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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - SPECIALE 110 ANNI DEL PSI

                     29/5/2003 - 110 anni PSI (2° parte)

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di Valdo Spini
Nessun traguardo si dimostrò impossibile per il socialismo del nuovo corso, dalla Presidenza della Repubblica con Sandro Pertini, alla Presidenza del Consiglio con lo stesso Craxi, ai Sindaci delle più importanti città italiane, ai Presidenti degli enti più potenti. Soprattutto il PSI riuscì a raggiungere un’influenza politica rilevante che, purtroppo gestita in modo troppo spesso arrogante e autosufficiente, pose però problemi reali di modernizzazione delle istituzioni e della società italiana, giungendo fino alla vittoria nel difficile referendum sulla contingenza.
Quello che non riuscì al «nuovo corso socialista» nonostante l’influenza politica e il potere accumulato fu un reale sfondamento elettorale. I miglioramenti elettorali ci furono, ma non certo adeguati alla grande area di potere che il PSI deteneva, né tali da mutare realmente gli equilibri politici italiani.
Ma arriva il 1989. La caduta del muro di Berlino faceva venire meno la rendita politica derivante dalla posizione determinante sulla frontiera del governo. E di questo Craxi si rifiutò di prendere atto fino in fondo. Ma di più, la sottovalutazione della questione morale e della necessità di intervenire con incisivi interventi riformatori nel senso della trasparenza e della correttezza del finanziamento della politica, insistendo invece nel giustificazionismo e nelle inutili chiamate di correo, rendeva il PSI particolarmente fragile nella bufera giudiziaria che lo investiva e ne determinava nel 1994, quella percentuale del 2,8% ben inferiore alla soglia minima del 4% richiesta per la presenza nel sistema proporzionale che metteva a terra il partito.
Si arriva quindi al presente e quando si parla del presente, c’è naturalmente innanzitutto da meditare sulle nostre vicende. Ma bisogna avere il coraggio di parlarne e con rispetto reciproco.
Nel 1994 le nostre strade si sono divise. Da parte nostra il tentativo di operare una rottura di continuità con il recente passato e fare qualcosa di parallelo a quanto aveva fatto la DC con la nascita del Partito popolare e quindi la proposta laburista. Poi la partecipazione al tentativo di creare un nuovo, grande partito del socialismo europeo in Italia agli Stati generali di Firenze. Da parte del SI prima e dello SDI poi, la linea politica di mantenere comunque una presenza socialista anche a prezzo della condizione di vivere in una piccola formazione politica e di dover contrarre delle alleanze elettorali diversificate .
Pure, in questa diaspora qualcosa è successo, qualche passo avanti si è fatto se non altro nella simbologia socialista.
Alle elezioni regionali del 1995 lo SDI si presentava con il Patto Segni o anche con i popolari. Nelle ultime elezioni regionali è stato presente con il suo simbolo e con le sue liste con una diversa visibilità socialista. Per quanto riguarda la nostra vicenda politica di Federazione Laburista, nel 1995 abbiamo cercato di presentare più liste laburiste possibili alle regionali, mentre poi, abbiamo concorso alla formazione dei DS nel 1998 agli Stati Generali della sinistra italiana, quando è stata tolta dalla base della Quercia il simbolo del vecchio PCI e collocato al suo posto quello del socialismo europeo. Posso dire quindi con orgoglio, di avere militato sempre sotto simboli socialisti.
Pure, sentiamo tutti la necessità di fare qualcosa di più, molto di più.
Ma qual è il contesto politico in cui siamo oggi?
Oggi siamo in un paese profondamente diviso, in cui crescono frustrazione e indignazione rabbia verso metodi di governo, frettolose manipolazioni legislative, devolution che sanno tanto di attacco al nostro modello sociale piuttosto che di un sano federalismo: Anzi siamo in un paese in cui un partito come la Lega Nord , che non arriva al 4%, può mettere in scacco tutto il Parlamento Italiano, il che costituisce una deformazione del sistema maggioritario! Siamo in un paese in cui si è scoperto che la TV la si può amministrare in due su cinque, in cui si è posto con l’art. 18 il problema di poter licenziare pare in una ottantina di casi, mentre la crisi della FIAT minaccia più di ottomila occupati. Le nostre risorse per l’avvenire , la ricerca scientifica e la scuola, versano, per unanime riconoscimento, in un’intollerabile crisi di mezzi e di risorse.
In un contesto del genere molti si domandano, ci domandano se come centro-sinistra, come Ulivo, siamo pronti, se è pronta un’alternativa di governo per il bene del paese. Se questa è semplicemente la stessa della volta precedente o se può rappresentare qualcosa di più nella politica e nella società.
E nella risposta a questa domanda , ci sono tante cose, ma ci siamo anche noi. Vedete, uno dei motivi del successo del centro-destra, della stessa attrazione che ha esercitato su quote dell’elettorato socialista, è stata quella , se posso esprimermi terra terra, di non darla vinta agli sconfitti della storia, cioè agli ex-comunisti.
C’è un insieme di valori politici ed ideali, c’è anche un dato sociologico pluralista e libertario che oggi non sentiamo pienamente rispecchiato da nessun partito e che ci viene ansiosamente richiesta dalla diaspora socialista. C’è questa richiesta ed è forte ed articolata. Quando mi sono accorto che nel secondo periodo dei governi dell’Ulivo era stato tolto al Ministero dell’Istruzione l’appellativo di Pubblica, mi sono ribellato e ho presentato una proposta di legge per ripristinarlo ho ritrovato un’area socialista che teneva ad esprimere il suo consenso e lo SDI mi ha invitato al suo prossimo convegno sulla scuola.
Ora che la collocazione di tutti noi è chiara e stabile nel centro-sinistra, perché innanzitutto aldilà delle collocazioni partitiche non troviamo il modo di discutere, parlare riflettere insieme sulle grandi esigenze di riforma del paese?
C’è ed è forte nella società italiana un bisogno di riforma.
Ed è il tema del momento.
E’ giusto, è importante, è necessario. Siamo per l’unità, la convergenza di tutti i riformisti. E’ in qualche modo qualcosa che rievoca la stessa ipotesi laburista a cui siamo molto affezionati.
Ma il riformismo non è qualcosa di astratto. Si definisce per le riforme che propugna. Ecco perchè sentiamo la necessità che a questo appuntamento si vada con un’area ampia, identificabile di riformismo socialista, nel senso di quella moderna battaglia di riforme di cui fu capace il Partito Socialista Italiano.
Bisogna che questa area di riformismo socialista sia grande e sia identificabile.
Per questo oggi rivolgo a DS e a SDI una proposta: presentare alle prossime elezioni europee non semplicemente una lista comune, ma una lista comune che significhi una svolta. Una lista comune che abbia semplicemente ed esplicitamente il nome di partito socialista, a dimostrazione che il punto di riferimento non è solo il socialismo europeo, ma che non ci sono più riserve e inibizioni nei confronti della grande e nobile tradizione del socialismo italiano che qui oggi a Pontassieve, nel centodiecesimo anniversario della nascita del PSI rivendichiamo con orgoglio.