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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2013

                     20/12/2013 - IRRIDUCIBILE SOCIALISTA

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RIFLESSIONI (AMARE... MA CON QUALCHE SPERANZA)
DI UN IRRIDUCIBILE SOCIALISTA
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Seguito dal n. 5 (Ottobre 2013) di “Notizie Laburista”
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5) La voce dei socialisti deve essere fatta sentire come espressione di autonomia, non quale eco flebile di posizioni altrui; la presenza nelle istituzioni non deve apparire come una sorta di strumentale ospitalità altrui, ma risultare conquistata per forza propria e mandato direttamente ricevuto sul campo.I socialisti devono proporsi come interlocutori ascoltati e rispettati nel confronto sulle grandi questioni che agitano il Paese, richiamandosi alle esigenze della Politica, fuori da inveterate tendenze politiciste, che inducano a inconcludenti ed inaccettabili meri equilibri, giochi o peggio lotte di potere.
L'economia (non soltanto nel contesto congiunturale del momento), l'ammodernamento delle istituzioni affinché la democrazia delegata risulti altresì governante, il riequilibrio tra i poteri dello Stato, la riforma della giustizia e della sua amministrazione, la riforma delle norme elettorali per dare voce effettiva ai cittadini, sono i campi in cui non devono mancare organiche opzioni del PSI coerenti con le generali finalità del socialismo.
6) Nell'economia, il socialismo italiano – come, del resto, quello europeo e internazionale – deve porsi il lavoro come obbiettivo centrale, se non vuole contraddire la sua stessa ragione d'essere; il lavoro, uno dei fondamentali diritti, condizione necessaria per la libertà dal bisogno e per la dignità della persona.
Il lavoro, per la produzione di beni e di servizi, misura delle capacità creative e del merito, finalizzato al conseguimento non solo del benessere individuale ma della stessa elevazione ideale e culturale della collettività.
Un lavoro che nasca anche dall'impiego del capitale, che però non deve tendere allo sfruttamento ed alla speculazione, ma alla giusta remunerazione: veicolo, la finalità sociale del capitale, alla equa redistribuzione della ricchezza.
La priorità del lavoro, nello stato evolutivo attuale e culturale e nel quadro della globalizzazione, deve accompagnarsi all'impegno per la istruzione e la preparazione professionale soprattutto delle nuove generazioni.
7) L'economia reale - e sociale - deve sconfiggere la tendenza neocapitalistica della economia finanziaria e virtuale, causa prima della gravissima crisi mondiale in atto.
Uno Stato come il nostro, sulla base dei principi della stessa Carta Costituzionale, non può non intervenire utilizzando la leva fiscale, per stimolare i consumi, di conseguenza la produzione, accrescendo così la domanda/offerta di lavoro; ed investendo risorse finanziarie per le grandi opere di cui il Paese ha bisogno, attrattive di nuovi posti di lavoro e tese, altresì, al riequilibrio territoriale, per affrontare strutturalmente, ad esempio, la questione del mezzogiorno non risolta dall'Unità ad oggi.
La politica del rigore imposta da un non corretto (e da correggere) nostro rapporto con i partners dell'Eurozona, applicata mediante l'aumento della pressione fiscale e con i tagli alla spesa sociale, ha manifestato tutti i suoi aspetti negativi e ha prodotto effetti innegabilmente recessivi, che sono stati avvertiti principalmente dalle fasce più deboli della nostra società, donne e giovani senza lavoro e privati di concrete speranze per l'avvenire.
8) La Giustizia, è funzione indispensabile per garantire la tutela dei diritti dell'uomo, l'effettiva libertà e una democrazia non soltanto formale.
E' superfluo sottolineare la gravissima condizione del funzionamento della Giustizia nel nostro Paese, ed i danni incalcolabili che tale condizione produce non solo alla credibilità delle nostre istituzioni dentro e fuori l'Italia, ma alla stessa economia: l'Italia è negli ultimi posti della classifica mondiale ed è costantemente sanzionata dalle Corti europee.
E se il pessimo funzionamento della Giustizia civile si connota per la estrema lentezza delle procedure, per la carenza di organici di magistrati ed ausiliari, per la inadeguatezza di mezzi e strutture e per la non logica distribuzione delle sedi giudiziarie; tali inconvenienti presenti ed anzi aggravati anche nel funzionamento della Giustizia penale risultano ancora più intollerabili, poiché questa attiene al rapporto tra cittadino e lo Stato in termini di garanzia, di tutela della libertà della persona e dei diritti umani (si pensi alla situazione delle nostre carceri), ed appunto alla sicurezza della società ed alla protezione delle persone offese da reati di micro e macro criminalità.
