adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2014

                     3/5/2014 - IL PRESEPE DI RAGGIOLI

<<<

di Sivia Barchielli

Non era la serata più adatta per un invito a cena, ma una mia collega che era andata in pensione un paio di anni prima aveva tanto insistito affinché mi recassi da lei nella sua nuova casa a Tosi.
Nuova per modo di dire, visto che ci si era trasferita già da un anno e mezzo, ma lo era per me, dato che non avevo ancora mai avuto il tempo di andarla a trovare. Mancavano tre giorni a Natale, era venerdì ed ero stanca morta; avevo un milione di problemi e se mi avessero chiesto di elencarli in ordine di gravità, non avrei saputo da che parte cominciare; stavo riflettendo su questa fantomatica classificazione mentre guidavo svogliatamente. Tosi? Ma chi l’aveva mai sentito nominare? Io abitavo da sempre a Novoli, in un casermone di quaranta appartamenti; non ero abituata a guidare per le strade di campagna, anzi quasi di montagna, con una nebbia non fittissima ma tanto fastidiosa da farmi guidare con un po’ di apprensione.
Tornando alla mia classifica: cosa avrei potuto mettere al primo posto? Aver scoperto da due settimane che il mio compagno mi tradiva con una sua collega da due anni? Oppure aver saputo da sei giorni che la promozione a capufficio promessami da tempo, era invece stata il regalo di Natale che il direttore aveva deciso di fare ad un novellino assunto da sei mesi? Io lavoravo in quella ditta di import-export da dodici anni …
E che dire della perdita d’acqua che aveva causato una macchia enorme nel soffitto del mio bagno? Da dove veniva l’acqua? Dall’appartamento del piano di sopra? La signora che ci abitava non ne voleva sapere di idraulici, muratori, spurghi e ispezioni di tubi … “in casa mia non ci entrate!” andava ripetendo da due mesi. Ero anche stata morsa da un cane la domenica precedente mentre camminavo nel parco delle Cascine; niente di grave, si trattava di un cocker, ma insomma i suoi dentini mi avevano perforato un polpastrello.
Pontassieve, nebbia, Palaie, nebbia, Pelago, nebbia… finalmente raggiunsi un’auto: mi appiccicai a lei e ai suoi fanali rossi; in quel modo la nebbia era più sopportabile… Paterno, nebbia… insegne di mobilifici… l’auto ad un certo punto svoltò mantenendosi sulla sinistra senza mettere la freccia; io feci altrettanto. La strada saliva, diveniva più stretta… campi e orti a destra e a sinistra… almeno mi sembrava; ad un certo punto l’auto si fermò in un minuscolo parcheggio sulla destra; mi vidi persa: dove ero finita? Dove stava andando quello scellerato che aveva osato fermarsi in un nulla immerso nella nebbia? Scesi dalla macchina gridando all’uomo che si stava allontanando a piedi: “Scusi, ma dove sta andando?”
“Io?...” rispose un uomo anziano, voltandosi indietro con aria sorpresa.
“Sì, dico a lei!”
“Ma … io veramente sto andando a casa mia …”.
Solo in quel momento mi accorsi dell’assurdità del mio atteggiamento.
L’uomo aspettò che lo raggiungessi, poi mi chiese a sua volta: “Qualche problema?”
“Mi scusi, ma dove siamo? Io dovrei andare a Tosi …”
“Non c’è problema, Tosi l’è qui accanto, ora la un lo vede perché
c’è la nebbia, ma basta che la torni un po’ indietro e la ripiglia la strada principale… neanche cinque minuti di macchina! Qui siamo a Raggioli!”
“La ringrazio… allora torno indietro e…”
“La torna indietro …? E il Presepe la un lo guarda?”
“Presepe? Che Presepe?” chiesi confusa.
“Dio bono, la viene a Raggioli e la un lo vole vedere?”
“Veramente sarei a cena da una mia amica e non vorrei fare tardi.”
“La sua amica l’aspetta! Un ci vole mica tanto… la mi dia retta, la venga a vederlo… ce l’accompagno io!”
“Ma io… va bene, chiudo la macchina.”
“Ma icché la chiude, venga via… noi si sta con le chiavi nella porta, figurati nella macchina; gnamo, na un c’avea furia?”
