adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2014

                     21/2/2014 - GIUSTIFICATO SCETTICISMO

<<<

FIDUCIA ANCORA PER POCO
Di Marino Bianco

La confusione e – ahimè! - anche la gazzarra regnano sovrane, e non mette conto a chi attribuire maggiori o minori colpe e responsabilità.
Resta il fatto che l'una e l'altra sono chiari sintomi di come la nostra democrazia è più che gravemente ammalata; e sono mancati fino ad ora medici capaci e terapie efficaci quanto meno a prevenire il peggioramento.
Non mi smuoverà niente dall'opinione, che ho già espresso su queste colonne e che mi si è radicata sempre di più, che nell'autunno del 2011 i tempi erano maturi per rimettere doverosamente alla sovranità popolare le scelte per il futuro: allora, mediante il ricorso alle urne, vi erano le condizioni per la formazione di un'omogenea maggioranza parlamentare e quindi per varare un governo con un forte sostegno.
Invece, quelle decisioni verticistiche (salvare la legislatura!), avallata da un Parlamento mosso essenzialmente da un forte istinto di conservazione, hanno costituito – come non si può seriamente negare, ad onta di funambolici argomenti di politichese – una concausa dell'attuale aggravamento della crisi sociale, economica ed istituzionale; stante, appunto, il disastroso risultato delle elezioni del 2013, ben diverso da quello che, nelle condizioni date, si sarebbe sicuramente registrato all'inizio del 2012.
Ai posteri..... con quel che segue; ma non “il senno del poi”, bensì una salutare lezione per il presente e per l'avvenire.
E' vero: qualcosa di nuovo c'è nell'aria, poiché vecchi equilibri politici si sono rotti, tra i partiti e nei partiti, dentro e fuori delle istituzioni; ma non si vede ancora se e come il nuovismo (in alcuni casi condito di demagogia e di populismo) possa tradursi nell'effettivo cambiamento, che risolva i problemi del Paese; cosicché in gran parte dell'opinione pubblica rimane il timore che tutto si riduca in sterili lotte di potere, con il pericolo che continuino a svilupparsi proteste qualunquistiche anche pericolose, e in ogni caso ad incrementarsi disaffezione alla politica ed astensionismo elettorale.
E' inutile fare la conta delle tante riforme che si sarebbero dovuto affrontare e per le quali siamo o ancora all'incipit delle discussioni (la riforma allo Stato centrale e delle autonomie territoriali e quella della Giustizia) o al topolino partorito dall'elefante (l'abolizione del finanziamento pubblico ai Partiti, la riduzione dei costi della politica, i provvedimenti definiti “svuotacarceri”che non alleviano affatto la disumana condizione dei nostri detenuti), nonchè dei veri e propri pasticci e inaccettabili imbonimenti per quanto riguarda il sistema fiscale e i provvedimenti per la crescita (è di questi giorni il procedimento di infrazione dell'Europa nei confronti dell'Italia in merito ai tanti enfatizzati pagamenti rapidi di appalti e forniture alla Pubblica Amministrazione, che benché considerati un elemento per favorire la ripresa, rimangono fortemente arretrati a causa e delle pastoie della burocrazia e dell'applicazione del patto di stabilità).
E fa senso che, di fronte alle condizioni talora tragiche di tanti strati del nostro popolo, alla ulteriore crescita della disoccupazione soprattutto giovanile, alla drastica riduzione dei consumi, alla condizione di sfascio del nostro sistema industriale (ridotto ormai al lumicino ed alla mercé della competitività se non talora dell'aggressione e, nel migliore dei casi, della colonizzazione da parte dell'imprenditoria estera e del capitale finanziario straniero), la nostra classe politica, … scannato il porcellum grazie solo alla supplenza della Corte Costituzionale, si è dimostrata ancora una volta, e tutta, più attenta al proprio particulare, con lunghe diatribe e scontri (addirittura su decimali!) in merito alla soglia per il premio di maggioranza e al barrage sia per i partiti coalizzati che non.
La verità è che non si mette al primo posto l'interesse del Paese; e, quanto alla nuova legge elettorale, il Parlamento, che appunto l'avrebbe dovuta varare prima della più che prevedibile ghigliottina calata dalla Consulta su quella vecchia, non pare nemmeno compiutamente rispettare le indicazioni di quei Giudici.
A parere di chi scrive, ragionevolmente la soglia per il premio di maggioranza dovrebbe essere più alta e per converso minore il premio, e agli elettori, anche nella prospettiva del maggioritario e del bipolarismo, dovrebbe essere consentita una maggiore rappresentatività ideale e politica e anche la facoltà di esprimere almeno una preferenza tra i candidati comunque scelti dai Partiti.
Voglio ricordare, come ho già fatto altre volte sempre scrivendo su questo foglio, che la legge del 1953, definita “truffa”, faceva scattare il premio per i partiti “apparentati” (era questa – in sostanza – una forma di coalizione) a patto del raggiungimento da parte degli stessi del complessivo 50,01% dei voti validi e che il premio di maggioranza era soltanto del 5% (!).
E che anche allora, nonostante quei piccoli numeri, le ...sommosse (non della intensità e certo non delle barbarie di quelle attuali) furono tante e protratte.
Ma il punto è che la carne che il Governo Letta (che appunto ci imbonisce tutti i giorni, affermando – ancorché puntualmente e autorevolmente smentito subito dopo – che la crisi è superata) vuole metter sul fuoco, dovrebbe cuocersi – e non bruciarsi! – nell'arco di meno di un anno (dall' italicum al job act, e – per continuare nei neologismi – alla ristrutturata governance del Paese).
E ci vorrebbe il cosiddetto “patto di coalizione” tra le “strette intese” (che avrebbe dovuto essere stipulato entro la fine dell'anno in corso, ma che è via via slittato) e un rapporto costruttivo con le opposizioni sempre più agguerrite, e senza contare le turbolenze all'interno dei partiti che dovrebbero reggere la coalizione!
Abbiamo, dunque, il diritto di essere scettici anche rispetto all'emergere di salvifiche leadership, alle ipotizzate “staffette” per il Primo Ministro e a nuove compagini governative, fermo rimanendo questo Parlamento e l'attuale disgregato quadro politico.
Vorremmo veder fare o non ascoltare ogni giorno parole e annunci (sono mesi che si parla del “cambio di passo”, ma purtroppo i passi non possono essere che quelli delle deboli gambe istituzionali e della classe politica che ora abbiamo); e pur tuttavia dovremmo continuare a coltivare la speranza che le riforme comunque si facciano e che si facciano serie e bene in quel poco tempo assegnato (con l'intermezzo delle elezioni europee ed amministrative, ormai alle porte).
E' molto arduo superare lo scetticismo e mantenere fiducia. Mi domando, perciò, se non varrebbe la pena di non ritardare una concreta e approfondita “verifica” (non mi scandalizza questo termine da prima Repubblica), e registrato un esito che non fosse positivo e credibile, di puntare sulla rapida riforma della legge elettorale (ove questo ancora possibile), e di optare subito per un salutare e catartico bagno nella sovranità popolare, pilastro comunque della nostra democrazia: dal caos attuale potrebbe sorgere l'ordine, e comunque gli italiani avrebbero allora il governo che si meritano.
Spero che questa mia – e non solo mia – crisi di fiducia sia smentita dai fatti, ma è certo che non si può attendere indefinitamente la ”luce in fondo al tunnel”, che altri un giorno sì ed un giorno no intravedono, o piuttosto fanno finta di intravedere.
Marino Bianco