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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2014

                     3/5/2014 - DECRETO LAVORO

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I
n fatto di riforme succede spesso che la nuova riforma faccia rimpiangere la vecchia. Ed è quello che sembra essere successo con il Decreto del 20 marzo 2014 in tema di: “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese”.
Infatti da un confronto fra la ex riforma Fornero e quella attuale sui contratti a termine e sull’apprendistato, si ricava un accentuato aumento della precarietà del lavoro, constatando che la durata dei contratti a termine è passata a 36 mesi, con ben otto proroghe possibili e senza nessuna causale, mentre nella Fornero avevamo 12 mesi con al massimo una proroga con indicazione di causale. Inoltre nell’attuale decreto non c’è più l’obbligo della formazione.
Siamo quindi in presenza di un ulteriore salto molto significativo nella liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro con deboli regole da rispettare per i datori di lavoro e altrettante deboli tutele per il lavoratore.
Da un confronto fatto dell’Ufficio studi della Camera dei Deputati riportato dal “Il Sole 24 ore” del 7 aprile 2014, ormai la nostra flessibilità nell’utilizzo della mano d’opera è più ampia rispetto a Paesi come Francia e Spagna ed è confrontabile con quella della Germania.
Quello che colpisce maggiormente nel confronto con gli altri Paesi europei sopracitati è che il lavoro a tempo determinato, in Europa, ha come fattore comune una causale che giustifica in certo qual modo il ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato, ad esempio:
- Sostituzione di altro dipendente, aumento temporaneo dell’attività di impresa, impiego stagionale, ovvero reclutamento di alcune categorie senza impiego quando il datore di lavoro si impegna ad assicurare un complemento di formazione lavoro (Francia.)
- Accumulo di lavoro, eccesso di richieste, realizzazione di un’opera o di un servizio definito, sostituzione di lavoratori con diritto alla riserva del posto (Spagna)
- Aumento di attività d’impresa, impiego stagionale, sostituzione di altro dipendente. Senza motivazione la durata massima può essere di due anni e massimo tre proroghe. Fanno eccezione le nuove imprese alle quali, nei primi quattro anni di attività, è consentito stipulare contratti a tempo determinato fino a 4 anni senza casuale e senza limiti di proroghe. (Germania).
Quindi la motivazione del contratto a termine nelle legislazioni di questi Paesi sta ad indicare che questo tipo di contratto rappresenta quasi un’anomalia rispetto al contratto indeterminato e pertanto ecco la necessità di motivarlo oppure di giustificarlo, come consentito in Germania, per aiutare le nuove imprese che si formano, e solo per i primi quattro anni di vita.
Così non è da noi dove la nuova normativa nasce con l’intento dichiarato di favorire l’occupazione, quasi che fosse la rigidità dei rapporti di lavoro la causa che ha portato il nostro Paese a tassi di disoccupazione così drammatici. Tutto ciò, unito anche alla modifica dell’apprendistato (cessazione dell’obbligo a fare formazione), disincentiva gli investimenti delle imprese sulla forza lavoro e in modo riflesso sembra invitarle ad orientarsi verso contratti a tempo determinato. Se si voleva investire sui giovani gli offriamo un orizzonte alquanto incerto, in linea con la più forte precarietà.
Al momento si può prevedere che difficilmente matureranno i diritti dei lavoratori, ad esempio all’indennità di disoccupazione; per le donne poi le tutele nel periodo di gravidanza appaiono quasi un miraggio.
Alla luce di queste considerazioni, questo intervento normativo risulta fortemente sproporzionato tra gli effetti che si proponeva, cioè la creazione di nuovi posti di lavoro, ed il costo per gli stessi lavoratori in termini monetari e sociali.
Non si capisce quindi l’enfasi con cui questo decreto viene sbandierato, piuttosto sembra funzionale alla necessità del Governo di dimostrare il proprio intervento sulla materia e bacchettare le parti sociali, senza preoccuparsi troppo dei risultati, sapendo bene che altri sono gli strumenti per creare lavoro vero.
Eppure lo stesso Visco in un suo intervento in Confindustria diceva che “studi della Banca d’Italia mostrano come rapporti di lavoro più stabili possano stimolare l’accumulazione di capitale umano, incentivando i lavoratori ad acquisire competenze specifiche all’attività dell’impresa. Si rafforzerebbe l’intensità dell’attività innovativa e, in ultima istanza, la dinamica della produttività.”.
Uno degli strumenti quindi per far crescere la ricchezza del Paese passa attraverso la competenza e la formazione dei lavoratori. La produttività dell’azienda e la qualità del prodotto richiedono infatti professionalità dei dipendenti e prospettive di continuità che sono possibili in un quadro di dignità e di responsabilità nei rapporti di lavoro.
AF