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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2014

                     3/5/2014 - PADULIVO-SETTANT'ANNI DALL'ECCIDIO

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Un nuovo libro di Bruno Becchi

Nel prossimo luglio ricorreranno i settant'anni dell'eccidio di Padulivo, nel Comune di Vicchio. Pertanto con tempismo, direi, pressoché perfetto, è recentemente uscito Correva l'anno. Padulivo, 10 luglio 1944 (Vicenza, Caosfera, 2013, pp. 7-195, € 17,00) di Sandra Cerbai. L'autrice, vicchiese di nascita, borghigiana di adozione, già insegnante di Scuola primaria, ha dato alle stampe un libro che definirei di testimonianza, in quanto la storia e la ricostruzione storica diventano in queste pagine esperienza personale. Il termine stesso di testimonianza ha insito inevitabilmente un taglio di soggettività, poiché il testimone non può altro che vedere i fatti con i propri occhi, percepirli con la propria sensibilità e ricostruirli a posteriori attraverso la propria personalità ed il proprio vissuto. Oltretutto, nel caso specifico del libro che stiamo presentando, si tratta di una testimonianza particolare, perché gli eventi vengono visti con gli occhi di una bambina di allora tre anni e raccontati mediante la consapevolezza e l'esperienza di una persona oggi adulta.
Altra caratteristica del libro è che le vicende sono viste da un punto di osservazione particolare: la famiglia, una famiglia allargata fino a comprendente nonni e zii, secondo la tipica fisionomia patriarcale. Accanto alla famiglia di Sandra, all'interno della quale giganteggiano le figure del padre ed ancor più della madre, data la contiguità legata all'età della protagonista ed alle circostanze - il babbo era alla macchia insieme ai partigiani -, trova spazio quel "piccolo mondo antico" contadino, vera cellula costitutiva della realtà socio-economica del Mugello che rimarrà prevalentemente rurale almeno fino a buona parte del secolo scorso. Pur nel contesto alterato della guerra e del passaggio del fronte, le figure che popolano l'universo dell'io narrante sono colte nelle loro caratteristiche di laboriosità, generosità e solidarietà, nonché di semplicità e miseria, anche culturale, ben rappresentata fra l'altro dalle sequenze dialogiche in cui predominano anacoluti, pleonasmi ed inflessioni dialettali. In tutto ciò riveste grande importanza pure l'ambiente, il Mugello e quello più ristretto della famiglia, colto nei suoi colori, nei suoi odori e nei suoi sapori e perfino nei suoi oggetti quotidiani e nel suo lessico casareccio. Penso ad esempio ai riferimenti alla fragranza del pane, anello di congiunzione tra il "Casone", Padulivo e gli Interrati, ovvero tra i luoghi dell'anima della piccola protagonista, così come penso a quelli al barattolo di borotalco Roberts elemento-simbolo di una situazione e di uno stato d'animo personale che successivamente la protagonista intende repentinamente rimuovere dalla propria coscienza. Penso infine al termine "bruzzico" usato per indicare quella tonalità indefinita di luce tipica di un particolare momento dell'alba o del tramonto.
Lungi però dal proporre una visone buonista e di parte della situazione, l'autrice rende noto il proprio pensiero di condanna della sciocca cocciutaggine e del miope senso di orgoglio di parte di quell'ambiente a lei vicino che sono ritenuti, a ragione, all'origine o comunque concausa del brutale eccidio.
Quello perpetrato nella piccola frazione di Padulivo dalle "SS" della divisione Goering, il 10 e l' 11 luglio 1944, fu davvero una gesto barbaro nei confronti di 15 inermi civili prelevati a forza dalle loro case, dai campi, dalle loro occupazioni quotidiane. Erano persone di vario ceto sociale, contadini, operai, proprietari terrieri, donne, tra i 16 ed i 59 anni. Una rappresaglia che va ben oltre il caso specifico dell’uccisione di un soldato tedesco e del ferimento di un altro in un’imboscata partigiana, della quale naturalmente non sono da trascurare la leggerezza della decisione e di conseguenza la pesantezza delle responsabilità; l'impressione è che si volesse infliggere anche una punizione esemplare ad una popolazione, quella di Vicchio, particolarmente attiva nella lotta partigiana. Di ciò sono testimonianza diversi documenti depositati presso vari archivi – da quello militare di Friburgo a quello comunale vicchiese -, ma anche lo scempio recato al patrimonio edilizio e storico del paese. Non è un caso che la fucilazione di Padulivo sia stata anticipata dall’incendio di diverse abitazioni del piccolo centro localizzato sulle pendici del Monte Giovi; un nome e un luogo, anche quest’ultimo, particolarmente significativo nell’ambito della eroica resistenza al nazi-fascismo.