La riforma della Giustizia (ordinamento giudiziario, codici, sedi e strumenti), insieme al conseguimento degli obbiettivi di giustizia sociale, deve costituire una delle priorità dell'impegno di un socialismo italiano rinnovato.
Ai mali endemici della Giustizia italiana si è aggiunta negli ultimi tempi anche la rottura degli equilibri tra il potere giudiziario e il potere legislativo, ed i socialisti dovranno operare perché si ritrovi il doveroso bilanciamento, in particolare ripristinando le garanzie politiche troppo corrivamente soppresse, ed inoltre perché si introduca la separazione delle carriere tra requirenti e giudicanti, si stabilisca la responsabilità civile degli uni e degli altri per dolo e colpa grave.
9) I socialisti debbono chiaramente esprimersi per l'esigenza della “grande riforma” delle istituzioni, della quale anche furono assertori ed anticipatori rispetto alle altre formazioni politiche.
La seconda parte della nostra Carta Costituzionale è divenuta largamente anacronistica rispetto ai cambiamenti intervenuti dal 1948.
Essa nacque dalla necessità di una netta discontinuità col passato regime totalitario, di ripristinare i conculcati diritti di sovranità popolare: di qui il parlamentarismo e la coerente legge elettorale proporzionale pura: si volle che il Parlamento rappresentasse tutte le tendenze, ideali, politiche e culturali prima soffocate con violenza dal fascismo.
Conviene ricordare che su tale ingegneria costituzionale fu Piero Calamandrei ad esprimere nell'Assemblea Costituente le proprie perplessità, sul piano della efficienza ed efficacia delle decisioni, cioè della governabilità, e non nascose che avrebbe preferito un sistema maggioritario e presidenziale.
Le difficoltà non tardarono a manifestarsi; e, negli oltre sessanta anni di vita della Costituzione, si è sviluppato un permanente dibattito sui rimedi, che, però, si è risolto solo in riforme delle leggi elettorali (dalla legge “truffa” del 1953, al referendum abrogativo delle preferenze, al mattarellum ed infine al vituperato ed ancor più truffaldino porcellum).
Ma, a livello centrale, i veri problemi non sono stati mai affrontati per essere risolti (nonostante le ricorrenti definizioni di “legislature costituenti”!): quelli dei poteri del Governo, dell'esecutivo, del ruolo del premier, della sua elezione, e del ruolo effettivo del Presidente della Repubblica, dell'assurdo bicameralismo perfetto.
Le gravi difficoltà della governabilità non sono state superate; e a, maggior ragione, non sono state risolte neppure con l'emergere delle leadership, trasformate queste in simboli elettorali e in espresse candidature al premierato (con dubbia costituzionalità).
Negli ultimi tempi e nella incapacità degli altri organi costituzionali, si è assistito ad uno sconfinamento nel campo delle scelte politiche e nelle funzioni proprie di governo da parte del Presidente della Repubblica, che dovrebbe invece svolgere soltanto un ruolo di arbitro e di garante.
La questione istituzionale non potrebbe essere risolta dalla semplice modifica del porcellum, come molti vorrebbero nella non celata speranza che si debba tornare presto alle elezioni (con una maggiore chance per improbabili candidati premier, che ogni giorno scalpitano!).
I socialisti italiani dovrebbero proporre l'introduzione almeno del semipresidenzialismo, l'elezione diretta del Capo del Governo e/o del Capo dello Stato, il superamento del bicameralismo perfetto, e l'elezione dei parlamentari mediante collegi uninominali a doppio turno: un sistema che, altrove, ha dimostrato di corrispondere alla esigenza della libera scelta degli elettori, ha consentito la formazione di maggioranze coese anche se di coalizione, ha garantito l'alternanza quale ulteriore imprescindibile condizione per la fisiologia della democrazia e per l'effettivo controllo politico da parte di chi è governato.
10) L'amarezza delle riflessioni sopra esposte circa la condizioni attuale del socialismo in Italia e del PSI, si accompagna tuttavia alla speranza – che il sottoscritto non abbandona – che nello scenario non solo difficilmente decifrabile ma drammaticamente opaco ed anzi fosco della politica del nostro Paese, si costituisca una classe dirigente del PSI capace di intercettare rappresentare e organizzare i sentimenti e la cultura riformisti che sono diffusamente presenti nel nostro popolo, e sappia rilanciare il socialismo in Italia.
Marino Bianco