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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2013

                     20/12/2013 - IL MALESSERE DELLE NOSTRE COMUNITA'

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di Rino Capezzuoli

Si avverte nel paese una profonda inquietudine, la crisi comincia a farsi sentire, come sempre sui ceti più deboli. Qualcosa traspare anche dai mezzi di informazione nazionali, finalmente dopo anni dove tutto era occupato dalle escort del primo ministro ed i problemi veri del paese restavano in ombra
Disoccupazione, aziende che chiudono, giovani senza lavoro, burocrazia asfissiante, deindustrializzazione si fanno sentire anche nelle nostre comunità locali, non sono più solo notizie più o meno annacquate dei nostri Tg. Il disoccupato è l’operaio amico della porta accanto, chiude l’azienda dell’artigiano del piano di sotto, il falegname, il vetraio, l’impiegato perché in tutte le aziende si taglia oltre ogni limite per resistere un mese in più e poi? Si vedrà!
Spariscono pezzi di economia, saperi e risorse difficilmente recuperabili nel breve-medio periodo. Chiudono negozi di ogni genere ed i ceti più deboli sono ormai all’esasperazione, non si paga più l’affitto, si rinuncia al capo di abbigliamento ed ogni superfluo viene eliminato. Perché è vero, di superfluo in questo paese ce n’è tanto ma non è quello dei ceti più deboli. Ci si avvia a quella che una volta veniva chiamata “economia di guerra” e prendono piede non movimenti di protesta legittimi e necessari ma estremismi ed idee radicali che minano lo stato sociale faticosamente costruito nelle nostre comunità. Si chiede ”il capo” che metta ordine a qualsiasi costo, il liberismo più sfrenato in economia, il razzismo e se ci sono i ricchi è perché sono stati più capaci, non perché hanno evaso, sfruttato, delapidato le risorse e l’ambiente, che poi si vendica con alluvioni terremoti ecc. Non basta rifarsela con la politica ed i politici che, in lotta per il potere, non riescono a cambiare e guidare il paese. Perché non hanno il polso reale della situazione del paese o non vogliono averlo, poiché questo stato di cose è funzionale al loro potere ed al loro portafoglio. Si parla a vuoto di ripresa, di rilancio, con le casse dello stato vuote ed insufficienti per i bisogni della popolazione, senza tener conto che vi è in atto uno scontro sui provvedimenti da prendere che sono opposti tra chi vuole che nulla cambi e chi ha bisogno del cambiamento per sopravvivere.
E’ uno scontro che può sfociare nella violenza, che sarebbe funzionale per chi vuol lasciare che le cose degradino come adesso. Dall’altra parte ci vuole una forte presa di coscienza collettiva che è necessaria per cambiare stili di vita e modi di produrre, cominciando a costruirli ognuno nel suo piccolo per la sua parte.
“Ripartire dal lavoro” è solo un’enunciazione ma il lavoro dobbiamo cominciare a ricrearcelo nelle nostre comunità locali, perché nessuno verrà a crearlo per noi e ad offrircelo.
Dobbiamo ripartire dalle risorse del territorio, dalle tradizioni, dalla nostra creatività e dalla cultura locale, dai prodotti che la natura fa crescere con rigoglio sui nostri territori.
Ancora una volta è la terra, la nostra terra, l’ancoraggio finale del nostro essere suoi abitanti e da cui può venire il nostro risveglio, ma forse di tutto questo non siamo ancora coscienti.
Rino Capezzuoli