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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2013

                     27/10/2013 - LA STABILITA'...

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MA NON AD OGNI COSTO!
Di Marino Bianco

La invocata stabilità ha vinto; la temuta irresponsabilità è stata sconfitta.
Alla fine, le vicende giudiziarie del leader del centro-destra sono state separate dal destino de Governo così detto delle "larghe intese", e ciò per la responsabilità (ed il coraggio) della pattuglia dei Ministri del PDL e per lo stesso voto di fiducia - fino a quel momento escluso ed anzi preceduto da elevati toni di sfida - da parte di tutto il PDL ed espresso dal suo capo (soprassalto di responsabilità?).
Ora, le "larghe intese" dovrebbero considerarsi solo numericamente; mentre - si afferma, a suffragio di conseguita effettiva stabilità - che valgano piuttosto le "stringenti intese" che hanno isolato i "falchi" e che dovrebbero garantire una reale maggioranza politica: l'asse Letta/Alfano.
Il Governo Letta è salvo; a dispetto di quelli che nel PDL decisamente puntavano alla crisi e dei gruppi di SEL e di M5S; ma anche di quelli - come è più che lecito sospettare - che nel PD, pur ufficialmente schierati a sostegno dell'attuale esecutivo, in cuor loro speravano di risolvere i problemi interni e di creare nuovi equilibri di potere nel partito e poi nelle istituzioni sulle ceneri della esperienza Letta (il "politicismo"!).
La "strana coppia" Letta/Alfano, se reggerà alla prova, avrebbe i numeri e le qualità dimostrate per andare avanti.
A patto che non consideri la stabilità un valore in sé; ma soltanto se non si risolve in una condizione statica (sembrerebbe un bisticcio), ma al contrario costituisca lo strumento essenziale per esprimere un forte dinamismo (e, in tal caso, quel termine - in politica - sembrerebbe una contraddizione rispetto all'etimo latino dello stare in piedi e fermi).
La stabilità di un governo, o meglio la sua permanenza e più propriamente la sua continuità, deve essere appunto funzionale all'attuazione del programma per il quale il Governo si è costituito; e nei governi di coalizione con un'azione costantemente condivisa e supportata - pur nel confronto dialettico tra distinti o addirittura diversi - dalla composita maggioranza.
Se la maggioranza, invece, nel proprio seno è in continuo conflitto e se non è possibile sanare ragionevolmente tale conflitto, si rischia che la stabilità si trasformi in intollerabile staticità.
Infatti, indipendentemente dalla indebita interferenza dei guai giudiziari del leader del centro-destra, non si può negare che concausa della crisi, per fortuna sventata, deve riconoscersi nella scarsa specificità delle "larghe intese"; le quali, quanto ai temi dell'economia, del fisco, del lavoro, della riforma elettorale e di quella istituzionale, del finanziamento pubblico dei partiti e via discorrendo, avrebbero dovuto essere, non solo "larghe" nel numero dei componenti la maggioranza, ma anche e soprattutto "stringenti", come appare che sia avvenuto dopo il recente voto di fiducia.
Infatti, via via dalla costituzione del Governo sono emerse chiaramente le diverse e talora inconciliabili posizioni tra PD e PDL: sull'IMU (il rinvio di ogni decisione sulla seconda rata); sull'IVA (superamento secco dell'aliquota al 21% oppure compensazione del gettito mediante aggravio fiscale su altre basi imponibili); sul mantenimento del rapporto percentuale massimo deficit/PIL imposto dalla Comunità Europea; sul tetto di contribuzione dei privati al finanziamento dei partiti; sul collegamento della nuova legge elettorale con la nuova ingegneria costituzionale; e gli esempi potrebbero continuare.
Saprà il Governo Letta/Alfano sciogliere definitivamente questi nodi?
Ed incalzano temi nuovi ...o antichi; come il collasso del nostro sistema industriale (ILVA, Finmeccanica...) ed il progredire della sua ...colonizzazione (Alitalia, Telecom...); come la recrudescenza della tragedia della immigrazione, che non può essere fronteggiata con la "commozione" o con il senso di "vergogna" o con l'alibi della sola riforma della nostra legislazione, ma facendo sentire forte la nostra voce e le nostre rivendicazioni in sede europea, e cioè che anche su tale epocale emergenza non siamo più disposti a farci assegnare soltanto "compiti a casa", e l'Europa assuma le proprie responsabilità!
Dunque, lo scenario del Governo rimasto in carica è eccezionalmente complesso: a cominciare dalla scadenza della "legge di stabilità" (in sostanza il bilancio statale per il 2014, nel quale dovranno essere composti alcuni dei fondamentali distinguo sopraelencati; a seguire con la prossima presidenza italiana della Commissione Europea, occasione appunto per rivedere i nostri non facili rapporti con l'Europa; e poi la riforma del fisco e quella del sistema istituzionale (compresa la Giustizia!) e del sistema elettorale.
Tutto ciò in una situazione economica che, a prescindere dalle valutazioni negative e molto spesso non disinteressate degli osservatori stranieri, non è certo migliorata ed anzi in molti settori aggravata (si pensi al tasso di disoccupazione e in particolare a quella giovanile), nonostante gli immancabili... visionari che - come Monti fin dall'inizio del 2012! - continuano a scorgere "la luce in fondo al tunnel".
Nessun Governo del passato, al di là di enfatici programmi, ha dovuto fronteggiare impegni analoghi così drammatici, oltretutto in un contesto internazionale (l'assurdo "protettorato economico" di una Europa teutonicamente rigorista) che tende a condizionarlo.
Pertanto, occorrerebbe anche smettere di definire l'attuale esecutivo come "Governo di scopo", attribuendogli così carattere di breve temporalità e dunque di stabilità precaria, se si vuole assicurargli un leale ed effettivo sostegno, non già perché ad ogni costo sia "stabile" per un certo periodo, ma affinché i numerosi "scopi" assegnatigli possano essere progressivamente conseguiti nei tempi necessari.
C'è da augurarsi che, rispetto ai tormenti e agli scontri sedati con il voto di fiducia, l'asse Letta/Alfano riesca ad imprimere il cosiddetto "cambio di passo" sulla base delle realistiche relazioni e i precisi progetti esposti dal Presidente del Consiglio nelle sue dichiarazioni in Parlamento, ed a questo riguardo saranno necessari l'abbandono da parte di tutti di strumentali e non costruttive polemiche ed una permanente verifica della reale coesione politica delle nuove "stringenti intese".
Marino Bianco