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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2014

                     21/2/2014 - BRUNO BUOZZI

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A settanta anni dalla morte ci piace riproporre all’attenzione dei lettori, il socialista, il sindacalista, l’antifascista


Era nato a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, il 31 gennaio 1881.

Operaio metallurgico, autodidatta, è stato per 15 anni dal 1909 al 1925, segretario della FIOM poi ultimo segretario della Confederazione Generale del Lavoro fino alla soppressione delle libere organizzazioni sindacali ad opera del fascismo.
Da sempre di fede socialista, venne eletto al Parlamento nel 1919, nel 1921 e nel 1924.
Nel 1926 espatriò in Francia dove continuò l´attività antifascista unitaria nella Concentrazione antifascista, in cui assunse posizioni riformiste in continuità con la tradizione migliore del socialismo italiano, quella di Turati e di Treves. Inoltre diresse la ricostituita CGIL ed infine di nuovo in Italia, dopo il 25 luglio 1943, quale commissario ai disciolti sindacati fascisti. Dopo l’8 settembre, protagonista in clandestinità dei negoziati che portarono al “Patto di Roma”, l’accordo così denominato con il quale le correnti storiche del sindacalismo italiano - la socialista, la comunista e la cattolica - decidevano di costituire una sola organizzazione sindacale democratica autonoma ed unitaria, la CGIL, al posto delle precedenti centrali sindacali prefasciste e rafforzare così con l’unità sindacale la lotta in corso contro i nazifascisti per la totale liberazione del Paese.
Arrestato nell’aprile del ’44 e imprigionato nelle carceri di via Tasso, Buozzi fu ucciso dalle SS in fuga con un colpo alla nuca a “La Storta” presso Roma, la notte del 3 giugno alla vigilia della liberazione della città, segnando col suo sacrificio la nascente unità sindacale dei lavoratori italiani.
Al nome di Buozzi restano legate conquiste sindacali storiche come quelle delle 8 ore e di un valido sistema di contrattazione nazionale ed aziendale ed una concezione del sindacato che fa del primato della organizzazione uno strumento di autonomia, di democrazia, di unità e di progresso.
L’occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920 e le conseguenze politiche del biennio “rosso” (1919-1920) - che portarono al fascismo - se implicano anche una responsabilità personale di Buozzi, non diminuiscono il contributo da lui apportato ad affermarsi e allo svilupparsi di un sindacalismo che sapeva sfuggire sia le sterili tentazioni rivoluzionarie e massimaliste sia le suggestione corporative e collaborazioniste.
Ne è conferma la sua azione nell’esilio, sopportato con grande dignità e fierezza, con la quale seppe mantenere viva la lotta antifascista come condizione per la rinascita del libero movimento sindacale.
Alla caduta del fascismo Buozzi fu così in grado chiamare attorno a sé tutti gli esponenti più validi del sindacalismo pre-fascista, dai comunisti Di Vittorio e Roveda, ai cattolici Grandi e Gronchi e all’azionista De Ruggero, per iniziare l’opera di ricostruzione del movimento sindacale libero e democratico.
Proprio alla vigilia dell’ 8 settembre, egli firmò con la Confindustria quell’accordo sindacale che riporto la libertà e la democrazia nelle fabbriche attraverso l’istituzione delle Commissioni Interne direttamente elette dai lavoratori. L’occupazione nazifascista di Roma non fermò l’azione e l’impegno di Buozzi. Pur nei pericoli e nelle difficoltà della clandestinità, egli continuò a lavorare per la ripresa del libero sindacalismo e per l’unità sindacale dei lavoratori italiani.
A chi in quel periodo gli raccomandava prudenza, Buozzi rispondeva “non vi preoccupate, si avvicina la liberazione di Roma ed è necessario stringere i tempi per realizzare l’unità sindacale. L’unità è necessaria come l’aria ai lavoratori italiani, è indispensabile per la resurrezione del movimento operaio italiano, è indispensabile per la rinascita dell’Italia. Allora, qualsiasi sacrificio si deve affrontare per realizzare quest’ideale, questa grande conquista”.
Bruno Buozzi resta pertanto espressione di questo impegno e di questi valori, fra i più alti e migliori del movimento operaio e socialista del nostro Paese, un organizzatore capace e generoso, un riformista vigoroso ed onesto, sdegnoso di ogni compromesso deteriore; un uomo ed un italiano da cui trarre ispirazione ed esempio.
Giovanni Casalini