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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2014

                     21/2/2014 - QUATTRO PASSI NEL TUO CUORE

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Intervista a GIANLUCA INNOCENTI, giornalaio
di Elena Lara Mariotti
Ciascuno di noi è un mondo: piccolo viaggio tra la gente del nostro territorio



Gianluca è lì, nel suo piccolo negozio di giornali e riviste del borgo; ci aspetta ogni mattina con il suo solito benevolo sorriso, che mette di buonumore anche chi “si è alzato male”, chi va di fretta, chi distrattamente cerca gli spiccioli per il quotidiano e si dimentica persino del “Buongiorno”. Gianluca sorride, sommerso dalla carta stampata, nel suo piccolo mondo profumato di inchiostri; lo sanno tutti nel borgo: si può fare capolino, una piccola sosta e lui prontamente ti informa sulla notizia del giorno. Ma Gianluca è anche un punto di riferimento, soprattutto per gli anziani, che si fermano, si informano e per un momento dimenticano la loro solitudine.
Giovedì 6 Febbraio 2014, entro nel negozio di Gianluca: - Buongiorno, c'è qualche notizia buona stamani? Mi accorgo che sul banco, sopra alle riviste ben allineate, campeggia un libro “ Se non ora, quando?” di Primo Levi – Bellissimooo!
Si, è davvero un bel libro, dovrebbero leggerlo tutti!... Brutti tempi, quelli. La follia della guerra! Sai che mio padre fu deportato in Germania dai Tedeschi? A lui è andata bene, perché è tornato a casa, ma quanti, quanti non hanno avuto la stessa fortuna!
Davvero, tuo padre è stato un deportato? Raccontami qualcosa della sua storia, Gianluca. Gli occhi si illuminano e come un fiume in piena incomincia a raccontare...
Era l'estate del '44, il 10 agosto, per la precisione: mio padre Guido, detto”Ciuffino”, classe 1923, si trovava “sfollato a Galiga” da alcuni contadini. Passarono i Tedeschi quel giorno, anche da quel posto sperduto, dove lui aveva trovato rifugio. Era stato dichiarato inidoneo alla leva, e fin da quando aveva dodici anni, aveva trovato lavoro dal Guidotti: faceva mattoni. Quel giorno, dunque, al passaggio dei Tedeschi, ognuno a Galiga cercò un nascondiglio. Mio padre pensò bene di nascondersi dentro ad un pagliaio, e qualcun altro ebbe la stessa idea. Questo non passò inosservato e i Tedeschi affondarono i forconi dentro la paglia per far uscire i malcapitati. Scoperti, furono caricati su un camion e poi sul treno: destinazione Germania.
E dove fu deportato tuo padre?
Il treno fece alcune tappe, a Forlì, a Verona, ad Innsbruck, fino a Dackau. Qui fu trattenuto qualche tempo e poi trasportato in un campo di concentramento nei pressi di Monaco di Baviera, dove fu inserito nelle squadre di lavoro per la fornace di mattoni. Lavorava fino a quattordici ore al giorno, ritornando stremato ogni sera al suo giaciglio. Mi raccontava che aveva le mani completamente rovinate e doloranti e doveva fasciarle per proteggerle. Questa vita di duro lavoro forzato e di stenti durò quasi un anno. Poi, al campo, si sparse la voce che i Tedeschi avrebbero fucilato dieci deportati. Mio padre e altre due persone di Pontassieve, detenute nel campo, escogitarono una fuga. Fuga che riuscì, ma mio padre fu lasciato solo dagli altri due, forse perché avevano pensato che non ce l'aveva fatta a raggiungere il punto di ritrovo e quindi avevano proseguito il viaggio senza di lui. Ci mise cento giorni, mio padre, per tornare a casa: nello sfacelo della fine della guerra; si nascondeva di giorno e di notte camminava e camminava, anche con i piedi fasciati, con tenacia e costanza. Una volta tornato a Pontassieve ci fu una spettacolare “ scazzottata” con gli altri due fuggitivi, che oltre ad averlo lasciato solo in Germania, avevano anche detto a tutti che lui non ce l'aveva fatta.
Finita la guerra, come riprese la vita “ normale” tuo padre?
Mio padre riprese il suo lavoro di impasto dei mattoni dal Guidotti, ma a sera, al ritorno dal lavoro, con una torcia, andava a correre al vecchio campo sportivo di Viale Diaz. E correva, correva...
Forse il viaggio di ritorno dalla Germania lo aveva messo a dura prova e lui sapeva che, avendola superata, avrebbe potuto fare anche di più, come una sfida con se stesso, o forse era un modo per elaborare il suo trauma della deportazione e del campo di concentramento …
Si, prese talmente sul serio questi allenamenti che prima fece parte di una squadra di podismo a Pontassieve e poi a Firenze per A.S.S.I Giglio Rosso, fino a conquistare nel 1951 il titolo di Campione Italiano dei 5.000 e dei 10.000 metri, gare disputate nello stesso giorno a Torino.
Si potrebbe dire in questo caso e a buona ragione “ Quanta strada! ” per questo ragazzo di paese, che mostra uno spirito di sacrificio davvero non comune.
Certo, mio padre ebbe premi ed onori, e perfino una proposta di lavoro a Torino, per la Fiat, ma lui non accettò mai di lasciare la sua Pontassieve, amava il suo paese profondamente. Qui era nato, qui si è svolta tutta la sua vita, qui è morto il 27 ottobre del 2005, alla Casa del Popolo, con il giornale in mano.
Cosa ti resta di tuo padre, come insegnamento, come testamento morale?
Mi resta il suo esempio, l'attaccamento al paese, al borgo, alla gente, la fierezza delle proprie radici. Ha sempre mantenuto in sé il senso profondo della gratitudine verso i contadini di Galiga che lo avevano ospitato durante la guerra. Ma soprattutto mi resta il suo insegnamento di uomo mite, di voler bene agli altri, soprattutto i più deboli e svantaggiati.