliminare lo sfruttamento delle risorse umane e di quelle naturali; per la laicità degli stati e dei governi; per una cooperazione internazionale che assicuri la pace tra i popoli e il superamento delle guerre razziali e di religione; per la fine dei regimi autoritari e teocratici; per la realizzazione ovunque di sistemi che assicurano il riscatto dei popoli dal bisogno e una reale democrazia garante dei diritti umani e politici individuali e collettivi.
Queste finalità, soltanto indicate per titoli, permangono anche all'inizio del terzo millennio, se si pensi e si constati come in tutto il mondo, ove più ove meno, si è ben lungi dal conseguirle, quando non sono addirittura contrastate e talora violentemente denegate.
2) Il socialismo, dunque, non è morto (quello che non è disgiunto dalla libertà e che anzi con la stessa si compenetra), non è un rudere del “novecento”, non appartiene soltanto a quella storia.
Se è vero – come è vero – che in molti Paesi esistono grandi organizzazioni sociali e partitiche che vi si ispirano, improntandone la propria azione politica per attuare il cambiamento delle condizioni di vita dei popoli.
In Europa - si può dire – dappertutto (indipendentemente dai vari simboli e denominazioni), realizzando di frequente alternative di governo ed esercitando in ogni caso notevole influenza nella politica non solo interna.
In questo contesto, l'Italia rappresenta una indiscutibile anomalia: i socialisti dichiarati costituiscono oggi una più che modesta testimonianza, incapace di esprimere a pieno e propagare adeguatamente i propri valori, di storicizzare un retaggio di lotte e di conquiste di particolare rilievo, che nel passato hanno contribuito e di frequente sono state determinanti per l'elevazione del tenore di vita degli italiani e per lo sviluppo della democrazia nel nostro Paese.
3) Dopo oltre venti anni, non serve tornare all'analisi e risalire alle cause della crisi del Partito dei socialisti italiani, che sembrava avviarlo ad un radioso futuro, ma, per spiegare l'anomalia in questione, vale la pena chiedersi il perché della mancata rinascita, a differenza di quanto è avvenuto in altri Paesi, ove si erano pur verificate situazioni analoghe a quelle nostre degli anni novanta.
Le ragioni sono intrinseche ed estrinseche, e talora non è agevole distinguerle nel loro indubbio ed intricato concorso.
In primo luogo, il riduttivo impegno cui si sono dedicati per anni i gruppi dirigenti dei socialisti superstiti alla cosiddetta diaspora; e ciò a fronte, da un lato, della pretesa del partito comunista e delle sue metamorfosi di sostituirsi al PSI, addirittura tentando di appropriarsi di parte della sua storia, per accreditarsi nell'ambito del socialismo riformista europeo; e a causa, dall'altro lato, di un sistema politico-istituzionale evolutosi in senso maggioritario e – sia pure imperfettamente – bipolare, che ha reso marginale ed in buona misura ininfluente la presenza del PSI.
Cosicché, ed appunto in secondo luogo, nel violento conflitto tra i poli (centro-sinistra e centro-destra) caratterizzato oltretutto da una aspra personalizzazione del confronto, il PSI è stato piuttosto trascinato - per la riduttiva scelta del primum vivere - da una forte corrente tattica e – per così dire – politicista: sono stati privilegiati i temi degli schieramenti e delle alleanze rispetto alla elaborazione di progetti e proposte, che ne mettessero in rilievo profilo ed identità proprie, e che dando voce al crescente malessere della società e interpretando soprattutto i bisogni delle nuove generazioni, come compete ad una forza politica riformista che deve guardare al futuro, ne giustificassero la presenza e ripristinassero i collegamenti con la società civile nelle proprie articolazioni.
Per i socialisti l'attuale situazione può precipitare in un punto di non ritorno, se non si abbandona il politicismo per ritornare alla politica, se non si rigenera il Partito nei gruppi dirigenti, con il ricambio soprattutto con giovani, selezionati per meriti e capacità, e come tali proiettati all'avvenire, ai quali affidare sì l'eredità di una storia gloriosa, ma senza indulgenze nostalgiche e reducistiche di fasti, e pure di nefasti, che non sono stati direttamente vissuti.
Insomma: è necessario creare le condizioni di un Socialismo italiano 2.0, di respiro nazionale e internazionale, che non può sopravvivere accontentandosi di sparuti gruppi parlamentari e di sia pure significative presenze in alcune realtà locali.
4) Un partito, che voglia essere tale ed avere una sua rappresentatività non può crogiolarsi nella consapevolezza della sua attuale condizione di non autosufficienza, con il rischio del progressivo esaurimento, ma deve anzi accentuare la propria autonomia ed il suo protagonismo, sia nella partecipazione a coalizioni sia nelle alleanze e formazioni elettorali con altri partiti o iniziative.
E l'autonomia è appunto non solo un impegno organizzativo adeguato per la propria diffusione nei territori e negli spaccati della società i cui interessi si intendono rappresentare (per i socialisti: il mondo del lavoro, della imprenditoria non speculativa, dei giovani, della istruzione e della ricerca, della cultura moderna e progressista), ma prima ancora l'espressione delle ragioni della propria organizzazione: le proposte politiche nascenti da una precisa visione anche ideale e culturale (nell'attuale deserto di valori laici) della realtà in cui operare con passione continuità e sistematicamente.
Un compito arduo, una fatica di Sisifo, da affidarsi appunto – per costruire il socialismo italiano 2.0 – a guide nuove, attrezzate, disinteressate al rendiconto personale, motivate da sincero spirito di servizio.
Marino Bianco