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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2014

                     21/2/2014 - 60 anni di televisione

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Di Gabriele Parenti


Il 3 gennaio 1954 lo storico annuncio di Fulvia Colombo dagli Studi Rai di Milano (“La Rai, radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”) inaugurò nel nostro Paese l’era della televisione. Vari intellettuali, come Calvino, Montale, Pasolini, Barzini jr, Buzzati ne intuirono subito l’immenso impatto sull’opinione pubblica e il conseguente mix di potenzialità e rischi che avrebbe modificato profondamente gli stili di vita degli italiani.
Oggi, a sessant’anni di distanza, la televisione mantiene il proprio potere perché irrompe nel nostro quotidiano. Anche internet, che è il più innovativo dei media e che amplifica a dismisura le nostre capacità di comunicazione, richiede un ben preciso atto d’impulso attraverso l’accesso e la scelta del contenuto. La Tv, invece, è il rumore di fondo delle nostre abitazioni e, una volta aperto il varco al fluire delle informazioni, la nostra attenzione si fissa su ciò che ci viene proposto.
Circa il potere “ipnotico” della televisione, la grande ammaliatrice è molto eloquente Strano il signor Stravideo, una “fiaba” per bambini e per adulti, garbata e pungente, scritta da Bruno Santini.
Il signor Stravideo è un ometto che ama moltissimo la televisione. Anzi, ormai vive solo in funzione dei programmi televisivi, e l’unico senso che in lui funziona ancora perfettamente è quello della vista. Ha perso gli amici e gli unici movimenti che fa, nella sua giornata, sono quelli per cambiare canale. Non sente più odori né sapori: quando si mette a tavola, per lui, mangiare una coscia di pollo arrosto o un piatto di spinaci, è la stessa cosa. Non sa più distinguere il profumo di una rosa dal puzzo dello scappamento della sua auto pur avendo le orecchie per sentire, non distingue più nessun rumore e suono. Tanto è vero che un tuono, per il signor Stravideo, ha la stessa armonia di una canzone. Gusto, tatto, udito e olfatto lanciano un S.O.S.: perché rischiano quotidianamente di essere soffocati dalla vista, la vera star celebrata dai moderni media.
Per fortuna c’è Filippo, il suo cagnone San Bernardo, che “lo porta a spasso” e lo trascina in un allegro parco con laghetto, dove Stravideo riscopre i colori, i rumori delle risate dei bambini, i giochi del parco, la gioia di catapultarsi in acqua e… si mette perfino a cantare!
Sottolineato dalle divertenti illustrazioni di Simone Frasca, con battute ironiche e divertenti, Strano il signor Stravideo fa parte della collana “Children’s corner” dell’editrice fiorentina Sarnus. Una storia – scrive Santini nell’introduzione - che mi piacerebbe i bambini leggessero ai propri genitori.
La questione delle regole che si devono dare al sistema dei media è assai più complessa della “patente” per fare televisione auspicata da Popper in “Cattiva maestra televisione”. Oltre che alla protezione dei minori e ad un codice politically correct essa si lega ad una seconda questione, dibattuta fin dalle origini della televisione, quella dell’obiettività identificata, dapprima, con la separazione tra commento e notizia (non facile da realizzare senza dare al servizio un taglio didascalico e paternalistico), poi con il pluralismo delle opinioni che rischia però di sfociare in un relativismo di basso contenuto informativo.
E’ meglio che sia il telespettatore stesso ad effettuare una sintesi mediante il pluralismo delle testate che devono, però osservare il prerequisito dell’obiettività ovvero la completezza della notizia. Ed è questo, il punto dolens perché la sintesi imposta da ritmi sempre più incalzanti e lo stile ellittico vanno a detrimento della completezza.
Indiscutibilmente, poi, c’è una corsa al sensazionalismo, per richiamare l’attenzione.
Nel clamore prodotto dal grande numero di input informativi, la notizia si avvicina sempre più agli spot. Nei Tg crescono i titoli ad effetto, perché la concorrenza esige un messaggio forte. Meglio ancora se la notizia ha una valenza emotiva capace di coinvolgere. Ed una delle caratteristiche più rilevanti nella selezione delle notizie, è la reiterazione: tornare sull’argomento, denota un problema cruciale e che attende provvedimenti; un po’ l’effetto che avevano un tempo le campagne di stampa che però avvenivano solo in determinati e pochi casi, mentre per la Tv è un fenomeno abituale.
Sappiamo che la televisione ha avuto storicamente il merito di aver realizzato l’unificazione linguistica, che ha prodotto coesione, tra le aree territoriali, fra le classi sociali. Sollecitando nuovi bisogni ha portato un’omologazione degli stili di vita. Contemporaneamente, però, ha introdotto una mentalità consumistica e l’abbinamento tra soldi e successo nell’immagine del “vincente” (ricordate Dallas o Dinasty?)
L’ultima constatazione è che a sessant’anni di distanza siamo, ancora, allo stato dell’apparire che caratterizzò i primordi della tv. La presenza sui teleschermi crea popolarità, a prescindere dal ruolo che vi si svolge. Il presenzialismo televisivo è simbolo di prestigio ed ha un effetto moltiplicatore, crea popolarità. Nel gioco dello zapping la durata della presenza in video è ancor più decisiva perché è importante essere “intercettati” dal telespettatore. Capita spesso di sentirsi dire “ti ho visto in tv” ma non ti sanno dire di cosa stavi parlando. Ebbene, per una società matura è davvero il momento di passare dalla civiltà dell’immagine, del mero apparire, alla comunicazione intesa come argomentazione, confronto di opinioni, dialogo.