A tal riguardo è purtroppo ancora necessario ribadire l'inaccettabilità storica della tesi di chi - anche a sinistra, ahimè! - vorrebbe livellare le responsabilità tra i protagonisti dei due schieramenti in nome delle sofferenze e delle morti che li ha accomunati, ignorando la questione dirimente relativa alle ragioni ed agli attori che di quelle sofferenze e di quelle morti sono all'origine; non solo, ma inaccettabile è pure quel processo di rimozione e di silenzioso accantonamento del problema attuato in religiosa osservanza dell'odierno credo del fare a tutti i costi. Credo che, in via più generale, stando ai sondaggi, sembra andare bene ad oltre il settanta per cento degli italiani, che paiono accettarlo senza colpo ferire anche quando richiede la rilegittimazione al centro del panorama politico di chi - solo per limitarsi all'oggetto della nostra riflessione, ma si sa che c'è pure qualcos'altro! - su fascismo, resistenza, olocausto e questione ebraica pare avere un'idea della realtà a dir poco un po' confusa e che ha imposto un progetto di riforma elettorale che potrebbe escludere dalla rappresentanza parlamentare qualche milione di cittadini e continuare a negare il loro legittimo diritto a scegliere direttamente i propri rappresentanti. Probabilmente questa visione un po' bizzarra della natura della rappresentanza democratica non è forse proprio quella per la quale i nostri resistenti hanno lottato e molti di essi sono pure morti. Ecco, la lettura di Correva l'anno offre anche, in questi ed altri termini, l'opportunità di aprire una finestra sull'attualità, salvo poi indurre, almeno questo è stato il mio caso, a richiuderla immediatamente per proteggere le stanze dal'avvento dell'inquinamento atmosferico, che deriva dal bruciare sul rogo del fare ogni necessario supporto ideale.
Forse il concetto di dignità politica è molto più soggettivo di quanto talvolta si creda. Tuttavia provo a dire - con tutta l'umiltà del caso, s'intende! - che dignitoso fu il comportamento dei martiri di Padulivo. Ricorda un testimone oculare, Giuliano Bellesi: “I loro volti non erano stravolti, non erano volti di condannati a morte, erano sereni, tutti uniti ed insieme incontro allo stesso destino, si consolavano fra di loro e si abbracciavano. Poi, ad un certo punto, - ne fa cenno anche Sandra Cerbai nel suo libro - si alzò la voce del Galardi che urlava: ‘Facciamo vedere a questi luridi vermi come muoiono gli italiani’. E prendendosi la camicia con le mani e strappandola porse il petto nudo in faccia ai tedeschi. Non finì la frase che già la prima raffica si abbatteva su di loro” .
Ecco, Correva l'anno ha, fra gli altri, anche il merito di riportare alla mente del lettore i tragici fatti che caratterizzarono il passaggio del fronte con tutto il suo immane fardello di violenza, sofferenza e morte che inevitabilmente esso comporta. Si tratta di tragedie che hanno lasciato un segno indelebile sul territorio e soprattutto sulla memoria collettiva delle persone.
Ma c'è di più. Se la guerra, qualsiasi guerra, porta con sé in modo pressoché inevitabile distruzione e morte, le azioni di rappresaglia, erette a sistematica strategia bellica dalle truppe tedesche, vanno oltre ed innalzano a livello disumano operazioni che già intrinsecamente è difficile collocare all'interno di una sfera di umanità.
Mi sono occupato, all'inizio degli anni Novanta e poi ancora qualche anno dopo, dei martiri di Radio Co.ra passati per le armi dopo l'irruzione nazifascista nell'appartamento di Piazza D'Azeglio 12 a Firenze, avvenuta il 7 giugno 1944, quindi poco più di un mese prima dei fatti di Padulivo. E vi assicuro che in tutto ciò non ho trovato nulla di umano: infatti decisamente disumano - nel senso di al di sotto dell'umano - fu l'atteggiamento degli aguzzini della banda criminale di Mario Carità e, all'opposto, sovrumano - nel senso di al sopra dell'umano, oltre l'umano - fu il comportamento delle loro vittime. E' davvero molto bella e commovente, ancorché molto tragica, nel suo eroismo la vicenda di questo ristretto gruppo di giovani operatori del servizio informativo clandestino che animati da ideali di libertà, di giustizia e di civiltà, resistono ad atroci torture e subiscono violenze di ogni tipo, prima di essere destinati a morte.
La lettura del libro di Sandra Cerbai è stata per me all'origine della riflessione che in questa pagina ho cercato di sviluppare. E' stata però anche l'occasione per apprezzare quanto l'autrice ha saputo fare nel ricostruire dal suo punto di vista un episodio che ha rappresentato una delle ferite più gravi sul corpo e sull'anima del nostro territorio. E questo libro, al pari di altri scritti sull'argomento e insieme a quella stele, in parte aggredita dal muschio, posta sul ciglio della strada in località Padulivo, hanno la funzione di perpetuarne la memoria.
Che poi poco sopra, questa piccola frazione, teatro di una delle tante rappresentazioni tristi della guerra, ci siano la chiesa e la canonica di Sant'Andrea a Barbiana, da dove un quindicennio più tardi partirà alla volta del mondo uno dei più imperiosi messaggi di pace, è solo una delle grandi casuali coincidenze della storia, che si fa un baffo del rapporto di causa-effetto tanto caro a chi si picca di studiare e ricostruire il passato.