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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2013

                     20/12/2013 - MATRIMONIO A VOLOGNANO

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di Silvia Barchielli
“Paolo e Anna, dopo la cerimonia, saluteranno amici e parenti presso il Castello di Volognano” … così terminava la partecipazione che Adele aveva trovato nella cassetta della posta quella sera, tornando a casa dal lavoro. Non seppe decidere, lì per lì, se si trattasse di una bella notizia: era sicuramente felice per la sua amica Anna, la sua carissima compagna di banco delle superiori, ma quanto a lei, da quando suo marito quattro anni prima l’aveva lasciata, aveva preso una decina di chili all’anno e adesso si ritrovava sola, grassa e con nessun abito decente per l’occasione.
Un matrimonio in un castello avrebbe preteso qualcosa di più di uno dei soliti vestiti ampi e neri che ultimamente riempivano il suo guardaroba; aprì l’armadio, diede un’occhiata sconsolata al triste panorama che le si presentò e decise che per quella sera non avrebbe cenato; passò poi il resto della serata a pensare se accettare o meno l’invito.
Un paio di mesi dopo e con cinque chili in meno, in una bella mattina di maggio Adele arrivò al Castello: dopo vari tornanti, il maestoso edificio le apparve in tutto il suo splendore; le era capitato varie volte, andando a Rignano, di percorrere quella strada e passargli davanti, ma non aveva mai trovato il tempo per soffermarsi e rendersi così conto che il castello sorgeva su un crinale dal quale si scorgeva un panorama vasto e magnifico su entrambi i versanti.
Gli invitati entrarono nella Chiesa di San Michele, all’interno della cinta muraria e lei fece altrettanto; tre bellissimi dipinti attirarono la sua attenzione e prima di prendere posto Adele si avvicinò ad ognuno di loro per osservarli attentamente: Lorenzo di Bicci, Rosso Fiorentino e Mariotto Albertinelli: per una storica dell’arte come lei, la giornata non poteva iniziare in modo migliore.
Le note della marcia nuziale annunciarono l’entrata degli sposi; la cerimonia ebbe inizio e, vedendo la sua cara amica al settimo cielo, Adele fu felice di aver accettato l’invito; sarebbe stata una bellissima festa: gente allegra, location fantastica … chissà come sarebbe stato il salone del pranzo!
Con gli occhi fissi sulla sposa, pronta a cogliere ogni sua emozione, ella si godé la funzione, augurando in cuor suo all’amica una sorte migliore della sua; il suo matrimonio era durato pochi anni, durante i quali non c’era stato neanche un giorno degno di nota; suo marito non l’aveva mai guardata come lo sposo adesso guardava la sua imminente moglie e forse neanche lei lo aveva mai degnato di sguardi sognanti come stava facendo la sua amica in quel momento. Dopo il lancio del riso all’uscita della chiesetta, i convitati si diressero sotto una delle due antiche porte che una volta delimitavano l’accesso al castello, per la foto di gruppo; lei fece in modo di andare nella fila posteriore, in modo che la sua mole fosse ben nascosta da una signora altrettanto in carne che, a differenza di lei, ostentava un vestito rosso fuoco.
Dopodiché gli sposi si allontanarono col fotografo, raccomandando agli invitati di recarsi nel salone dove, in attesa del pranzo, sarebbero stati serviti gli aperitivi.
Adele seguì il fiume di persone: dovevano essere almeno un centinaio; nell’allegro chiacchiericcio, le parve di riconoscere una voce; si voltò: poco distante da lei, dietro ad un gruppetto di uomini di mezza età, distinse una figura ben nota, padrona di quella voce familiare: il suo ex marito.
In perfetta forma, abbronzato e ben calzato in un elegante doppiopetto blu, quell’uomo, avvinghiato ad una spilungona anoressica e altrettanto abbronzata, stava ridendo divertito. Adele avrebbe dato qualunque cosa per non farsi vedere da lui in quelle condizioni: non solo era più larga che lunga, infagottata in un sacco nero reso appena decente dall’ottima qualità della seta, ma era anche assolutamente, disperatamente e irrimediabilmente senza cavaliere, o più semplicemente, sola.
Non potendo tornare indietro, dato che gli sarebbe dovuta passare necessariamente davanti, decise di accelerare la sua entrata nel salone, così, molto poco elegantemente, spintonò due o tre persone e si ritrovò fra i primi ad entrare nella bellissima stanza che ospitava una poderosa macina di pietra; quello era senza dubbio l’antico locale che ospitava il frantoio della fattoria: un’elegante apparecchiatura metteva in mostra invitanti aperitivi.
Il suo istinto in quel momento l’avrebbe guidata dritta verso i tavoli imbanditi, ma fortunatamente l’orgoglio prese il sopravvento e le suggerì una via di fuga giustamente immaginata dietro ad una porta alla sua destra; la aprì e dopo pochi passi si ritrovò in un salone spettacolare, con un immenso camino di pietra che dominava una parete le cui porte finestra davano sul bellissimo giardino all’italiana; un arazzo gigantesco sulla parete adiacente offriva uno splendido spettacolo a chi avesse avuto il tempo di ammirarlo.
“Si è persa?” Adele si voltò e quasi senza rendersene conto, rispose: “No no, mi sto nascondendo …”
“Nascondendo..? E da chi?” riprese divertita una bella signora dall’aria elegante.
Adele sorrise a sua volta e raccontò in due parole quello che le stava accadendo, confidandosi tranquillamente con la sconosciuta.
“Non le consiglio di perdersi il pranzo, comunque se vuole, nel frattempo posso farle visitare il castello; così magari lei si tranquillizza e poi potrà tornare alla festa …!”
“Non sarebbe una cattiva idea … insegno storia dell’arte e confesso che questo luogo mi affascina moltissimo; lei da chi è stata invitata? Dallo sposo o dalla sposa? Come mai conosce così bene il castello? Ci è già stata altre volte?”
“Non sono un’invitata … sono Patrizia Pecchioli, la proprietaria, ed abito qui dal 1968!”
Adele arrossì: “Ma allora sono entrata in casa sua? Questo è il suo salone? Oddio che figura, mi scusi!”