Tentennai un attimo, indecisa sul da farsi: chiudere la macchina o seguire il vecchietto? Seguii il vecchietto. Ansimai per la salita costeggiata da casette di pietra; ero confusa: mi ero quasi persa; ero stanca: ero in piedi dalle sei di mattina ed erano già le sette e mezzo; avevo poca voglia di andare a quella cena, figuriamoci a vedere un Presepe; il Natale per me ormai da un pezzo era soltanto una noia: regali forzati ad amici e parenti, sprint finale al lavoro con tanto di straordinari fino alla Vigilia; litigate col mio compagno per decidere con chi passare le feste: dai suoi genitori o dai miei? Ultimo dell’anno con i suoi amici o con i miei? Bene, almeno quel problema quell’anno sarebbe stato risolto: io con i miei e lui con la collega. Mentre mi rodevo il fegato pensando a tutto ciò, il vecchietto disse: “Eccoci!”
Lo guardai: mentre mi sorrideva, con una mano aprì una porticina adiacente ad una piccola chiesetta: mi fece cenno di entrare e poi mi seguì dentro la stanza: si fregò le mani con soddisfazione e pigiò un bottone rosso: la voce calda di Bing Crosby iniziò a fare da sottofondo ai rumori di un piccolo villaggio in miniatura; un minuscolo fuoco ardeva nella ricostruzione del forno del fornaio; il fabbro batteva sulla piccolissima incudine; il pescatore pescava, le pecorelle belavano e un orticello in miniatura metteva in bella mostra i suoi cavoletti; innumerevoli altri personaggi erano intenti alle loro faccende e mentre tutto si animava e prendeva vita, io mi ritrovai mio malgrado affascinata. Piano piano le luci si abbassarono e sul paesello scese il buio; apparve la cometa, che da lontano raggiunse la capannuccia, dove il bue e l’asinello muovevano la testa. Il vecchietto mi guardava emozionato e aspettava evidentemente un mio commento; ma io non riuscii a dire niente. In quei dieci minuti tornai indietro con la mente e mi rividi da piccola, quando aspettavo con ansia il Natale e cominciavo a fare il conto alla rovescia già da ottobre; ripensai alle notti insonni delle varie Vigilie in cui mi sforzavo di rimanere sveglia per incontrare Babbo Natale; ricordai le Messe di mezzanotte, alle quali partecipavo con tutta la famiglia, nonni compresi, e di quanto fossi impaziente di sentire annunciare dal parroco la nascita del Bambino. Quanto tempo era passato? Da quanto tempo il Natale aveva perso per me la sua magia? Da quanti anni la gioia di quei giorni aveva lasciato il posto all’ansia dei regali dell’ultimo minuto e alle forzate cene di lavoro?
L’uomo mi guardò pensoso e disse: “La metto da capo?”
Riuscii soltanto ad annuire.
Alla fine della seconda replica, il vecchietto si accorse del mio turbamento e mi sorrise dicendo: “Questo presepe l’hanno costruito pochi anni fa alcuni miei amici che abitano qui… ne siamo tutti molto fieri… dica la verità… sta meglio ora che l’ha visto?”
“Direi proprio di sì… grazie…”
Uscimmo dalla stanza che ospitava il Presepe e mi incamminai verso l’auto, alla quale il vecchietto volle cavallerescamente accompagnarmi; arrivati alla macchina, egli mi porse la mano e strinse la mia augurandomi Buon Natale. Dopodiché tornò indietro e io lo guardai allontanarsi; poi alzai lo sguardo: la nebbia si era leggermente diradata e fu allora che vidi una cometa luminosa, adagiata su un monte, che pareva messa a guardia del paesino di pietra.
Sono passati sette anni da quella sera; adesso il vecchietto è il mio vicino di casa: quattro mesi dopo il nostro incontro, ho deciso di vendere il mio appartamento e ho comprato una casetta a Raggioli: tre stanze su tre piani. Non sono ancora capufficio e chissà se mai lo sarò; nel frattempo mi sono sposata e in questo momento mio marito ed io stiamo cercando di convincere qualcuno a mettersi sciarpa e cappello: sta nevicando e noi stiamo per uscire … andiamo a vedere il Presepe.