io abito nell’altra parte del castello, questo è un appartamento che diamo in affitto; sopra ci sono le camere, ci si arriva da quello scalone di pietra … questa è la parte più antica dell’intera costruzione, ci troviamo esattamente nella torre; venga, usciamo, che le mostro la piscina!”Adele seguì la signora che la condusse, attraverso il giardino, ad una bella vasca incuneata fra le mura; mentre camminavano, la padrona di casa spiegò:” Il castello ha ospitato personaggi illustrissimi: Gioacchino Rossini, Giosuè Carducci, Enrico Fermi … e andando a ritroso nel tempo, ne avrei di cose da raccontare … antichi documenti risalenti al XII secolo parlano del castello, che come molti edifici del genere in queste zone, appartenne alla famiglia dei Quona, divisa in due grandi rami: quelli da Volognano e quelli da Castiglionchio. Lei sapeva che la torre del Bargello a Firenze si chiama anche Volognana?”
“Sinceramente no. Come mai?”
“Nel 1267 Geri da Volognano, ghibellino, fu catturato dai guelfi e rinchiuso fino alla sua morte nel Bargello, che da quel momento assunse quel nome.”
“Interessante, davvero! Mi diceva che lei abita qui dal 1968 …”
“Sì, mio padre acquistò in quell’anno la tenuta dalla famiglia D’Ancona, che, tra l’altro, ha annoverato nomi illustri sia nella scienza che nell’arte.”
“Deve essere bellissimo abitare in un posto del genere …”
“Effettivamente sì … ovunque voltiamo lo sguardo, possiamo godere di panorami suggestivi; adesso la porto a visitare le cantine poi andremo sul terrazzo, così potrà rendersi conto di come si veda bene il castello di Nipozzano; lontano da raggiungere, ma visibilissimo in linea d’aria.”
Le due donne si recarono sull’altro versante del castello ed entrarono nelle cantine, nelle quali era allestita anche una grande sala dove si tenevano abitualmente degustazioni a base di vino e olio prodotti dal castello, bruschette, salumi e formaggi tipici toscani, come spiegò la signora; dopodiché si recarono sul grande terrazzo, dove Adele, contemplando il meraviglioso panorama, sorrise alla gentile ospite e disse:
“Che spettacolo stupendo … se penso alla grandiosità dell’ingegno umano, che ha potuto costruire edifici così poderosi, così ben concepiti, anche nel comunicare l’un l’altro, come questi due castelli … in grado inoltre di resistere ai secoli, alle guerre, alle devastazioni … mi rendo conto di quanto siano sciocchi i problemi che a volte ci poniamo … sa che le dico? Io torno alla cerimonia e chi se ne importa del bellimbusto e dell’anoressica!”
La signora rise di gusto: “Ben detto! L’accompagno!”
Silvia Barchielli